Dopo un’altro lungo periodo di pigrizia non potevo...

Recensione di del 23/12/2008

Torre del Saracino

110 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 110 €

Recensione

Dopo un’altro lungo periodo di pigrizia non potevo che riprendere l attività recensendo questo “mostro sacro” della ristorazione italiana. Parto con alcune premesse: mi sono trovato molto bene e ritengo che valga tutti i soldi che costa; non sono solito frequentare ristoranti di questa caratura quindi non ho veri e propri termini di paragone; nel ristorante eravamo praticamente soli, la mia ragazza ed io, quindi indubbiamente l’eccellente servizio è stato dovuto anche a questo, anche se non ho dubbi sul fatto che sia sempre su questi livelli.

Anzitutto un accenno sulla location.
Si trova a Seiano, frazione di Vico Equense, ancora in provincia di Napoli anche se sulla costiera sorrentina. E’ praticamente in riva al mare, proprio sotto ad una torre settecentesca (se ricordo bene) e non è semplicissimo da trovare, causa anche qualche cartello lungo la strada che tende a confondere il visitatore. E’ comodissimo da raggiungere con i mezzi scendendo alla fermata di Seiano della Circumvesuviana (un trenino che collega Napoli a Sorrento passando dalle province vesuviane). Di qui 10 minuti a piedi scendendo una stradina o si telefona al ristorante e vi vengono a prendere in macchina in un attimo.

L’ambiente è raccolto, tutt’intorno alla torre che fa bella mostra di sé troneggiando sulla spiaggia. All’interno tutto è sul color bianco panna, 20 coperti circa, molto curati i tavoli e, durante il periodo natalizio, corredati ciascuno da un diverso personaggio del tipico presepe napoletano (tutti fatti a mano come tradizione impone). Oltre a Gennaro, due persone in sala tra cui un cortesissimo sommelier.

Il menu delle signore è senza prezzo e propone due menu degustazione (75 € o 95 € a seconda della qualità e quantità dei piatti) e una serie di antipasti, primi e secondi, alla media di 23 € a piatto, 12 € invece il prezzo medio dei dolci. La prevalenza dei piatti è a base di pesce, negli antipasti solo uno era di carne, nei primi credo nessuno, due invece i secondi di carne.
Per ordinare è uscito il gentilissimo Gennaro che ha chiesto cosa volevamo prendere e ha indagato soprattutto cosa volesse mangiare la mia ragazza che non ama tutte le tipologie di pesce, specie sulla pasta.

Come antipasto, abbiamo preso per me un piatto con trippa di vitello, funghi chiodini e frutti di mare: il miglior piatto di tutto il pranzo, un connubio particolare ma perfetto.
Per lei zeppole di coniglio impanate con miele e non ricordo cos’altro: a detta sua molto buone, non le ho assaggiate.

Prima dell’antipasto, dalla cucina sono arrivati pane e grissini fatti in casa ed una terrina di burro vaccino.
Assieme mozzarella di bufala: probabilmente la migliore che abbia mai mangiato, cosa confermata anche dalla mia ragazza napoletana.
Crema di zucca con radicchio croccante, mandorle affettate e gocce di ricotta salata.


Come primo per me un piatto decisamente complesso e particolare, ovvero cavatelli con crema di lattuga, seppie, nero di seppia disidratato e fegato di seppia. Il piatto è quasi totalmente verde lucente, il sapore è molto delicato e il nero di seppia disidratato e croccante e contrasta la morbidezza dei cavatelli e delle seppie tagliate finissime.
Per la mia ragazza dei ravioli ripieni di pecorino e cavolfiore contornati da friarielli, un piatto non presente in carta ma gentilmente concesso dallo chef.

Come secondo nulla per la mia ragazza e per me ricciola cotta e cruda, ovvero un piatto in cui conviva una sorta di carpaccio di freschissima ricciola ed un filetto morbidissimo contornato da verdurine e da una crema di pane e limone. Piatto decisamente ottimo nella sua semplicità.

Come pre-dolce offerto dalla casa una piccola panna cotta con frutta sciroppata (pesche se non ricordo male).
Come dolce per me un sorbetto ai fiori e frutti rossi e per la mia ragazza, golosissima di dolci, un dolce al caffè che ha lasciato il segno: “Momento Napoletano”. Servito all’interno di una grossa tazza da cappuccino era un dolce a strati che si mangiava dall’alto verso il basso scoprendoli di volta in volta. In cima una spruzzata di polvere di caffè sul primo strato più morbido ma dal sapore carico di caffè, sotto una crema più chiara e dolce ed infine un pan di spagna bagnato di caffè, uno spettacolo, da provare.

