Si è letto molto di questo ristorantino affacciato...

Recensione di del 03/06/2007

Piccolo Lago

205 € Prezzo
7 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 205 €

Recensione

Si è letto molto di questo ristorantino affacciato sul Lago di Mergozzo, soprattutto recentemente, dopo l'assegnazione della seconda stella Michelin. Decido quindi di provarlo insieme alla mia dolce compagna, in uno slancio che ci porterà a lasciare per la prima domenica di giugno una Milano "grigina" per uno scorcio davvero affascinante di Piemonte.

La recensione che segue sarà breve, volutamente non dettagliata, ma vuole essere un commento sereno e serio ad una esperienza non proprio positiva.

Il ristorante è sito in una posizione estremamente favorevole, il cui valore aggiunto è incrementato esponenzialmente da una veranda che affaccia direttamente sul lago. Lo scorcio che vedremo dal nostro tavolo sarà incantevole: le acque chete del lago, il borgo di Mergozzo di fronte a noi, il verde intenso della vegetazione che sale sui monti e, tra due valli, la cima innevata di quelle che non si fa fatica ad identificare come le Alpi.
Alcuni dettagli, però, risultano invadenti sin da una prima attenta analisi: climatizzatori invadenti e quasi per nulla "mascherati" lungo le pareti interne, parquet non ben curato, tavoli di dimensioni "solo" sufficienti, stona anche la struttura in metallo scuro della veranda rispetto all'effetto più omogeneo che si sarebbe potuto ottenere con una struttura interamente in legno. La mise en place di gran tono: argenteria Sambonet e cristalli Spiegelau, ma i colori del tovagliato (grigio scuro e giallino) intonato con il sottopiatto non incontra il mio gusto. Troppa pesantezza. Peccati veniali, che costano l'eccellenza.

Il servizio è svolto da quattro camerieri, una sommelier ed il maître, che so essere fratello dello chef. Efficienza allo stato puro. Riescono a gestire perfettamente una sala con altre sei coppie di commensali, oltretutto garantendo sempre il servizio contemporaneo ad entrambi i commensali ed anche l'accompagnamento all'accomodarsi. Efficienti e belli, ma senz'anima. Professionalità estrema, che però non riesce a trasmettere emotività alcuna.
Sbavature: al momento della scelta del menu, viene fatto notare che la mia compagna non mangia piatti con interiora. Giunge come secondo antipasto il foie grais. Prontamente sostituito, resta l'imbarazzo. Il calice di champagne di benvenuto, ancorchè pieno, mi viene portato via al termine dell'appetizer senza nemmeno chiedere se gradivo continuare. Conto un solo giro a vuoto al nostro tavolo del personale, peraltro ottimamente mascherato. Inezie.

Il menu, in bella custodia di pelle, presenta tre degustazioni con abbinamenti al calice. Opto per il "gran degustazione": portate a sorpresa in numero non precisato. Abbinamento al calice. Prezzi ben indicati: sai quanto spendi.

Arrivano.

Appetizer.
Maki di lago e fiore di zucca in tempura con caramello di soia e salsa di zucca. Semplice.
Abbinato: Champagne Gonet. Lieviti e acidità agrumata per un ottimo calice.

Insieme, uno scenografico e buono cestino del pane, dello spettacolare burro locale e una schiacciatina con ottimo prosciutto della val Vigezzo.

Primo antipasto.
Hamburger di pesce affumicato secondo tradizione del piccolo lago, maionese aromatizzata e senape. Elegante e gustoso. Voto 8.
Abbinato: un profumato Pinot Bianco alto-atesino.

Scondo antipasto.
Torrone di fegato d'anatra marinato al vino Porto e armagnac in variazione di mela, cialda di polenta gialla. Sapori già visti e ben realizzati. Voto 8.
Abbinato: Gewürztraminer Grand Cru Furstentum Vielles Vignes 2003 "Albert Mann".

Terzo antipasto.
Luccioperca mantecato in crema di piselli e croccante di pane fritto. Il piatto della giornata. Un piatto che esce alla distanza, che non stanca, che rincorre i sapori. Eccellente, in questo caso, l'abbinamento con un buon Tocai. Voto 9,5.

Unico primo.
Carbonare "au koque". La loro rivisitazione della carbonara. In realtà, una esecuzione tecnicamente ineccepibile del classico piatto, con prosciutto della val Vigezzo al posto della pancetta affumicata e la crema d'uovo servita a parte, scenograficamente, da versare sopra. Totalmente fuori contesto. Voto 8.
Abbinato: un rosso del Garda, giovane e spigliato, con una buona acidità al palato e profumi eleganti.

Secondo piatto di pesce.
Luccioperca (credo) cotto a bassa temperatura, con aria di bottarga e crema di zucca. Giochi già visti, tecnicamente ben realizzati. Voto 8.
Abbinato: un ottimo Timorasso.

Secondo piatto di carne.
Maialino da latte. Non ricordo esattamente la lavorazione. L'amalgama dei sapori era buona, ma la carne risultava decisamente stopposa. Voto 7.
Abbinato: un Barolo 2003, giovane, lontano dal "re dei vini", ancorchè buono.

Carrello dei formaggi.
Spettacolare selezione, ricordo un caprino al ginepro, due Bettelmatt di stagionature differenti, ed altro ancora. Voto 10.
Abbinata: una buonissima Hy Beer.

Selezione di micro dessert.
Sei diversi piccoli assaggi, di scarsa caratterizzazione ed altalenante bontà. Voto 7.

Caffè ed una ottima grappa invecchiata venti anni, con piccola pasticceria di discreto livello.

Il conto? Menu: 130 euro l'uno. Abbinamenti: 60 euro a persona. Acqua (ne abbiamo bevuti solo due mezzi bicchieri): due bottiglie a 5 euro l'una. Grappa: 20 euro.

Il totale (205 € a persona) è importante, ma non mi scandalizza. Quello che mi lascia perplesso è quanto offerto per tale cifra: una cucina di buona fattura ma senza alcuna caratterizzazione, così come il servizio è stato efficiente ma impersonale. Peggio ancora il commento al costo dei vini abbinati: tutte bottiglie già aperte, tutti abbinamenti identici serviti anche ad altri tavoli (e questo vale anche per i menu degustazione, invariati per i tavoli visti). Una piccola catena di montaggio del gusto di lusso.
Ed ecco quindi spiegato anche il peso che assumono le "inezie" ed i "dettagli" sopra indicati come difetti.
Un due stelle: da turisti svizzeri in trasferta?

Danilo Taglietti

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