Quando ci si trova di fronte a una colomba classica per Pasqua, la prima impressione è quella di un dolce che sa di tradizione, di festa e di casa. Ma la qualità non è sempre una questione di prezzo. A volte, il vero sapore dell’artigianalità non si paga con cifre esorbitanti. Altroconsumo ha deciso di mettere alla prova 12 colombe da supermercato e discount per capire se l’acquisto giusto corrisponde a quello più costoso. Il test di assaggio, che ha coinvolto oltre 200 consumatori tra Milano e Vico Equense, ha fatto emergere gusti e difetti che forse non ci saremmo aspettati.
La colomba “perfetta” non è necessariamente quella con il prezzo più alto, ma quella che riesce a restituire la sensazione di una preparazione attenta, che non pesa sul palato. Non ci sono trucchi né scorciatoie: il successo di un dolce pasquale sta nell’equilibrio dei sapori, nella giusta consistenza e nel miglioramento che si percepisce a ogni morso. Le prove sono state rigorose: sei prodotti anonimi per ogni partecipante, una valutazione meticolosa su aspetto, odore, sapore, consistenza e qualità dei canditi. Non era il marchio a fare la differenza, ma quello che arrivava nel piatto.
La classifica delle colombe del supermercato di Altroconsumo
Al primo posto, a pari merito, sono salite due colombe che hanno convinto per la loro capacità di sembrare artigianali. Giovanni Cova & C. e Tre Marie sono riuscite a mantenere quel sapore di casa, quello che non ha bisogno di essere eccessivamente dolce o pesante per piacere. Tra le otto colombe che si sono fermate a un giudizio positivo ma senza lasciare il segno, nulla ha brillato particolarmente, se non l’impressione di essere tutte un po’ troppo simili. Insomma, nessuna meraviglia, ma nemmeno grossi difetti.

La classifica di Altroconsumo parte dall’assaggio (IlMangione.it)
Purtroppo non tutte le colombe sono riuscite a passare il test. Balocco si è piazzata in una posizione mediocre, con un impasto che è risultato secco, una scarsa presenza di canditi e un aroma poco avvolgente. Più problematico è stato il caso di Bistefani, che ha ricevuto il punteggio più basso. Troppo secca, con canditi insufficienti e una sensazione finale di un gusto che lasciava a desiderare, un po’ troppo debole e a tratti amarognolo. Una delusione, soprattutto considerando che è anche la più economica del test. Ma, come si dice, quando il prezzo è basso, il rischio di trovare un sapore meno raffinato è sempre dietro l’angolo. Con meno di 4 euro a confezione, la colomba Bistefani non ha convinto, e il risparmio si è fatto sentire anche al palato.
Prezzi stabili, ma non per tutti
Mentre il mercato delle colombe sembra essere rimasto piuttosto stabile, con un leggero aumento che non supera l’1%, il panorama delle uova di Pasqua sta vivendo una vera e propria impennata. Altroconsumo ha evidenziato che alcune uova di cioccolato sono aumentate fino al 19%, con una forbice che arriva a 130 euro al chilo. Il cacao, infatti, sta scendendo, ma il cioccolato delle uova sembra non risentire di questa tendenza. Eppure, i consumatori potrebbero trovarsi davanti a un paradosso: spendere di più per un dolce meno riuscito.
Il mercato delle uova di Pasqua, in fondo, è sempre stato una giungla di prezzi e promesse. Tra i marchi più noti, come Novi e Dolci Preziosi, i prezzi si sono mantenuti stabili o in leggera discesa, ma sono pochi quelli che riescono a giustificare un prezzo superiore. L’alta qualità ha sempre avuto un costo, ma ora più che mai, il confine tra la dolcezza davvero artigianale e quella che sa di plastica è difficile da riconoscere. La sfida tra il prezzo e il valore del gusto rimane, quindi, una questione aperta.








