Prima cena “importante” in costiera per me e la mi...

Recensione di del 25/08/2005

Torre del Saracino

112 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 112 €

Recensione

Prima cena “importante” in costiera per me e la mia compagna in questa estate 2005. Che delusione… Soprattutto a fronte delle ultime esperienze già recensite, quanto mi aspettavo dalla cucina di questo rinomatissimo ristorante: una stella michelin (a torto?!), tre forchette gambero rosso, grandi punti su Veronelli, membro dei JRE, citatissimo su ogni guida possibile ed immaginabile. Ed invece…

La prenotazione è per le 21:30, al telefono mi era stato comunicato di non tardare oltre, lasciando intendere che era l’ultima ora utile per essere accettati. Mi era parso strano, conoscendo le abitudini del Sud. Ed infatti ho potuto poi constatare che sono arrivati nuovi commensali finanche verso le 22:30. Ma andiamo oltre.

La macchina la si lascia come al solito nel parcheggio sterrato adiacente che, però, in periodo estivo, è strapieno ed a pagamento: la cifra serale che si dovrà sborsare è di € 3.

Ci avviamo verso la imponente torre saracena che ospita il ristorante. Saliti alcuni gradini, dopo aver passato le finestre che danno sulla cucina (ben visibile Gennarone Esposito dietro ai fornelli, con tutta la sua squadra), giungiamo sul terrazzo. Essendo per la prima volta a cenare in questo ristorante in periodo estivo, posso notare i tavoli esterni. Accoglienza sorridente da parte di uno dei camerieri, il quale ci fa scegliere un tavolo all’esterno, senza proporre nemmeno l’alternativa “interna”. Non viene mostrata particolare cura nei confronti della mia compagna che, all’atto di accomodarsi, deve sistemarsi da sola sia la giacca sia la borsetta sul poggiaborse accanto al suo posto. Strano.

L’ambiente esterno è sicuramente molto suggestivo: la marina di Aequa, le luci del Vescovado di Vico Equense, la vista sul Vesuvio, le luci dei paesi vesuviani, il rumore del mare, l’aria fresca e profumata come solo al mare si può, fanno da splendida cornice naturale, unica ed inimitabile. Il tavolo è sobriamente apparecchiato, come abitudine: tovagliato di cotone, mi pare giallino, argenteria e cristalleria di prima qualità, piattino per il pane in ceramica così come il sottopiatto, sottobottiglia in argento per l’acqua, una candela che viene accesa al momento. Le sedie sono di metallo, con la seduta e la schiena con quei fili di plastica che fanno tanto “casa della nonna sulla spiaggia”, con i braccioli. Molto comode.

Ma abbiamo giusto il tempo di consultare il menù per renderci conto, soprattutto la mia compagna, che fa troppo freddo per stare fuori: non è un problema quando chiedo al maitre di spostarci all’interno. Ambiente interno già descritto nella mia precedente recensione, nulla è cambiato. Elegante finto-rustico, di nessuna particolare bellezza e con nulla vista sul mare. L’altra grande pecca che incide sull’ambiente è la particolarità di questo ristorante per cui, nonostante sia di un certo pregio, ha tra i suoi clienti, non raramente, tavolate o famiglie: la nostra serata risulterà comunque piuttosto chiassosa anche per questo. Voto: 8.

Il servizio, che l’altra volta avevo trovato veramente impeccabile, stavolta è stato deludente. L’impeccabile professionalità dello staff di sala è inappuntabile: rigore e precisione nel servire le portate e nel trattare il cliente la fanno da padrone, ma… Intanto, primo rilievo: c’è uno staff di sala! Ho contato 6 camerieri, mentre nelle mie due precedenti visite ero incocciato sempre in un servizio svolto solo dal maitre e dal sommelier, che comunque anche in questa occasione si sono rivelati i due elementi perfetti del servizio. Troppo sorridenti gli altri che non avevo mai visto prima, di un sorriso che, sinceramente, non so perché, ma pareva effettivamente di plastica, impostato, doveroso. Troppo assidue le domande “Tutto bene?” fatte dopo ogni portata, troppo invasiva la presenza di un così nutrito staff di sala che si muove in una sala appunto piccola: tutto ciò non ha fatto altro che ingenerare ulteriore rumore nell’ambiente, per nulla serafico e tranquillo, insomma. Non è questo che si cerca in un ristorante di tale livello.

