Per la Pasqua 2026 Alessandro Borghese sceglie di rompere uno degli schemi più radicati della ristorazione italiana: il menu tradizionale obbligato.
Al suo posto, prende forma un’esperienza più fluida, costruita attorno a percorsi personalizzabili e piatti stagionali che mettono al centro la primavera e la libertà di scelta del cliente.
Una decisione che racconta molto più di una semplice proposta gastronomica. Dietro c’è una visione precisa della ristorazione contemporanea: meno rigidità, più esperienza su misura, senza rinunciare all’identità dello chef.
Il cuore dell’offerta si trova a AB – Il lusso della semplicità, all’interno dello storico Palazzo Vendramin Calergi, affacciato sul Canal Grande. Qui la Pasqua non è scandita da un unico menu, ma da una serie di percorsi degustazione modulabili, le cosiddette AB Card.
I prezzi partono da 80 euro per un percorso di tre portate, fino ad arrivare a 150 euro per l’esperienza completa da sette portate. Una fascia che si colloca nella ristorazione d’autore, ma con una certa elasticità, soprattutto per chi vuole costruire un pranzo su misura.
La cucina segue un filo conduttore preciso: il legame con la laguna veneziana. Nei piatti emergono pesci e crostacei, lavorati con tecnica contemporanea ma senza perdere il contatto con la materia prima. Preparazioni come il rombo con spinacio e oliva o lo spaghetto di farro con granchio raccontano una cucina che guarda al territorio senza diventare prevedibile.
“Spring Affair”, il piatto simbolo della Pasqua
Accanto ai percorsi, arriva un piatto pensato esclusivamente per il periodo pasquale: “Spring Affair”, disponibile dal 3 al 6 aprile.
È qui che la stagione entra davvero nel piatto. L’agnello alla brace incontra asparago bianco e fragole, mentre la presenza di elementi come la salsa XO di laguna e le verdure fermentate costruisce un equilibrio complesso tra dolcezza, acidità e intensità.
Non è solo una proposta tecnica. È un piatto che traduce in chiave gastronomica l’idea di rinascita primaverile, senza cadere nella retorica del menu festivo tradizionale.
Il ristorante veneziano resterà aperto sia a pranzo che a cena nel giorno di Pasqua, mantenendo questa impostazione flessibile anche per Pasquetta.

Milano, libertà totale e prezzi più accessibili (www.ilmangione.it)
Cambio di registro a AB – Il lusso della semplicità, dove la proposta resta ancorata al menu alla carta. Qui il cliente costruisce il proprio percorso senza vincoli, scegliendo tra i piatti iconici dello chef e le novità stagionali.
I prezzi sono più accessibili rispetto a Venezia: antipasti tra 23 e 33 euro, primi tra 25 e 33 euro, secondi fino a circa 40 euro, con dessert intorno ai 22 euro.
La cucina mantiene la stessa identità, ma si esprime in modo diverso. Piatti come lo spaghettone “Cacio e Pepe” convivono con preparazioni più elaborate, come il raviolo con coniglio e vongole o la guancia di vitello a lunga cottura.
Per Pasqua si aggiunge “Risveglio di Primavera”, uno special che vira su una dimensione più vegetale: asparago verde, uovo in camicia, zafferano, nocciole e bottarga. Un piatto che gioca su contrasti più delicati, lontano dall’opulenza tipica delle tavole festive.
Due città, una sola idea di cucina
Il confronto tra Venezia e Milano mette in evidenza due approcci diversi ma coerenti. Da una parte un’esperienza più guidata e strutturata, dall’altra una formula libera e componibile.
In entrambi i casi, però, resta centrale un concetto: la cucina come racconto stagionale. La Pasqua non è più un blocco rigido di portate obbligate, ma diventa un’occasione per interpretare il momento dell’anno attraverso ingredienti, tecniche e abbinamenti.
È una scelta che intercetta un cambiamento più ampio nel modo di vivere il ristorante. Sempre meno cerimonia, sempre più esperienza personalizzata.
E forse è proprio questo il punto. In un periodo come la Pasqua, tradizionalmente legato a rituali precisi, la proposta di Borghese sembra suggerire un’altra direzione: quella in cui anche la festa può adattarsi alle persone, e non il contrario.








