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Acqua del supermercato, Altroconsumo boccia 6 marchi: presente inaccettabili di inquinanti

Acque in bottiglia, quelle che compriamo al supermercato non sono tutte uguali: Altroconsume esegue i suoi test e ne boccia ben sei.

Acque in bottiglia bocciate altroconsumo
Acque in bottiglia, quelle bocciate da Altroconsumo (IlMangione.it)

Ci siamo abituati a pensare che l’acqua minerale naturale sia una bevanda perfetta, pura, che sgorga da fonti incontaminate. Siamo cresciuti con l’immagine di acque cristalline, provenienti da luoghi lontani e protetti. Ma a ben guardare, anche l’acqua in bottiglia non è così immacolata come vorremmo crederlo. Il test condotto da Altroconsumo su ventuno marche italiane e una francese di acqua minerale ha messo in luce una realtà decisamente più complessa.

Non si tratta solo di impurità visibili o residue, ma di sostanze che non vediamo, che si accumulano nell’ambiente e, in alcuni casi, finiscono per entrare nella nostra bottiglia. Si pensava che i pericoli dell’inquinamento ambientale non potessero intaccare l’acqua minerale, ma la situazione è diversa. Il Tfa, un inquinante presente in alcuni prodotti, ha mostrato di essere ben più persistente di quanto si credesse. Le sue tracce sono comparse in quantità preoccupanti in cinque delle sei marche bocciate nel test. Il Tfa è solo un esempio di come i contaminanti industriali possano infiltrarsi in luoghi che pensavamo al sicuro.

L’inquinante invisibile

Il Tfa, o acido trifluoroacetico, fa parte della famiglia dei Pfas, quelle sostanze perfluoroalchiliche tanto temute per la loro capacità di resistere alla degradazione naturale. Per decenni, i Pfas si sono accumulati senza che ne fosse chiara la portata del danno. La presenza di Tfa in quantità elevate nelle acque analizzate è il segno che anche l’acqua minerale non è immune da queste minacce. I Pfas sono persistenti, e la loro permanenza nell’ambiente è quasi eterna.

Ma, a quanto pare, non è solo il Tfa a sollevare perplessità. Per alcuni marchi, l’arsenico ha fatto capolino tra i contaminanti. Levissima, per esempio, è stata bocciata per l’alta concentrazione di questo metallo pesante, un elemento che tutti sappiamo essere pericoloso per la salute se presente in dosi eccessive. Eppure, è un altro di quei “dettagli” che spesso sfuggono all’attenzione del consumatore medio. Come se non bastasse, Fiuggi è finita nel mirino non solo per l’arsenico, ma anche per il danno ecologico causato dal suo imballaggio.

Cinque acque minerali sono state penalizzate per livelli eccessivi di Tfa.

  • Panna
  • Esselunga Ulmeta
  • Maniva
  • Saguaro (Lidl)
  • Levissima (anche per elevata presenza di arsenico)

Qualità e prezzo: non sempre sinonimi

E sebbene queste marche abbiano deluso, non tutte le acque minerali analizzate sono uguali. Alcune si sono distinte per la loro qualità complessiva, al di là degli inevitabili compromessi. Per esempio, Blu Sant’Antonio, pur essendo una delle acque più economiche della selezione, si è piazzata al primo posto nel test, mostrando che qualità e prezzo non sempre sono in contraddizione. Poi c’è Conad Valpura, che ha saputo coniugare un ottimo rapporto qualità-prezzo con una buona performance in termini di inquinamento e impatto ambientale.

Acque in bottiglia con inquinanti

Altroconsumo boccia 6 aque in bottiglie (IlMangione.it)

Anche l’acqua San Benedetto Eco Green Benedicta, pur non essendo la più economica, ha dimostrato una buona qualità e un basso impatto ambientale. Eppure, nonostante questi esempi virtuosi, la questione del Tfa resta un tema caldo, un inquinante che ci costringe a guardare oltre l’etichetta.

Il futuro dell’acqua minerale: si può fare di più

Il vero problema, però, è la mancanza di un limite chiaro per il Tfa. Al momento, l’Unione Europea non ha stabilito una soglia specifica per questa sostanza, e i limiti sui Pfas nelle acque potabili sono generali, senza distinzione tra le varie tipologie di inquinanti. Questo rende difficile una regolamentazione efficace. E se non bastasse, la contaminazione da Tfa è alimentata dall’industria, che spesso non considera il lungo ciclo di vita dei prodotti e la loro capacità di inquinare per anni.

A breve, forse, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare prenderà in considerazione nuovi studi sul Tfa, ma fino ad allora, la nostra acqua minerale continuerà a portare con sé una parte di questa incognita invisibile, ma persistente. Intanto, qualcosa dovrà cambiare. Vietare l’uso dei Pfas e stabilire limiti più severi potrebbe essere un passo verso una maggiore sicurezza.

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