Da ultimo non posso non rilevare che l’appetizer e gli antipasti sono stati serviti quasi di corsa, via uno l’altro… mentre tra le altre portate i tempi sono stati ben più lunghi, forse anche troppo. Sarebbe un servizio da 8, ad esser larghi. Ma… sì, c’è un altro ma. C’è lo ZERO tondo al servizio per una pecca che ritengo eccezionalmente negativa per il tipo di ristorante: al momento della degustazione di formaggi, invece del loro bellissimo e già a me noto carrello, arriva direttamente un piatto già composto con 4 miseri assaggi già scelti e di nessuna particolarità. Oltretutto che, sul menù che ho sottomano, risulta ben chiaramente scritto: “selezione di formaggi locali”. E con cosa viene aperta la mia degustazione? “Questo è un Bettelmatt, tipico formaggio lombardo”. Da Milano non vengo a Vico Equense per un Bettelmatt… pazzesco. Voto al servizio: 4. Davvero dalle stelle alle stalle, almeno per una sera.

Il cestino del pane contiene numerose varietà di ottimi panetti, perfettamente cotti e di grande leggerezza. L’abbinamento con l’ottimo burro, che avevo precedentemente provato, stavolta non c’è. Viene invece portato sul tavolo una piccola bottiglietta di olio – gradevolissimo e graditissimo, seppure forse ci si potrebbe aspettare di meglio –, la cui provenienza però non viene illustrata dal cameriere. Peccato.

Sulla cucina avevamo optato fin dall’inizio per la classicissima “proposta di Salvatore”, quella più corposa, con 5 portate più il dolce. Ed ecco cosa abbiamo degustato:
- come appetizer dalla cucina arriva un minuscolo omaggio che ora proprio non ricordo, ma che già era la premessa di una cena deludente. Non mi ha colpito per nulla.

- “lasagnetta di gamberi, scampi, calamari, alici con salsa di pesto”. La sfoglia è sottilissima, il pesce crudo di pregevole freschezza, l’insieme è di gran bontà ma anche semplicità. Voto: 8,5.

- “cozze ripiene con purea di melanzane e ricotta”. Le due cozze ripiene vengono impiattate tra due fettine di pomodori canditi. Il piatto da ricordare: innovativo, curioso, ottimo equilibrio di sapori vecchi e nuovi, perfettamente riuscito. Voto: 9,5.

- “fusilli di gragnano fatti a mano con ragù di cernia bianca di fondale, salsa agrodolce di limone”. Ottimi fusilli, perfetta cottura, discreto il ragù, nell’insieme un piatto dalla gustosa semplicità. Voto: 8,5.

- “dentice con zucchine cotte e crude”. Materia prima eccellente, preparazione semplicissima. Voto: 8,5.

- “selezione di formaggi locali”. Do’ 5 anche alla selezione in sé, perché nessun formaggio era memorabile e la cosa mi ha infastidito parecchio. Ottima invece la confettura alla barbera che accompagnava.

- “tortino al limone in zuppa di albicocca”. Disarmante per la banalità: pan di spagna e crema di limone. Voto: 5.

- il predessert non lo rammento, la piccola pasticceria è invece di buonissima fattura ed abbondanza, su tutti sono indimenticabili le sfogliatelle.

Ad accompagnare la nostra cena, dopo un’occhiata alla carta dei vini, ho preferito il solito abbinamento di vini al calice scelti dal sommelier, restando in Campania. Ricordo un Ca’ del Bosco Rosè come benvenuto, un kratos come fiano di avellino, un aglianico sui formaggi, poi altri ancora. Nel complesso, se ben ricordo, 3 calici di bianco ed uno di rosso, più l’aperitivo ed un fiano passito sul dolce. Nessuno memorabile, ma nel complesso degli abbinamenti che hanno sempre soddisfatto le attese, soprattutto il fiano passito.

Il conto:

2 degustazioni € 160
2 acqua € 4
2 aperitivi € 16
2 degustazioni vino € 32
2 vini da dessert € 12

Totale € 224.

Dal raffronto col conto del 30 dicembre scorso si nota che il menù degustazione è aumentato di 10 euro la coppia e che il costo della degustazione vini è rimasto pressoché identico (ma l’altra volta avevo bevuto molto di più).
Soprattutto per l’aumento sulla degustazione attribuisco, per stavolta, un rapporto qualità prezzo scarso.

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Nel complesso ritengo di aver imbeccato una serata storta in questo ristorante che comunque ritengo grandissimo per le potenzialità che ha e che ha già espresso nelle mie due precedenti visite (di cui solo una recensita). Il servizio da’ decisamente il meglio quando sono solo il maitre ed il sommelier a curarlo. La cucina, invece, dovrebbe lanciarsi di più: per i prezzi che ha e, soprattutto, per la grande capacità dello chef, sarebbe nelle sue possibilità stupire ad ogni piatto, e non solo in uno nel corso di una intera degustazione. La semplicità è un pregio, è vero, ma alla Torre non reputo si debba andare per gustare solo una materia prima eccellente ben lavorata. Alla Torre si deve andare per restare impressionati dalle invenzioni di Gennaro Esposito.

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