Trascorsi ormai molti anni dall’ultima visita a qu...

Recensione di del 05/11/2008

Il Gargano

108 € Prezzo
5 Cucina
8 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 108 €

Recensione

Trascorsi ormai molti anni dall’ultima visita a questo ristorante della provincia veronese, ma memori della buona qualità della cucina a suo tempo proposta, decidiamo di tornarvi.
Dopo aver prenotato nel tardo pomeriggio, arriviamo puntuali alle 21,30: gentilmente accolti, veniamo subito accompagnati al nostro tavolo.
L’ambiente è sempre molto gradevole e col trascorrere degli anni si è arricchito di nuovi arredi che lo rendono ancor più intimo.
In sala solamente altre due coppie ai rispettivi tavoli: è una tranquilla serata infrasettimanale!

Sobria la mise en place, con la sua tovaglia ecru e stoviglie di buona fattura.
Il tempo di accomodarci e ci viene subito chiesta la nostra preferenza per l’acqua; nel servircela, la maître si accinge ad elencare verbalmente le proposte della cucina: noi la interrompiamo, chiedendo il menu scritto, richiesta che pare non essere particolarmente gradita.
La carta dei vini, già presente sul tavolo e verticalmente semiaperta a mo’ di paralume, offre - tra bianchi, rosati e rossi - una buona scelta di etichette nazionali, con particolare attenzione ai prodotti del sud, oltre ad una discreta proposta di spumanti e qualche Champagne. Una carta in grado di soddisfare un po’ tutti i gusti. In coda ad essa, una buona varietà di distillati. Il tutto con ricarichi equi.

Scegliamo uno Chardonnay Castel del Monte doc “Pietra Bianca” di Tormaresca 2007, uvaggio di Chardonnay ed una minima percentuale di Fiano, a 22 euro: sapido, con una buona acidità, presenta al naso sentori di mela, pesca bianca e frutti esotici; gradevolmente morbido e strutturato al palato, con le sue piacevoli note vanigliate.

Ci viene intanto servito il cestino del pane, contenente grissini corti e pane fragrante, ma non di produzione propria.

Il menu, oltre ad un’ampia offerta di pesce, rispecchia le origini pugliesi della proprietà e propone scelte legate a quel territorio.
Iniziamo la nostra cena con Ostriche “fines de claire della Bretagna” e scampi crudi di Sicilia almeno così sono dichiarati in carta, ma al termine della recensione si capirà il perché di questa mia sottolineatura. Originale ed inconsueto il modo in cui ne viene proposta la degustazione, in un’alternanza tra Parmigiano-Reggiano, scampo e melone. L’alzata superiore del plateau, contiene infatti alcune scaglie di Parmigiano-Reggiano, che ci viene suggerito di degustare tra una crudità e l’altra, seguito poi da un boccone di melone bianco, e così via: abbinamenti che non troveremo particolarmente memorabili.

Ci viene intanto servito un piatto, all’uopo inclinato per consentire la mescita di olio extravergine di olive Schiraldi di Bitonto, da degustare con sale rosa dell’Himalaya e pepe macinato al momento.
Ma ecco la prima sorpresa: all’atto di servire il plateau in tavola, la maître ci avverte che gli scampi sono stati precedentemente lavati ed eviscerati al fine di servirli “puliti”. Al naso, però, gli stessi presenteranno tutti un evidente quanto anomalo sentore particolare; al palato, invece, le carni manifesteranno la giusta consistenza, anche se il lavaggio cui sono state preventivamente sottoposte, le ha purtroppo private della tipica piacevole collosità, conferendo loro anche un gusto abbastanza neutro.

L’antipasto che segue, di terra, è un Misto di golosità pugliesi, composto da prosciutto di melanzana, carciofini grigliati, pomodori seccati al sole, frisella tipica con ricotta forte e pomodoro, involtino di lampascioni alle erbe, piccola parmigiana di melanzane, focaccia con scamorza affumicata, crostino con crema di ceci, bocconcino di mozzarella di bufala (un po’ sfatta al palato), funghetti sott’olio, zucchine fritte e olive pugliesi.
Troviamo il tutto molto gradevole e, a tratti, dall’intensa sapidità, peraltro tipica di questo tipo di preparazioni.

