Quinto anniversario di matrimonio e si decide di f...

Recensione di del 27/09/2008

Torre del Saracino

106 € Prezzo
10 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 106 €

Recensione

Quinto anniversario di matrimonio e si decide di festeggiare alla Torre del Saracino con moltissima curiosità e relative aspettative verso la cucina dello chef Gennaro Esposito. Arriviamo alle 21:00, così come da prenotazione.
La location è incantevole, splendida serata anche se un po’ ventosa, torre di avvistamento saracena che si erge di fronte al mare, accompagnati dal suono delle onde che si infrangono sulla riva.
Saliamo qualche scalino per accedere al ristorante, nel mentre si nota un splendida terrazza dove sarebbe incantevole pranzare, ed entriamo nel regno delle chef.
Veniamo accolti dai camerieri che con estrema gentilezza prendono in consegna la giacca di mia moglie e ci accompagnano al tavolo, menzione particolare per il “poggiaborsa”, bellissimo, in cristallo e legno, oggetto che si inseriva perfettamente nell’elegante ambiente e che riusciva a coniugare la praticità con la classe e l’eleganza.
Splendido il locale, elegantissimo, fine, arredato a tonalità sempre chiare tra le quali spiccano delle macchie di colore rosso come i lampadari, molto belli, ed una splendida lampada che contribuiva a creare quell’atmosfera elegante, chic, moderna, mai pesante, che ci ha accompagnato per tutta la serata.
Anche la mise en place in linea con quanto sopra descritto, molto elegante, di quell’eleganza essenziale che contraddistingue il buon gusto e nella quale è un piacere immergercisi, splendide le posate, i bicchieri ed i piatti, tutto molto molto bello.

Ci viene proposto un Prosecco di Franciacorta, del quale purtroppo non ricordo la cantina che noi accettiamo molto volentieri e come benvenuto dalla cucina ci viene servita una piccola ciotolina con della pappa al pomodoro ed un trancettino di pesce spada alla brace, ottimo benvenuto. Salta all’occhio e al palato l’assoluta freschezza e qualità del pesce spada che si sposa perfettamente con le allegre bollicine del prosecco.

Ci viene portato il menu e la carta dei vini, carta è un eufemismo perché in realtà è un vero e proprio libro dei vini nel quale io mi ci sarei perso volentieri per qualche giorno ma non mi è sembrato il caso. Scegliamo un Fiano di Avellino “Bechar” delle Cantine Antonio Caggiano, vino che ci accompagnerà per tutta la durata della cena e che troverà il pieno consenso mio e di mia moglie, il Bechar è di uno splendido colore giallo con un bouquet di fiori, frutta secca e spezie che risalta fin dal primo assaggio.

Arriva l’antipasto.
Crudo e cotto di manzo di Boves e tonno pinne gialle.
La portata comprende quattro cubetti da gustare rigorosamente nell’ordine e cioè: crudo di tonno, crudo di manzo, cotto di tonno e cotto di manzo. Visibilio di entrambi, inizia una gara, una rincorsa di sapori che cercano di affermare la propria superiorità, un gara di eccellenza tra sapori in una escalation di gusto che riesce a far sì che si colga, in ogni boccone, sfumature di sapore diverse, una gara caratterizzata da un continuo sorpassarsi che alla fine non riesce a decretare il vincitore ma lascia noi estremamente e strematamente felici. Quasi ti auguri che non finisse più.

A tavola un vassoietto di argento per il pane, un bocconcino di grano duro, un panino ai capperi ed una fettina di pane, ma che pane! Eccellente. Oltre a ciò dei lunghi grissini stirati a mano; devo ammettere di non essere amante di grissini ma quando li ho assaggiati sono rimasto deliziato e sorpreso dal fatto che avevano lo squisito sapore dei taralli tipici della tradizione campana “sugna e pepe”. Tuffo nella tradizione ed incredibile scoperta.
Naturalmente a tavola non era presente alcuna bottiglia ma entrambi i bicchieri, così come i cestini del pane, non sono mai rimasti vuoti.

Impeccabile il servizio, estremamente professionale, prodigo di spiegazioni, di delucidazioni e, quando richiesto, di consigli, servizio sempre presente riuscendo a non essere mai pesante ed oppressivo come capita in taluni ristoranti, camerieri sempre gentili, sorridenti, simpatici, verrebbe voglia di diventargli amico.

A questo punto bisogna spendere due parole sul nostro primo piatto.
Risotto al cuore di bue, limone di Sorrento candito e calamaretti ripieni di provola affumicata.
Le parole non riusciranno mai a rendere onore a questo risotto, alla complessità del sapore, agli incroci incredibili e, magicamente, alla netta definizione di ogni singolo ingrediente di questa creazione; le parole non riusciranno a descrivere la nostra espressione entusiasta e trasognata nel gustarlo, magnifica creazione che è riuscita, con ingredienti semplici, con ingredienti simbolo della cucina campana, ad entusiasmarli e ad esaltarli fino a giungere all’esplosione di piacere e di autentica devozione che questa portata ha suscitato. Magico.
Entusiasti proseguiamo il nostro viaggio ben coscienti che si sta trasformando in un’esperienza.
Da campani che vivono al Nord, riusciamo a percepire nettamente la tradizione culinaria millenaria che ci rappresenta, riusciamo a percepire nettamente come le materie utilizzate abbiano fatto un viaggio di secoli di manipolazioni, creazioni e tentativi prima di arrivare nel nostro piatto, tutto questo accompagnato da estrema eleganza, gentilezza e simpatia, un “quid campano”, un vero e proprio manifesto positivo di quanto la nostra regione possa essere splendida, manifesto che potrebbe benissimo essere degno di rappresentare la nostra regione davanti al mondo.

