Il ristorante, ma si potrebbe parlare di buona tra...

Recensione di del 28/03/2007

Al Calmiere

41 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 41 €

Recensione

Il ristorante, ma si potrebbe parlare di buona trattoria, dà sulla piazzetta antistante la basilica di S. Zeno. Il parcheggio è antistante.
Sono tornato dopo sei mesi e giacchè abito a Verona lo tengo d'occhio. L'ambiente è lo stesso da almeno dieci anni: salone unico con piccoli separatori di spazio per attutire le altre presenze ed i suoni; il servizio pur rapido ha perso un po' di smalto, i vecchi camerieri sembrano stanchi di lavorarvi: i nuovi giovani sono decisamente più cortesi ed attenti.

La lista dei vini è per la tipologia del locale chilometrica: essenzialmente italiana e un po' spocchiosamente collezionista della veronesità valpolicelliana (per non scontentare nessuno tutte le etichette di amaroni, valpolicella e ripassi): una noia mortale considerando che il prezzo è un po' per tutte sopra la qualità del vino e non particolarmente adatta ad un menu piuttosto rustico. Ormai l'amarone è appannaggio o di ricchi (per pochissime etichette) o di sprovveduti che leggono riviste specializzate (nel pubblicizzare).

Antipasti.
Luccio in salsa: bollito e condito con capperi, aceto, sottaceti e olio; una fettina di polenta abbrustolita: troppo asciutta, ci voleva brace viva per scottarla fuori appena appena; il luccio di un paio di giorni prima non esaltante.

Di primo.
Bigoli ai sughi: non ci sono più i fegatini. Il ragù di carne bianca è poco sapido (appena passabile), il sugo di pomodoro un passato aromatizzato con i profumi (poco), i piselli stufati nel loro brodo ristretto di verdure (solito base cipolla, sedano e carote micronizzati). I bigoli consistenti (non hanno lesinato l'uovo nell'impasto pur non rilevandosi l'afrore) cotti al dente.

Per il secondo assaggio sia bolliti che arrosti: la testina è solo musetto e appena tiepida (orrore), il cotechino equilibrato e ricco, ma un po' troppo agliato (tipicamente veneto), la lingua ben cotta ha assorbito gli aromi vegetali in cottura. Il manzo misto/magro gustoso e mostoso al punto giusto.
L'arrosto mi lascia deluso: fettine di un vitello tagiato a macchina e affogate nel loro untume, a bagno da tempo, riscaldate per renderle tiepide.

Le salse di servizio: un cren da spaccare il palato (ma ai veronesi piace forte, forse perchè così non avvertono più il gusto della carne), una salsa verde dove l'aglio la fa da padrone ed una peperata, pane grattuggiato e cotto con midollo olio e aromi. Non offrono la mostarda cremonese che una volta c'era.

Dessert.
Salto la sbrisolona (mantovana) e mi adagio nello yogurt naturale con aggiunta di frutta secca al miele: ahi! Lo yougurt è assai liquido: forse andava bene 20 o 30 anni fa ma dopo la moda di Muller è difficile farci l'amore. Il miele di cui non si avvertono le caratteristiche specifiche, probabilmente un millefiori, si fa per dire, di importazione, bagna qualche seme secco di frutta e molte briciole di un dolce: sbrisolona di risulta o risparmio?

Un caffè normale "chiude" un pasto fatto davvero solo per nutrirsi. Il locale sembra aver tirato i remi in barca affidandosi ad una cucina scesa di tono, ad un servizio stanco ed ad una atmosfera di "risparmio" generalizzato. Peccato! Un maître rotisseur, invecchiato. Nel panorama modesto della cucina veronese troppo urlata rispetto alla reale qualità offerta ci può stare, ma solo per dei turisti: per chi abita a Verona è meglio mangiare a casa propria.

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