Finalmente dopo un anno e mezzo riesco a gustarmi ...

Recensione di del 17/05/2009

L'Oca Ciuca

82 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 82 €

Recensione

Finalmente dopo un anno e mezzo riesco a gustarmi una serata a casa di Fulvia.
Giungo senza prenotazione poco prima delle 20, dopo aver parcheggiato in una via vicina alla zona pedonale (il ristorante è raggiungibile solo a piedi e si trova proprio prima dell’inizio della camminata sotterranea).

Davanti al locale un piccolo déhor aperto accoglie dei tavoli per chi desidera mangiare o bere qualcosa all’aperto (l’Oca è anche “mescita vini”, come recita il logo).

Varco l’ingresso e vengo subito accolto dalla gentilissima Jennifer che mi fa accomodare ad uno degli 8 tavoli posti nella prima sala.
L’ambiente è arredato in stile moderno, con un bel contrasto tra il bianco delle pareti e del bancone che funge da bar e zona servizio, e il marrone quercia dei cubi pensili, dei tavoli quadrati e del soffitto con travi a vista. Le luci soffuse e anche il modo di apparecchiare i tavoli punta sul moderno e soprattutto sull’informalità con le tipiche tovagliette americane in bambù, tovagliolo di carta, posate in acciaio inox e cristalleria Luigi Bormioli.
Nella seconda sala (ricavata sul corridoio alla fine del quale si vede la porta della cucina) trovano posto tre tavoli rotondi per un’eventuale cena un po’ più formale ed intima, apparecchiati con una tovaglia lunga bianca. Mi viene portato il menu in un bellissimo portamenu, credo di paglia intrecciata: tante belle proposte, soprattutto sui secondi. Non manca, naturalmente, la pietanza base: l’oca! Io non avendo (ahimè!) mai assaggiato nulla a base di oca, sceglierò due piatti su tre a base d’oca.

Nella scelta dei vini rimango indeciso: la zona inviterebbe ad una bottiglia di bonarda o similari ma voglio provare qualcosa di diverso, quindi mi lascio guidare dalla competente Jennifer che mi abbina al calice. Mi vengono portati dei grissini grossi e un cestino di vimini con dei panini morbidi, buoni e non troppo salati, ricordano delle focaccine.

Parto con il tagliere dell’Oca: in un piatto rettangolare mi vengono portate due fette di petto, due di mortadella, due di salame cotto, due di salame crudo e due fette di pane leggermente scottato con del patè, tutto rigorosamente d’oca. Semplicemente magnifica la mortadella, senza parole per il petto, salato, dal gusto molto forte, in contrapposizione con il delicatissimo patè preparato direttamente da Fulvia. Ottimo anche il contrasto tra il salame cotto e quello crudo: delicato il primo, forte il secondo.
Il tutto accompagnato da un calice di pinot nero vinificato in bianco del 2008: ero scettico ma le bollicine si abbinano molto bene con il sapore particolare dell’oca.

L’esperienza prosegue con i tortelli d’oca: dei tortelli rotondi con un bel ripieno di brasato d’oca con granella di nocciole. Buona la pasta, buono e delicato il ripieno, niente di particolarmente ricercato ma un buon gusto sapido. Giocando ancora sui contrasti, il morbido/duro della pasta con le nocciole.
In abbinamento a primo e secondo un calice di Pinot nero del Trentino 2006: un vino che conosco, non pesante, tanti odori e molto fruttato, non stanca, forse ha perso un po’ di sapori perchè un po’ “datato”, ma un buon abbinamento.

Maialino con pesche caramellate e chutney di mango: il mialino da latte è cotto per un’ora e mezza a fuoco lento (85°C preciserà Fulvia alla fine) risultando tenero e ancora rosa all’interno, è tagliato a fette e posto nel piatto con degli spicchi di pesca noce caramellata e cosparso dalla salsa della conserva del chutney di Mango, posizionato a lato del piatto. Il gusto dolce del maiale è ben completato dalle pesche e dal delizioso gusto del mango. Il chutney è una conserva (in questo caso di mango) preparate in una riduzione di acqua e aceto con alcune spezie, soprattutto zenzero.
Un piatto particolare che mi ha intrigato fin dalla lettura in carta e ha vinto sulla coscia d’oca cotta 12 ore a bassa temperatura, (altro piatto che attirava la mia attenzione): ottimi gli accostamenti agrodolci che si sposano bene con il maiale (ricorda alcuni accostamenti della cucina cinese).

A questo punto chiedo alla figlia di Fulvia, che con Jennifer è presente in sala, di portarmi una mezza porzione di formaggi stagionati. Mi vengono serviti quattro formaggi, tutti con la loro crosta, non troppo stagionati ma saporiti come raramente mi era capitato di assaggiarne, accompagnati da una composta di pomodorini verdi e del miele al tartufo:
Morlacco stagionato nel fieno, petit livarot (con il suo avvolgimento in fettucce), un formaggio francese a pasta fiorita di cui purtroppo non ricordo il nome, blue stilton mantecato al porto; io che sono un amante dei formaggi saporiti li ho trovati magnifici, sono formaggi che non si trovano quasi mai nei supermercati e bisogna andare in qualche gastronomia di fiducia. Non sono riuscito a finire lo stilton, per il sapore troppo forte che neanche il miele al tartufo è riuscito a coprire.
In abbinamento Jennifer mi propone un calice di Picolit dei colli friulani: un vino da meditazione che non avevo mai assaggiato, giallo ambrato, fermo, mi ha ricordato da lontano lo zibibbo, ma più delicato, il miele è stato il sapore che ho intuito: anche qui un ottimo abbinamento, anche se i formaggi erano forse troppo saporiti e rimanevano molto in bocca.

Mi viene portata la carta dei dolci dalla quale scelgo il parfait alla nocciola con crema di pistacchio e pistacchio in granella: il piatto che mi ha entusiasmato di meno. Buono il sapore della nocciola e l’accostamento con i pistacchi, un po’ troppo freddo però, soprattutto all’interno.
Accompagno il dolce con un calice di Barolo Chinato: semplicemente buonissimo.

Concludo con un caffè accompagnato dalle coccole finali servite in una scatola di cartone rigida.

Il conto alla fine è di € 82: € 12 per il tagliere, € 14 per i tortelli, € 18 per il maialino, € 6 per i formaggi (mezza porzione), € 7 per il dolce, € 5 per il pinot “bianco”, € 6 per il Pinot nero, € 8 per il Picolit, € 4 per il Barolo e € 2 per il caffè.
Un rapporto qualità/prezzo leggermente superiore alla norma (soprattutto per il vino al calice) giustificato dalla posizione centrale del ristorante.

Alla fine chiedo alla figlia, che nel frattempo aveva capito la mia provenienza di Mangione (complice una mia svista quando ho chiamato per nome Fulvia durante la cena), se è possibile salutare Fulvia, con cui mi presento, scambio quattro chiacchere sulla cucina e le faccio i giusti e meritati complimenti per il locale e il cibo. Prima di uscire ancora due battute con Jennifer che è rimasta contenta per avermi stupito con gli abbinamenti, soprattutto quello dei formaggi.

Note conclusive: ho passato due piacevoli ore in questo bel locale che presenta due “optional” che mai avevo trovato in altri locali: la possibilità di portare a casa la bottiglia di vino non finita (cosa che, a mio modesto parere, dovrebbero fare tutti, almeno quei ristoranti che non offrono le mezze bottiglie) e la possibilità addirittura di portare il vino da casa e di poterlo consumare al tavolo!
Grazie a Fulvia ed al suo staff tutto femminile per l’ospitalità! Alla prossima!

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