Sabato sera, in compagnia di amici e su consiglio ...

Recensione di del 23/03/2007

Circolo dell'Artista

30 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

Sabato sera, in compagnia di amici e su consiglio di una persona del gruppo, ci rechiamo a cena al Circo degli artisti di Revislate, provincia di Novara.
Per chi non è della zona consiglio di studiare bene il percorso o di utilizzare il satellitare. Revislate è una piccola frazione di Veruno, a pochi chilometri dall'uscita di Castelletto Ticino sulla A26 e, se non si è pratici della zona, si rischia di girare un po' a vuoto.
Una volta raggiunto il borgo ci sono sono però adeguate indicazioni per trovare il locale, a fianco del quale c'è un ampio parcheggio pubblico dove posteggiare l'auto.

Un enorme platano nel dehors rende molto suggestivo l'ingresso in questo ristorante che, fino a un anno e mezzo fa, era l'ARCI Circolo degli artisti e che, con la nuova gestione, ha mutato attività e contratto il nome trasformandosi nel ristorante "Circo" degli artisti.
L'ambiente conserva alcuni tratti tipici del circolo di paese; le tinte calde, gli arredi di legno e il caminetto rendono la sala, di non grandi dimensioni, intima e accogliente. Sulle pareti sono esposte opere di artisti contemporanei, del novarese e aree limitrofe, che il ristoratore cerca di far conoscere e promuovere.
Tavoli e sedie (con comodo cuscino) sono di legno. La mise en place è semplice ma curata: tovaglia bianca e sottotovaglia blu, bicchiere per l'acqua e calice per il vino, pane di meliga e integrale tagliato a fette e ben presentato su piatti di ceramica bianca.

La cucina è un sincretismo di tradizione locale e innovazione ed è curata dal cuoco giapponese Koichiro, naturalizzato piemontese. Il menu accosta piatti tradizionali come la trippa o gli agnolotti a piatti più creativi e ricercati, soprattutto a base di pesce.
La carta dei vini è ben fornita e con ricarichi onesti.

Dopo aver preso le ordinazioni ci viene servito un gustoso appetizer: una crema calda di patate e finocchi con lumachina fritta e zeppolina salata, senza l'accompagnamento delle bollicine di rito.

L'attesa per l'antipasto è molto lunga e questo fa da subito presagire un servizio ingolfato, ancor più inspiegabile per il nostro tavolo dove abbiamo scelto pressochè tutti le stesse portate.
Il servizio è stata l'unica nota stonata, un po' attenuata alla fine dalle scuse del proprietario che forse non era del tutto organizzato con gli aiuti in sala. Ci è parso infatti un po' troppo affannato nel dividersi in quattro fra l'accoglienza del cliente, il servizio del vino, quello delle portate, e le frettolose descrizioni dei piatti che per la loro originalità avrebbero avuto bisogno di qualche parola in più. E, possibilmente, di un sorriso.
Ma tant'è, è andata così, e poichè la compagnia era buona e il palato soddisfatto, alla fine il resto è passato un po' in secondo piano.

Super-atteso è dunque arrivato un coreografico tris di antipasti di mare, che abbiamo accompagnato con Vermentino di Gallura, Cala Silente di Santadi, 2005.
Su un piatto rettangolare di ceramica bianca le tre ciotoline contenevano:
pesce suro marinato in salsa di pompelmo con gocce di basilico e cipollotti;
pesce bandiera avvolto in una delicatissima sfoglia;
merluzzo su confit di fagioli.
Mi scuso per la descrizione un po' sommaria dei tre assaggi che erano più articolati, ma la laconica enunciazione non mi ha lasciato il tempo di memorizzare.
Il voto è invece certo e preciso: un 8 per gradevolezza e armonia degli ingredienti.

Come contraltare dell'ottimo antipasto, l'attesa dei primi piatti è stata quasi estenuante. Credo sia passata quasi un'ora durante la quale si sono scordati di noi.
Inoltre, a causa di un'incomprensione con il cameriere, i primi ci sono stati serviti senza l'accompagnamento del rosso che avevamo scelto, così il meritevole piatto è rimasto orfano di vino.
Tra i cinque/sei primi proposti nel menu abbiamo scelto gli gnocchi di sanguinaccio conditi con ricotta piccante e cannella.
Anche in questo caso colpisce la cura nella preparazione del piatto, e il sapore ancora di più. Gli ingredienti sono perfettamente armonici, l'unica pecca è che gli gnocchi, ancorchè di discrete dimensioni, sono solo sei e il piatto finisce troppo in fretta!
Voto: 8.

Ai secondi abbiamo preferito la selezione di formaggi del territorio che viene proposta in due diversi "calibri": da sei o da dodici assaggi.
Scegliamo quella da sei, con l'abbinamento di Teroldego Rotaliano, Due Vigneti dell'Azienda Agricola Fedrizzi Cipriano e, in bell'ordine, su un piatto rettangolare, ci vengono servite porzioncine di formaggio di capra, toma di capra, taleggio, pecorino (e altri due che non ricordo) accompagnati da una salsina di pere, da miele e da mostarda.
Purtroppo, anche in questo caso, la descrizione è stata troppo stringata, ma i formaggi erano davvero notevoli e, nel complesso, valevano almeno un 9.

La serata si era già protratta più del previsto, la strada per tornare a casa era lunga quindi abbiamo ignorato la carta dei dolci e, dopo i formaggi, abbiamo chiesto caffè e conto.

Un totale di 180 euro in sei persone, così suddivisi: quattro antipasti, sei primi, cinque formaggi, due bottiglie di vino, alcune bottiglie di acqua Norda Lynx, quattro caffè.

A parte la defaillance del servizio su cui mi sono soffermata a sufficienza, è un posto che mi sento di consigliare e dove tornerò io stessa per provare le altre invitanti proposte.
In un diverso giorno della settimana, però.

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