A seguire piccola pasticceria, (una dozzina di pasticcini a testa, non lesinano) ed un tagliere di cioccolato. Ovvero, a fine pasto, ci è stato presentato un vassoio molto grande di argento con all'interno un particolare tagliere di legno con uno strumento per sgretolare il cioccolato che era presentato in grossi mattoni e circa 20 tipologie. Noi abbiamo scelto tre tipi, ovvero 75%, 60% al rosmarino (stupendo) e 100% (praticamente immangiabile da quanto amaro, ma valeva la pena di provarlo).

Una nota di merito alle porzioni, assolutamente soddisfacenti. Non essendo molto avvezzo a questa categoria di ristoranti pensavo fossero di norma più contenute, mi son dovuto ricredere. Fare dall’antipasto al dolce, considerando anche tutto ciò che viene portato dalla cucina, non è cosa semplice.

Capitolo a parte per i vini e il servizio, partiamo dal secondo. E’ vero che eravamo solo in due ma un mix di cortesia, disponibilità, eleganza e non invadenza, è raro da trovare, almeno per me. Si meritano il massimo dei voti.
Torniamo ai vini, mia passione.
La carta vini è ricchissima e di gran pregio, non l’ho letta tutta perché ho deciso di farmi guidare dal sommelier in una degustazione di vini campani (dopo l’aperitivo che è stato una bollicina di un’azienda foggiana a base, anche, di un vitigno locale quale la verdeca).
Preciso che in carta i vini al bicchiere non sono quelli che abbiamo provato, salvo le bollicine, quindi il sommelier ci ha aperto una ad una tutte le bottiglie, espressamente per noi! Per giunta, con l’antipasto, siccome il mio era a base di pesce e quello della mia ragazza a base di carne, ci ha aperto due vini diversi, ovvero un Greco di Tufo, 2006, dell’azienda D’Aione per me e un Fiano passato in barrique per la mia ragazza : il Pietraincatenata di Luigi Maffini, 2005.
Con i primi la nuova Falanghina “Poggi Reali” di Marsella (veramente ottima, prima annata in commercio) e con il mio secondo un bicchiere (anche per la mia ragazza) di Greco di Tufo “Pietra Rosa” 2006 di un’azienda a me sconosciuta (Di Prisco) veramente stupendo.
Tutti i vini degustati erano caratterizzati da grande mimeralità e acidità atta a farli perdurare e migliorare nel tempo. Tutti, salvo quello di Maffini, passati solamente in acciaio.
Per finire, con la piccola pasticciera, due bicchieri di un passito beneventano, di cui non ricordo il nome, a base di moscato di Baselice.
Quindi in fin dei conti una vera e propria degustazione fatta ad hoc, ciò che mi piacerebbe provare ogni volta che vado fuori a cena in ristoranti di un certo pregio

Da diverso tempo usano un dispositivo, di cui non faccio il nome ma che mi piacerebbe vedere più spesso nei ristoranti e che consiste in una vetrina climatizzata che contiene diverse bottiglie (mi sembre 6 o 8 in questo caso) e che ne permette la conservazione anche per un mese una volta aperte. Ciò è possibile perché messa all’interno della vetrina nella bottiglia viene sparato azoto che impedisce all’ossigeno di entrare e quindi conserva il vino nel migliore dei modi. Dalla vetrina escono poi delle cannucce che consentono di scegliere e versare il vino al bicchiere. Questo consente al ristoratore di proporre una carta vini al bicchiere interessante e di pregio, senza preoccuparsi del fatto che il vino possa ossidarsi anzitempo.

Veniamo al conto: 220 € in due, sarebbero stati 245 € circa se anche la mia ragazza avesse mangiato anche il secondo, quindi 120 € circa a testa con antipasto, primo, secondo, dolce, tutto ciò che ha portato la cucina e vini per 73 €.
Il conto era così composto, più o meno, non ricordo con massima precisione: due coperti 8 €, due antipasti 46 €, due primi 46 €, un secondo 23 €, due dolci 24 €, due aperitivi 16 €, due passiti 12 €. Una degustazione vini (sei) 45 €.
E’ chiaro che limitandosi con la carta vini (ci sono anche bottiglie da 20-25 €) e prendendo due piatti anziché tre, si può anche stare anche sugli 80-100 € a testa. Ma il mio consiglio è di non lesinare perché quale che sia la cifra spesa li vale tutti.
Fatevi guidare e coccolare da Gennaro e dal suo staff, non vi deluderanno, statene certi! Spero solo di aver la possibilità di tornarci quanto prima.

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