In vacanza a Verona all'inizio di questo mese, io ...

Recensione di del 02/03/2011

Trattoria al Pompiere

52 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 52 €

Recensione

In vacanza a Verona all'inizio di questo mese, io e mia moglie decidiamo di provare fra le altre anche questa trattoria per averne letto bene sia su un noto aggregatore che si proclama essere "il più grande sito di viaggi sul web", sia, meno pomposamente, su ilmangione.it. In verità  prima di ogni viaggio il sottoscritto si prende cura di tracciare una mappa di tutti i luoghi di perdizione che potrebbe incontrare sul suo itinerario e Al Pompiere era appunto uno di questi: figurarsi la curiosità  quando abbiamo scoperto, al nostro arrivo, di averlo a quaranta metri da dove alloggiavamo, uno splendido appartamento con ingresso nella Corte di Giulietta. E' stato il primo locale che abbiamo provato nella città scaligera e vi anticipo già che alla fine ci siamo ripromessi che sarebbe stato anche l'ultimo prima di andare via.

La trattoria affaccia su un vicoletto e non ha vetrine attraverso cui scrutare all'interno, alla ricerca di quelle suggestioni che invitino a entrare in un posto piuttosto che in un altro: io però sapevo di poter entrare a colpo sicuro, memore del quadro che mi ero fatto consultando il loro sito web. All'ingresso una piccola schermatura ottenuta con dei pannelli divisori in legno scuro, come tutto il resto dell'arredo, non serve a nascondere le dimensioni davvero minuscole del locale, però è provvidenziale per garantire la privacy ai primi tavoli, quelli a ridosso della porta. La bravura dei proprietari è stata di organizzare gli spazi, le luci e gli arredi in modo che l'ambiente non trasmetta un senso di angustia, ma risulti invece accogliente e ospitale come un grembo (naturalmente bisogna metterci del proprio: ricordare sempre il detto "la bellezza è negli occhi di chi guarda").

Era la una in punto e non avevamo prenotazione. Appena entrati, mentre elaboravo le sensazioni testé evocate, ci si è fatto incontro un cameriere che ci ha accolti con gentilezza e ci ha condotto a un tavolo al centro della sala. Ho avuto modo di scoprire che quel gesto di pronta accoglienza, come tanti altri che ho osservato in seguito, erano tutti imperniati sul fare di necessità  virtù (per carità, se poi la gentilezza non ce l'hai non è che te la puoi dare, eh...). Per esempio, un gesto di cortesia come il raccogliere i soprabiti per custodirli nel guardaroba, che in un altro luogo prenderesti appunto come un gesto di cortesia, qui Al Pompiere diventa strategia di sopravvivenza: senza che peraltro l'avventore ne abbia immediata contezza, proprio - lo ripeto - per l'estrema cortesia con cui è gestito l'approccio. Ancora, i tavoli sono incastrati in modo da sfidare le leggi della fisica che governano lo spazio, con i camerieri che hanno sviluppato particolari movenze per muovercisi intorno: eppure neanche per un attimo abbiamo sofferto di uno struscio fuori posto, o dell'eccessiva vicinanza con gli altri commensali (e il locale si è riempito come un uovo nell'arco di pochi minuti).
L'apparecchiatura dei tavoli, con tovagliati color verde menta e centrotavola a riquadri verdi e bianchi, unisce il fascino casereccio della tipica trattoria alla modernità di una tinta giovane e fresca. La volta è in travi di solida quercia e le pareti - come già detto - sono rivestite di legno scuro fino a un metro, per poi cedere il posto a un'immensa collezione di foto color seppia, incorniciate una per una. In un angolo c'è una mini-salumeria con un campionario altrettanto immenso di prosciutti, salamelle, formaggi e altro bendidio, in cui si muove con evidente padronanza il signor Natalino.

Dalle cucine alla sala navigano con attenzione i proprietari, con il caratteristico copricapo da cuoco sulla testa, che prendono le ordinazioni, senza mancare di dare consigli, e illustrano i piatti via via che vengono consegnati. In particolare sento di dover ringraziare chi ha preso l'ordinazione al nostro tavolo perché, avendo noi saltato a piè pari gli antipasti in favore di un primo e un secondo, si è permesso garbatamente di consigliarci di non perdere un tagliere dei loro affettati, con questo regalandoci un'esperienza sublime che altrimenti ci saremmo preclusa. Mai sentito niente di così profumato e delicato al sapore: coppa, prosciutto, lardo e soppressa, tutti rigorosamente della zona e probabilmente ultra-artigianali, poiché non sono riuscito a trovare niente del genere nelle mie scorribande in gastronomia nei giorni successivi.

Veniamo ai primi: raviolini ripieni di brasato di manzo, mia moglie, e volgarissimi gnocchi di patate al pomodoro, il sottoscritto. Ora, vabbè che Verona è la patria dello gnocco, ma insomma, che sarà mai uno gnocco di patate, al pomodoro poi...? Beh, andateci, e poi mi dite: si scioglievano in bocca senza rimanere incollati al palato o risultare gommosi, con una salsa così delicata e vellutata da procurare un senso di voluttà. Ci siamo rubati delle forchettate, io e mia moglie, e a un certo punto non sapevamo più col piatto di chi continuare, sia io che lei.

Per secondo la signora ha scelto il baccalà alla vicentina con la polenta, mentre io ho preferito la tagliata di manzo al rosmarino con patate arrosto. Cottura della carne perfetta, con una bellissima gradazione di colore fra l'esterno e il cuore, tenera come il burro, senza tendini, saporita e profumatissima. La caratteristica dei piatti Al Pompiere è che vengono presentati molto ordinati e senza guarniture strane, al contrario di come fanno certi cuochi d'alta moda. Non aspettatevi piatti con improbabili graffiti o costruzioni in cui il cuoco ha "pastrugnato" con le mani il cibo che state per mangiare. Come per i primi, anche la carne si presentava libera da ogni genere di decorazione, financo dalle insolenti foglioline di rosmarino che davano il titolo alla ricetta: sicuramente era l'olio ad essere intriso dell'aromatico arbusto.

Abbiamo accompagnato l'intero pasto con acqua minerale Panna e un Soave Classico San Vincenzo, di Anselmi (2009 mi par di ricordare) servito curiosamente con un seau-à-glace posto su un tavolino aggiuntivo munito di rotelle per consentire ai camerieri il transito all'occorrenza. Come ho già  detto, la carenza di spazi è una caratteristica di questo locale, non un difetto.

Per chiudere ci hanno servito un tiramisù gigante e una ciotola di gelato alla crema, che ho praticamente mangiato solo io perché mia moglie aveva già superato la tacca massima. Il tiramisù era davvero esagerato, sia per dimensioni, sia per bontà.

Abbiamo pagato poco più di un centone ed eravamo talmente soddisfatti da riprometterci - come ho detto all'inizio - che avremmo fatto de Al Pompiere la nostra ultima tappa prima di lasciare Verona (a proposito, città  magnifica!). Peccato che il regolamento de ilmangione.it non consenta due recensioni in una, altrimenti vi avrei raccontato di un risotto all'amarone... Mmmm, che lussuria, mi sta venendo l'acquolina in bocca!

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