Proseguiamo con baccalà in brodetto di zafferano e profumo di agrumi e sampietro con cous cous di melanzane, miele al peperoncino e guazzetto di frutti di mare.
Penso di aver mangiato baccalà in tutte le salse e di tutte le qualità ma un filetto di baccalà così morbido, bianco, dalla cottura semplicemente perfetta, così come perfetto era il grado di sapidità, avrebbe potuto anche essere servito da solo nello splendido piatto di ceramica di Vietri e sarebbe stato comunque qualcosa da ricordare e da conservare nel registro “sapori di riferimento” ma, invece, nel piatto non era solo, c’era il brodo allo zafferano a farne incantevole contrasto, delicatissimo in netta contrapposizione con la sapidità dl pesce, il tutto profumato da buccia d’arancia grattugiata che sprigionava il suo aroma. Che dire?
Il sampietro, anch’esso dalla cottura perfetta, e con un leggerissimo sentore di miele al peperoncino, era accompagnato da un cous cous di melanzane, con le melanzane tagliate a tocchettini piccolissimi, ed adagiato su di un delicatissimo guazzetto ai frutti di mare. Anche qui il sapore del pesce è rimasto intatto in tutta la sua fragranza, semplicemente valorizzato ed esaltato da quanto intorno, ribadendo l’assoluta centralità del pesce nella portata.

A questo punto il tavolo viene sparecchiato, viene cambiato tutto, compreso il tovagliolo, viene ripulita la tovaglia dalle briciole e ci viene servito un pre-dessert, una piccola bavarese di nocciole con mandorle tostate su succo di ciliegia, incredibilmente piccola, nella sua bellezza e nel suo splendido effetto cromatico, ed incredibilmente buona.

I dolci.
Per me soufflè ghiacciato al limone, cremosissimo ed alto semifreddo al limone con della granella di mandorle, servito con delle scorzette di limone in cima, buono e rinfrescante; per mia moglie Martini orange, bavarese servita in bicchiere, molto appagante alla vista e dal netto sapore di Martini ingentilito da quello dell’arancia. Consistenza ed equilibrio di sapori perfetto.

Ordiniamo il caffè, anche questo ottimo e servito in uno splendido servizio, e ci viene portata al tavolo un’alzatina con della mini pasticceria, tutto piccolissimo e perfetto, dalla crème brûlée con la sua mini cocotte al bacio di dama, dalla meringa alla coda di aragosta con crema chantilly, da un quadratino di torta al cioccolato fino a finire ad una mini crostatina di frutta, capolavoro di pasticceria, con la sua crema e, incredibile, con tre frutti sopra. Pasticceria da favola, da maestro pasticciere abilissimo nel riuscire a dare forma e sapori a questi micro capolavori.

Degna chiusura del pasto con due ciliegine, due chicche, Primagioia di Berta, Acquardens elevata in Carati di Troncais d’Allier, composito ottenuto dall'assemblaggio di grappa invecchiata, grappa giovane, acquavite di vino invecchiata e acquavite di frutta. Incredibile profumo riesce a mantenere le promesse olfattive riuscendo addirittura a stupire con il suo sapore incredibilmente ricco ed avvolgente e Grappa Riserva Conte Ludovico de Spessa del 1981, quello che una grappa dovrebbe essere, splendido colore, sapore deciso che riesce ad essere delicato lasciando piacevolissime sensazioni al palato, in conclusione due vere e proprie “scoperte”, due ennesime riconferme della cura dell’ospite e della selezione accuratissima e scelta di tutto quanto proposto.
In completo visibilio per quanto finora vissuto, il perfetto completamento di tutto, il cerchio si chiude con una degustazione di cioccolato a scaglie, sul tavolo che ci viene portato in visione ve ne sono svariati tipi ma noi propendiamo per un Trinidad in purezza all’80%, un cioccolato con le sue fave ed un cioccolato stagionato, le cui fave di cacao vengono tenute a stagionare quattro anni a temperatura ed umidità controllate prima di farne questo incantevole cioccolato.
Non ho più parole anche perché non riuscirebbero a rendere ulteriore merito e mi scuso per qualche eventuale imprecisione ma penso e spero di essere riuscito a far passare il “senso” della serata, del viaggio.
Unica pecca non essere riusciti a vedere lo chef Gennaro Esposito, la qual cosa mi avrebbe fatto piacere come mi avrebbe fatto piacere sapere che c’era lui in cucina, conoscerlo e scambiare due chiacchiere con lui anche se, in tutta onestà, dopo questa cena, chiunque fosse stato dietro ai fornelli a prepararla avrebbe meritato tutta la mia stima e la mia ammirazione.

Conto: 213 €. Voto: mi sono sempre chiesto come fosse possibile, con una cucina prevalentemente di pesce, riuscire a stupire, a creare, ad innovare senza stravolgere il gusto, la delicatezza, la fragranza, il “sapore di mare” della materia prima arrivando a meritare una Stella Michelin, ora lo so.

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