Il parcheggio è brutto e squallido. Fatta questa u...

Recensione di del 14/10/2010

Torre del Saracino

125 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 125 €

Recensione

Il parcheggio è brutto e squallido. Fatta questa unica annotazione negativa non resta altro che celebrare uno dei migliori, se non il migliore, ristorante italiano, uno di quei posti che ti lascia un ricordo indelebile e che ti obbliga ad impegnarti moralmente a rifrequentarlo. Vi ero stato circa tre anni or sono e mi ricordo perfettamente la cena splendida che mi offrì Gennaro Esposito (compreso menu con dedica): lo provo nuovamente oggi con lo chef impegnato a New York per ”Identità golose”, vetrina della grande cucina italiana negli States. La sua assenza mi dispiace ma nello stesso tempo mi incuriosce vedere come funziona il locale senza la presenza del suo Number One.
Gli ambienti sono decisamente cambiati. Spostata la cucina, si è creato un ambiente interno più ampio dove il bianco la fa da padrone: grandi vetrate con bella vista da Napoli a Sorrento, sedie di design con seduta e schienale in pelle marrone scura.
Quattro camerieri in sala per circa trenta posti a sedere.

Il menu prevede la classica proposta alla carta più due proposte a 100 € ed 80 €, definite rispettivamente “proposte di Salvatore e Ciro”. Ampia la lista dei vini sia italiani che esteri con bella presenza di molte cantine campane. Apprezzo la buona lista di vini al bicchiere facilitata dall’uso di una idonea macchina ad azoto, posta in bella vista vicino all’entrata della cucina.
Siamo tre vecchi amici ed in modo solidale decidiamo di scegliere alla carta e nello stesso tempo di accompagnare la nostra cena con delle bollicine. Decido io, come al solito, consigliando un Franciacorta Cavalleri Brut riserva 2002 che si rileverà ottimo sia da solo che nell’accompagnare le nostre scelte.

Arrivano in rapida sequenza tre piccoli assaggi: un bicchierino con passato di zucca, mandorle ed aceto balsamico, un classico panino caldo burro ed acciughe, un piccolo peperone dolce locale ripieno di pesce azzurro il tutto accompagnato da grissini, talleri, pane all’uvetta, alla cipolla, ai salumi, bianco ed integrale. Ci viene gentilmente fatto assaggiare anche un olio di produzione locale, varietà minucciola, che apprezzo per il suo profumo fruttato e la sua leggerezza.
Ordiniamo e ci scambiamo vicendevolmente due antipasti: il primo formato da patate mantecate al nero di seppia con calamaretti e peperoni dolci, il secondo da fuscella di ricotta con filetti di triglia e riccio di mare.
Due piccoli assaggi di primo: tagliatelle broccoli, calamaretti e riccio e minestra di pasta mista di Gragnano con crostacei e piccoli pesci di scoglio. Per secondo una triglia impanata ripiena di gambero con vongole e trippa di baccalà che sposiamo ad una flûte di Ca' del Bosco, Cuvée Anna Maria Clementi.
Non mi dilungo nel descrivere i piatti e le mie sensazioni per non essere tedioso e, penso, ripetitivo. Un bravo, a mio avviso, comunque alla perfetta armonia del broccolo con il riccio di mare ed alla minestra di pesce laddove i crostacei ingentiliscono ed impreziosiscono un piatto già sublime nel suo concetto di base.
Nonostante il tentativo di non assumere ulteriori calorie, dalla cucina ci arriva come predessert un microtortino di liquirizia in salsa di arancia e della ottima micropasticceria. Dulcis in fondo un vero caffè napoletano e sentite sentite... un assaggio dal carrello della cioccolata: per me un fondente al 65% ed un latte e caffè della Rizzati (Ferrara), per i miei amici fondente da coltivazioni venuezelane della toscana Amedei.

Che dire in conclusione? Leggevo in una recente recensione di un altro grande ristorante italiano che la seconda visita ti permette di essere più freddo e giudicare il locale in modo più asettico. Ebbene penso che, nella fattispecie, ciò non sia gestibile: sei talmente coccolato, vezzeggiato, ti senti ospite alla ennesima potenza, tanto che non è possibile assumere un atteggiamento critico. Merito della splendida cucina di Gennaro Esposito che sposa la tradizione napoletana alla innovazione servendosi di materia prima eccezionale, ma merito anche di un servizio veloce, puntuale e nello stesso tempo informale dove è possibile anche scambiare qualche battuta e farsi qualche bella risata come nella più tipica tradizione partenopea. Ci sentiamo alla fine in Casa Esposito e non alla Torre del Saracino.
Ripeto esperienza favolosa!
Dimenticavo: alla fine della cena ci è stato concesso di visitare la cucina, la stupenda cantina, ricavata in una cisterna del ‘700 e la famosa torre ora arredata a mo' di salotto con comodi divani e musica di atmosfera per chiudere al meglio il meglio. Ricordo della serata una bella foto con Donna Vittoria, la regina di tale meraviglia.

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