Sulla strada per l'aeroporto a volte si trovano pe...

Recensione di del 12/07/2012

Wen

68 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 68 €

Recensione

Sulla strada per l'aeroporto a volte si trovano per caso dei gioielli nascosti: è il caso del ristorante giapponese Wen di Vergiate. In realtà  la mia compagna ed io avevamo scoperto questo locale in una circostanza analoga, ma solo ora, dopo una piacevole conferma della buona prima impressione, mi accingo a recensirlo. Lo faccio pur essendo restio a recensire questo tipo di ristoranti: se c'è infatti una cucina standardizzata al mondo, quanto e forse ancor più dei fast-food americani, quella è senz'altro la cucina giapponese, che ovunque propone e propina sostanzialmente gli stessi piatti, le stesse specialità, e talvolta anche lo stesso ambiente.
Il Wen non fa certo eccezione, ma vorrei sottolinearne alcuni aspetti che tuttavia lo distinguono per qualità da altri simili locali.

Il ristorante è posto in un'area commerciale (o forse sarebbe meglio dire in un "entertainment district" visto che si trova accanto ad un supermercato, una discoteca ed un night club, alle porte del centro abitato: piuttosto anonimi sono l'edificio e l'ingresso. La musica cambia però non appena varcata la soglia: l'ambiente è moderno, rilassante, non troppo chiassoso. Ci viene chiesto se preferiamo un tavolo nell'ampia sala principale o in una saletta riservata: noi scegliamo questa seconda opzione per una maggiore privacy, nonostante la presenza di separé in sala contribuisca a rendere più intimo l'ambiente.
Veniamo quindi condotti dal cameriere attraverso un corridoio che porta alla sezione del locale dove sono presenti una serie di salette appartate di varie dimensioni: ci aspettavamo tavolini bassi, panche di legno e cuscini, ed invece ci ritroviamo ad un normalissimo tavolo apparecchiato per quattro, separato dal corridoio da una semplice tendina di lino bianco. Forse non è stata la scelta migliore.
Alcuni dettagli d'arredamento ci colpiscono durante il nostro breve tragitto fino al tavolo: i pavimenti alternano parquet a piastrelle di nera ardesia ad inserti di vetro che fungono da teche con al loro interno dei piccoli giardini zen. Zen è anche il sottofondo musicale che contribuisce a rendere più rilassante l'esperienza: troppe volte questo semplice particolare viene trascurato. E' onnipresente il logo del fiore di loto che contraddistingue il brand Wen: lo troviamo come applique che illumina la nostra saletta, ricamato sui candidi e preziosi tovaglioli, sul vassoio con cui ci recano i due piccoli asciugamani umidi, caldi ed arrotolati per rinfrescare e pulire le nostre mani prima del pasto (attenzione che noi molto apprezziamo).

Una novità è costituita anche dal menu: trattasi di un vero e proprio fotolibro di carta patinata e dalla copertina in cuoio, che aiuta nella scelta anche i meno esperti di cucina giapponese.
Vasta è la scelta (anche non comune) di sushi (nelle varie declinazioni di hosomaki, uramaki, roll...), sashimi, cucina alla piastra teppanyaki e frittura in pastella tempura, solo per citare alcuni esempi.

Noi ordiniamo un sushi sashimi misto per due, uramaki di avocado e salmone e uova di lompo all'esterno, sashimi misto con salsa ponzu, e sashimi di astice, in assenza dell'aragosta.
Proprio i sashimi di astice ed aragosta meritano una menzione speciale (non solo perché il Wen è il primo ristorante giapponese dove li troviamo): i crostacei vengono presentati su un piatto da portata, apparentemente ancora integri, ma in realtà se si rimuove il segmento di corazza che copre l'addome, lo si ritrova ridotto a dadini, da assaporare sempre con la salsa ponzu. Sul menu è chiaramente indicato che il resto dell'animale verrà cucinato con una tempura. Così accade che, terminato il sashimi, il crostaceo venga ritirato, riportato in cucina e puntualmente riproposto poco dopo in una croccante pastella, con annessi pinze ed attrezzi per scarnificare le chele e le altre rimanenti parti coperte da corazza.
La presentazione dei piatti, quindi, ci appare sopra la media. Non mi dilungherò invece sul gusto, per quanto detto prima: basti dire che la qualità del pesce è molto buona, a nostro avviso.

Per accompagnare la nostra cena scegliamo un litro d'acqua naturale ed un Cartizze dry del 2010 di Varaschin, senza infamia e senza lode.

Il servizio è molto celere, grazie al sistema informatizzato per le comande ed allo stuolo di camerieri (una mezza dozzina o forse più) che gestiscono la sala con passo rapido: non esagero dicendo che saranno intercorsi al massimo cinque minuti dall'ordinazione all'arrivo dei primi piatti sulla nostra tavola.

Anche il conto è un po' sopra la media: euro 140, arrotondato a 135 alla cassa, non certo la stessa cifra che si pagherebbe per accedere a quei kentai sushi che tanto puntano sulla quantità e che tanto vanno di moda in questo periodo.
In sintesi, il Wen ha rappresentato per noi una gradevole esperienza fatta di un ambiente rilassante, un servizio veloce (ma piuttosto impersonale) e la scoperta che talvolta si può aggiungere qualche novità ai classici della cucina giapponese. Ci sentiamo perciò di consigliarlo anche ai Mangioni che, come noi, si trovano a passare per Vergiate diretti a Malpensa.

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