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Il gelato più buono del mondo si mangia a Bruxelles: la gelateria Giotto di Christian Wu

Christian Wu vince il titolo di miglior gelato del mondo con un gusto inaspettato: funghi porcini, pino scozzese e miele. Scopri la storia di Gelateria Giotto a Bruxelles

Il gelato più buono del mondo si mangia a Bruxelles: la gelateria Giotto di Christian Wu

Ci sono vittorie che sorprendono anche gli addetti ai lavori. Quella di Christian Wu, fondatore della Gelateria Giotto di Bruxelles, rientra esattamente in questa categoria: un gelatiere belga che conquista il titolo di miglior gelato del mondo con un gusto a base di funghi porcini, pino scozzese e miele, battendo oltre tremila concorrenti provenienti da tutto il pianeta. Una storia che vale la pena raccontare per intero, perché dietro c’è molto più di una ricetta insolita.

La competizione: oltre 3.500 gelatieri in gara

Il campionato mondiale del gelato si è tenuto tra il 24 e il 26 marzo, con una partecipazione straordinaria: più di 3.500 gelatieri hanno gareggiato per aggiudicarsi il titolo più ambito del settore. Una platea enorme, che rende ancora più significativa la vittoria di Wu. In una competizione di questo livello, non basta saper lavorare bene il gelato: serve una visione, un’idea capace di distinguersi dalla massa di proposte tecnicamente ineccepibili ma prevedibili.

Ed è esattamente su questo piano che Giotto ha giocato la sua partita. Non con un gusto rassicurante o commercialmente sicuro, ma con qualcosa che ha costretto la giuria a fermarsi e riflettere.

Il gusto vincitore: funghi porcini, pino scozzese e miele

Si chiama Il Bosco dei Cento Acri, ed è ispirato a Winnie the Pooh. Il nome da solo dice molto sull’approccio di Christian Wu: la capacità di costruire un racconto attorno a un gusto, di trasformare il gelato in qualcosa che evoca un’atmosfera, un luogo, un’emozione d’infanzia. Gli ingredienti — funghi porcini, pino scozzese e miele — non sono una provocazione fine a se stessa. Sono la traduzione commestibile di un bosco: il sottobosco umido dei porcini, la resina verde del pino, la dolcezza ambrata del miele che rimanda direttamente al vasetto di Pooh.

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Nella gelateria artigianale contemporanea, l’uso di ingredienti come i funghi non è una novità assoluta. Alcuni gelatieri italiani lavorano da anni con materie prime inusuali — tartufo, erbe officinali, alghe — ma la capacità di costruire un gusto coerente e narrativo con elementi così distanti dalla tradizione dolciaria è tutt’altra cosa. Wu ci è riuscito, e la giuria lo ha premiato.

Gelateria Giotto: un indirizzo belga con anima italiana

La Gelateria Giotto si trova nel quartiere di Ixelles, uno dei più vivaci e cosmopoliti di Bruxelles, con una seconda sede a Jette. Il nome è già un segnale: Giotto, pittore fiorentino del Trecento, richiama esplicitamente la tradizione italiana del gelato artigianale. Non è un caso che Wu abbia scelto questo riferimento: la gelateria si posiziona chiaramente nell’orbita della grande gelateria italiana, pur operando in Belgio e con una sensibilità creativa che guarda oltre i confini della tradizione.

Alla gelateria è associata anche Karen Tran, figura presente nella comunicazione e nella vita del locale. Un progetto che, almeno a giudicare dal risultato ottenuto, funziona come un team coeso attorno a una visione precisa.

Ixelles è un quartiere che ospita molti ristoranti e locali di qualità, frequentato da una clientela internazionale e attenta. In questo contesto, Giotto ha costruito la sua reputazione prima di approdare alla ribalta mondiale.

Perché questo successo parla anche all’Italia

L’Italia è la patria riconosciuta del gelato artigianale. Le scuole di gelateria italiane formano professionisti in tutto il mondo, e il gelato italiano rimane un punto di riferimento tecnico e culturale irraggiungibile per molti. Eppure il titolo di miglior gelato del mondo è andato a Bruxelles, non a Milano, Firenze o Bologna.

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Vale la pena chiedersi perché, senza facili polemiche. Una risposta possibile è che i grandi campionati internazionali premiano sempre più spesso l’originalità concettuale oltre alla perfezione tecnica. Un gelato alla crema fatto a regola d’arte può essere impeccabile, ma difficilmente sorprende una giuria che ne ha assaggiati centinaia. Un gusto come Il Bosco dei Cento Acri, invece, impone una sosta: costringe a pensare, a immaginare, a collegare sapori e memorie.

L’Italia, peraltro, non è rimasta a guardare. Secondo quanto riportato da Lentium, la gelateria italiana ha brillato nella stessa competizione con Elisabeth Stolz, confermando che il livello del settore nel nostro paese resta altissimo. Il primato mondiale è andato altrove, ma la tradizione italiana continua a esprimere eccellenza.

Cosa rende un gelato davvero straordinario

La vicenda di Giotto invita a ragionare su cosa significhi fare il miglior gelato del mondo nel 2026. Non si tratta soltanto di scegliere ingredienti di qualità — condizione necessaria ma non sufficiente — né di padroneggiare le tecniche di mantecazione, bilanciamento degli zuccheri o gestione delle temperature. Tutto questo è il prerequisito, non il traguardo.

Il traguardo, almeno secondo i giudici di questa competizione, è la capacità di costruire un gusto che abbia una ragione per esistere. Il Bosco dei Cento Acri non è un esperimento casuale: è un gusto che racconta qualcosa, che ha un’identità precisa, che sa dove vuole portare chi lo assaggia. I porcini non sono lì per stupire, ma perché appartengono al bosco tanto quanto il miele e la resina di pino.

È una lezione che i gelatieri italiani — e non solo loro — farebbero bene a tenere presente. La tecnica si impara, ma la capacità di dare senso a ciò che si produce è un’altra storia. Christian Wu e la Gelateria Giotto, da Ixelles, hanno dimostrato che quella storia può valere un campionato mondiale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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