Il supermercato è lo stesso, la corsia pure. Mi ritrovo a guardare lo scaffale dove, un paio di mesi fa, il panettone costava 4,90€ al chilo. Ora c’è una colomba che, a colpo d’occhio, sembra fatta con lo stesso impasto. Stessa farina, stessi uova, lo stesso burro. Ma la differenza c’è e si sente: 12 euro al chilo. E niente, ci deve essere qualcosa che non mi dice tutto. I due euro in più non li trovo da nessuna parte, ma sono lì, in bella vista, come una tassa non dichiarata.
Non è solo questione di Natale contro Pasqua, anche se il contrasto non è da poco. A dicembre, il prezzo del panettone Bauli era piuttosto contenuto, almeno se si guardavano le etichette dei grandi marchi. A marzo, lo stesso marchio ti chiede due euro in più per la colomba, pur rimanendo nel range di un prodotto industriale. È come se ci fosse un codice non scritto, che dice che una colomba, anche se fatta con lo stesso impasto del panettone, dev’essere più costosa, perché rappresenta qualcosa in più, forse il simbolo della festività.
Le colombe sono sempre più care
Se pensi che la colomba sia un affare più conveniente rispetto alle versioni super deluxe di Pasqua, beh, ti sbagli. Un anno fa, le colombe di marchi come Maina, Balocco, Melegatti, costavano tra i 5 e i 7 euro. Oggi, quei marchi ti chiedono tra i 6,50 e i 8,00€, con un aumento che non giustifica nemmeno il cambio di stagione. E se pensi di risparmiare con i private label, dimentica. Maina è dietro le quinte di molti di questi prodotti, e la differenza di prezzo tra un marchio e l’altro si riduce a qualche centesimo. Insomma, ti fai la stessa strada con il portafoglio, ma il punto di arrivo è diverso.

Colombe sempre più care, quasi il doppio dei panettoni (IlMangione.it)
A proposito di sorprese: le colombe “speciali” sono una storia a parte. La Cioccolotta, ad esempio, è solo un altro caso di marketing che si svela solo quando leggi bene l’etichetta. Costa 6,50€ per 750 grammi, un’illusione di valore che ti lascia un po’ di amaro in bocca. Poi c’è la line-up più esclusiva, dove il pistacchio diventa la moneta di scambio per far lievitare i prezzi. Non bastava il candito, ora c’è il pistacchio come il nuovo simbolo del lusso, e le versioni “Dubai Style” sono la consacrazione di una spirale senza fine di rincari. 26 euro al chilo per una colomba che, nei fatti, vale meno della metà.
Le uova di cioccolato rincarano sempre di più
E mentre ci perdiamo in queste follie, dimentichiamo un’altra contraddizione: le uova di cioccolato. In media, sono aumentate del 7% quest’anno, e con un cumulato che arriva a più del 30% rispetto al biennio scorso.
L’uovo Bauli, per dire, ti costa 54 euro al chilo, ma se ci metti sopra un personaggio di Masha e Orso, il prezzo schizza a 73. Così, per aggiungere valore. Un’operazione che ti fa pensare che, alla fine, ci stanno trattando da deficienti.
Le cause dei rincari
Perché la colomba è così cara, però? A livello tecnico, non c’è una risposta che regge. Se ci guardiamo il Decreto Ministeriale, vediamo che la colomba e il panettone sono regolati dallo stesso articolo. La materia grassa è identica, la quantità di canditi e scorze d’arancia è solo leggermente diversa. L’unica differenza concreta è una glassa con qualche mandorla sopra, ma a giudicare dal prezzo, sembra che ci abbiano infilato dentro anche la metà di un patrimonio.
Forse la verità è che non si tratta di un semplice rincaro. Non è solo una questione di ingredienti, ma di come il mercato riesca a venderti un’idea. Se ci metti l’etichetta giusta, se scegli il nome più adatto e se sfrutti la buona volontà del consumatore a non voler rinunciare alla tradizione, il prezzo può lievitare senza nemmeno il bisogno di giustificazioni tecniche. La colomba è diventata il simbolo di qualcosa di più, e quel qualcosa di più lo stai pagando.








