Stasera ci rechiamo a Vigevano per testare la mano...

Recensione di del 13/02/2010

L'Oca Ciuca

53 € Prezzo
6 Cucina
5 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 53 €

Recensione

Stasera ci rechiamo a Vigevano per testare la mano di Fulvia, cuoca e titolare del ristorante “L’Oca Ciuca”. E dunque percorsa la tangenziale est, prendiamo l’uscita di Vigevano e seguiamo per il centro dello stesso; giunti nella graziosa e popolosa città pavese parcheggiamo, non senza qualche difficoltà, in piazza Sant’Ambrogio. Posteggiata l’automobile raggiungiamo a piedi il locale ubicato in via XX settembre, strada comunicante con la bellissima e scenografica piazza Ducale.
All’esterno del locale vi è un piccolo dehors ricavato con alcune fioriere, due grosse vetrine e la tenda da sole riportante il nome del ristorante ne identificano l’ingresso. Entrati veniamo accolti dal sig. Stefano, svolgente la funzione di maître per questa serata che, verificati gli estremi della prenotazione, ci accompagna al desco a noi assegnato nella prima delle due sale da pranzo, lasciandoci l’incombenza di trovare una collocazione ai nostri cappotti. L’interno è stato creato giocando sul contrasto antico-moderno; il soffitto è in legno, il pavimento è in resina, le pareti sono tinteggiate di bianco e grigio, lampade dal design innovativo assicurano una gradevole luce soffusa. Nel complesso l’ambiente è curato ed accogliente ma fortemente penalizzato dal numero elevato di tavoli ivi presenti, troppi e troppo ravvicinati. Il nostro desco in particolare è rasente il muro e sulla via di comunicazione tra l’entrata, la cucina, l’altra sala da pranzo ed i servizi, con i conseguenti ed ovvi disagi che ciò comporta. La tavola è imbandita in modo sorprendentemente minimalista: tovaglietta di “vimini”, tovagliolo di carta rosso, posate e due calici. Seduti ci vien offerta dell’acqua, la prima bottiglia è demineralizzata, ma successivamente ordineremo una bottiglia di S. Pellegrino, e porti i menu.
I piatti presenti in carta sono quasi esclusivamente di “terra” e son proposti due percorsi di degustazione. Tra i due scegliamo quello comprendente tre portate a libera scelta, e nello specifico optiamo per due taglieri “del Gran Ducale”, due risotti carnaroli al Buttafuoco con fagioli dell’occhio e battuta d’oca, nocette di cervo glassate all’Amarone e frutti di bosco per me ed il maialino rosa per la mia ragazza, ed offerto al prezzo di 38 €.
Dalla carta dei vini, discretamente fornita di etichette, scelgo una bottiglia di Buttafuoco (purtroppo ho rimosso il nome dell’etichetta). Vino corposo dai forti sentori di legno, in bocca ruvida struttura ma sufficientemente abbinabile a ciò che andremo in seguito a degustare.
A comanda effettuata ci son serviti dei fragranti grissini e dei panetti caserecci; gustosi acquietanti la nostra fame giacché gli antipasti attardano ad arrivare in tavola.

La cena è inaugurata dalla composizione di salumi: una fetta di mortadella, tre di culaccia stagionata e quattro fette di due salami diversi, disposti bellamente su di un ampio tagliere di legno e accompagnata da due crescentine calde (tipiche “focaccine” emiliane dal sapor similare alla più comune torta fritta). Molto ben affettatati e indubbia qualità gli insaccati impiegati nella preparazione di questa semplicissima, ma questo è il suo limite, portata.

Dopo una discreta attesa è servito il risotto.
In un ampio piatto di ceramica bianca troviamo un’abbondante porzione di riso saltato con del Buttafuoco, da cui il colore violaceo, ed i fagioli nel condimento. La battuta d’oca è aggiunta al centro della medesima stoviglia a riso già impiattato. Ci è consigliato di mescolare il tutto prima di iniziare la degustazione. Il riso è cotto a dovere, più che discreta l’oca e buono l’abbinamento dei sapori anche se giocati su tonalità troppo “intense”.

Il secondi: nocette di cervo glassate all’amarone con frutti di bosco, tortino di patate e pancetta.
In un ampio piatto di ceramica bianca rettangolare sono ben disposti alcuni bocconi di carne di cervo ricoperte dalla riduzione di Amarone, a lato il tortino di patate e pancetta ed alcuni frutti di bosco interni a chiudere la composizione. Discreta la carne anche se eccessivamente mi aspettavo qualche cosa di più tenero, buono l’abbinamento con la “salsa” vinosa dai sapori intensi e con il dolciastro della patata e del lardo, i frutti di bosco aggiungono le mancanti note acidule.

Tralasciamo il dolce ed ordiniamo un solo sorbetto alla pera, sfizioso ma appesantito dell’eccesso di liquore aggiunto al tavolo, e due caffé accompagnati da una sfiziosa e piccola petit patisserie.
Saldando il conto (105 € di cui 76 € per i due menu degustazione, 28 € per il vino, 2 € per l’acqua; caffé e sorbetto son stati gentilmente offerti) ci soffermiamo a scambiare quattro amichevoli chiacchiere con la simpatica e gentile cuoca Fulvia.

Alcune lacune son emerse nel corso della serata: non abbiamo particolarmente gradito l’economica mise en place, il servizio, svolto con impegno ma in modo insufficiente con solo due persone addette al servizio in sala a fronte di una quarantina di coperti, ed abbiamo desinato in una sala curata ma molto rumorosa dato l’ elevato numero di avventori ivi presenti. Infine mi permetto di spendere due parole sulla cucina semplice in cui dominano i sapori genuini ma a volte troppo decisi. Disguidi enfatizzati dal conto che si è rivelato più appropriato ad un ristorante di livello superiore.
Sicuri di esserci trovati in una serata storta, a riprova di ciò il lungo elenco di “attendibili” recensioni positive, promettiamo di tornar presto a far nuova visita all’ Oca ciuca.

Matteo e Patrizia

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