Ma veniamo ai primi piatti, anch’essi di spiccata tradizione pugliese, eccezion fatta per l’abbinamento con il tartufo: Orecchiette con cime di rape e tartufo nero. Le orecchiette, di buona fattura a mano, sono cotte al punto giusto, anche se con le cime di rape formano un impasto denso troppo amalgamato; i sentori lievi di tartufo nero, non affrancano comunque il piatto dalla complessiva monotonia. Sapidità intensa, ma livello globale appena sufficiente.

Eccellenti invece le Orecchiette con ricotta forte e pomodoro, dal gusto decisamente singolare e per palati allenati, in quanto la vigorosa sapidità complessiva, l’elevata acidità, la piccantezza e l’evidente nota amarognola conferita dalla ricotta forte, rendono il piatto di gran carattere, al punto da mettere in crisi anche l’abbinamento con il nostro vino.

Quale secondo piatto scegliamo entrambi, tra le pietanze suggerite dalla maître, il Piatto reale di crostacei, composto da un’astice e due aragostine cotte alla brace, oltre a due capesante gratinate. Ma non appena portiamo al naso sia le aragoste che l’astice, ecco ricomparire il misterioso sentore particolare già riscontrato nei crostacei dell’antipasto; ne risulta invece priva la capasanta gratinata. Fatto sta che le carni sono sode e consistenti, non rivelando al palato difetti se non un gusto ancora una volta un po’ troppo neutro.

Continuiamo ad interrogarci inutilmente circa l’origine di quello strano ed inconsueto odore, sul quale non siamo incoraggiati a chiedere delucidazioni alla maître, già piuttosto restia nel fornire descrizioni sulle pietanze servite, riservandoci pertanto di trovare una risposta una volta usciti dal ristorante.

Passiamo quindi al dessert, un Semifreddo a base di gelato e frutta fresca (kiwi, melone bianco, una bianca e nera denocciolata), adagiato su una base alle mele, dalla presentazione un po’ confusa ma nel complesso molto gradevole e fresco.
In accompagnamento e gentilmente offerto, un Moscato passito di Puglia Pierale di Leone de Castris, servito fresco in ampi calici dal bordo cosparso di zucchero.
Al naso, gli inconfondibili aromi tipici dell'uva Moscato e sentori fruttati di albicocca, banana e pesca. Al palato presenta un gusto decisamente dolce ed una buona morbidezza per un finale persistente.

Infine due caffè, senza piccola pasticceria abbinata, forse dimenticata o terminata.
Il conto, per due, ammonta a 216 euro così suddivisi: 6 euro per i due coperti;
63 euro per le crudità; 32 euro per gli antipasti; 24 per i primi piatti; 46 per i secondi piatti; 14 per i dessert; 3 euro per i caffè; 6 euro per le due acque minerali; 22 euro per il vino.
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Non è mia abitudine esporre il conto in modo così dettagliato, ma ho ritenuto opportuno farlo in questo caso, per mettere in evidenza il costo non trascurabile di crudità e secondi piatti, dato che a cena ultimata entrambi abbiamo avuto imbarazzanti conseguenze.
Appena giunti a casa ci siamo documentati per cercare di capire l’origine di quel misterioso sentore rilevato nei crostacei.
Ebbene: tutto sembrerebbe riconducibile, a parer mio, ad una conservazione non proprio corretta dei crostacei stessi, probabilmente provenienti da mari lontani; il cattivo andamento stagionale dei giorni immediatamente precedenti la nostra visita al ristorante, escluderebbe infatti l’origine “nostrana” degli scampi in particolare, nonostante le dichiarazioni fatte in carta.
In conclusione: un ristorante degno di nota per quanto riguarda le tipiche specialità gastronomiche pugliesi di terra, ma che, almeno in questa circostanza, lascia più di qualche perplessità sulla qualità del pescato.

Anna Tiziana Mittica

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