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Del Cambio di Torino compie 269 anni: i piatti storici del Settecento tornano in tavola

Il ristorante Del Cambio di Torino celebra 269 anni dalla fondazione del 1757. Scopri i piatti storici del Settecento e la cucina piemontese.

Del Cambio di Torino compie 269 anni: i piatti storici del Settecento tornano in tavola
Il ristorante Del Cambio di Torino celebra 269 anni dalla fondazione del 1757. Scopri i piatti storici del Settecento e la cucina piemontese.

Il 5 ottobre 2026 il ristorante Del Cambio di Torino ha tagliato un traguardo che pochissimi locali al mondo possono vantare: 269 anni di storia ininterrotta, dalla Torino capitale del Regno di Sardegna fino ai giorni nostri. Non è solo un anniversario anagrafico. È la conferma che certi luoghi resistono al tempo perché sanno essere, insieme, custodi della memoria e spazi vivi.

Una data, una piazza, una città che cambiava tutto

Il 5 ottobre 1757 è la data di fondazione certificata del Del Cambio. Torino era allora la capitale del Regno di Sardegna, una città di corte, di diplomazia e di cerimonie. Il locale nacque come caffè, non come ristorante nel senso moderno del termine: un luogo di incontro per la borghesia e l’aristocrazia piemontese, dove trattare affari, leggere gazzette, sorseggiare cioccolata calda.

La sede scelta non era casuale. Piazza Carignano, progettata dall’architetto Guarino Guarini nel Seicento, era già allora uno dei cuori pulsanti della città. Affacciarsi su quella piazza significava posizionarsi al centro della vita civile e politica torinese. In quell’indirizzo il Del Cambio è rimasto fino ad oggi, e quella continuità geografica è parte integrante della sua identità.

Cavour, il cliente più celebre

Tra i frequentatori storici del Del Cambio, uno spicca su tutti: Camillo Benso, conte di Cavour. L’artefice dell’unità d’Italia era di casa in questo locale, e la sua presenza contribuì a fare del ristorante un luogo dove la storia non si limitava a passarci davanti, ma si sedeva a tavola. Cavour morì nel 1861, pochi mesi dopo aver visto il sogno risorgimentale prendere forma, ma la sua frequentazione del Del Cambio è rimasta parte del racconto identitario del locale.

Questo tipo di clientela — politici, intellettuali, nobili — modellò il carattere del ristorante per generazioni. Il Del Cambio non era un posto dove si mangiava soltanto: era un posto dove si decideva, si trattava, si celebrava. La cucina piemontese che vi veniva servita era il linguaggio condiviso di una classe dirigente.

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Il ristorante del Cambio oggi: arte contemporanea e cucina piemontese

Quello che colpisce di più, visitando il Del Cambio nel 2026, è la capacità del locale di tenere insieme stratificazioni diverse senza che nessuna prevalga sull’altra. Gli ambienti storici convivono con opere di Michelangelo Pistoletto, Izhar Patkin, Martino Gamper, Pablo Bronstein, Arturo Herrera e Carol Rama: nomi che appartengono alla scena dell’arte contemporanea internazionale, non a una decorazione d’arredo.

La scelta di portare l’arte contemporanea dentro uno spazio settecentesco non è decorativa. È una dichiarazione di metodo: il Del Cambio non vuole essere un museo di se stesso. Vuole restare un luogo in trasformazione, capace di dialogare con il presente pur portando addosso quasi tre secoli di storia.

Il ristorante è inserito nella selezione della Guida Michelin, riferimento per chiunque voglia orientarsi nella ristorazione di qualità a Torino e in Piemonte.

Perché 269 anni sono diversi da 250 o da 300

Gli anniversari tondi si celebrano con più facilità. Il 269° compleanno ha qualcosa di più raro: non è un numero che si presta alla retorica, e proprio per questo dice qualcosa di più onesto. Il Del Cambio non ha aspettato una cifra rotonda per ricordare la propria storia. L’ha fatto nel 2026 perché il 2026 è l’anno in cui cadono questi anni, e basta.

In un settore — quello della ristorazione — dove i locali aprono e chiudono con una velocità che lascia poco spazio alla sedimentazione, un’istituzione che ha attraversato il Risorgimento, due guerre mondiali, la ricostruzione e la globalizzazione alimentare merita una lettura che vada oltre la celebrazione di facciata.

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La cucina piemontese come filo conduttore

Al centro di tutto, da quasi tre secoli, c’è la cucina piemontese. Una tradizione che non si è mai ridotta a folklore: il Piemonte ha una delle identità gastronomiche più complesse d’Italia, con radici francesi, influenze sabaude, una produzione agricola e vinicola di altissimo livello. Tartufo bianco d’Alba, bagna caôda, vitello tonnato, brasato al Barolo: sono piatti che hanno una grammatica precisa, costruita in secoli di pratica.

Il Del Cambio si è trovato, in questo senso, in una posizione privilegiata: custodire una tradizione che il territorio ha sempre preso sul serio, e farlo in uno spazio che quella tradizione l’ha vista nascere e consolidarsi. Non è una coincidenza che il locale si trovi a Piazza Carignano, nel cuore di una Torino che fu capitale politica prima di diventare capitale industriale e poi, più recentemente, capitale culturale e gastronomica del Nord-Ovest.

Cosa significa esistere da 269 anni nel 2026

La ristorazione italiana attraversa oggi una fase di trasformazione intensa. I costi di gestione sono aumentati, il personale qualificato è sempre più difficile da trovare e trattenere, i modelli di consumo cambiano rapidamente. In questo contesto, un locale come il ristorante Del Cambio di Torino rappresenta qualcosa di specifico: la dimostrazione che la longevità non è automaticamente sinonimo di immobilismo, e che un’identità forte può essere anche una risorsa competitiva.

Resistere 269 anni non significa fare sempre le stesse cose. Significa saper capire, di volta in volta, cosa tenere e cosa aggiornare. L’arte contemporanea sulle pareti, la selezione Michelin, la presenza in una piazza progettata da Guarini: tutto questo racconta un locale che conosce il proprio peso e lo gestisce con consapevolezza.

Torino ha nel Del Cambio uno dei suoi simboli più longevi e meno scontati: non un monumento inerte, ma un posto dove si mangia ancora oggi, dove il servizio continua, dove la cucina piemontese trova uno dei suoi indirizzi di riferimento. Duecentosessantanove anni dopo, il locale è ancora lì, in quella piazza, aperto.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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