Questo ristorante di antica fondazione - 1918 reci...

Recensione di del 29/03/2008

Giappun

87 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 87 €

Recensione

Questo ristorante di antica fondazione - 1918 recita l'insegna - si trova in una piccola traversa della via Aurelia. Le indicazioni sulla strada sono ben visibili, ma non si può accedere al vicoletto in auto né c'è parcheggio privato. Si posteggia nei paraggi e si raggiunge il locale a piedi.

Una porta a vetri satinata immette nell'unico salone ampio e luminoso, dove domina il contrasto cromatico fra le tinte chiare delle pareti impreziosite da opere di un pittore locale, il kaki delle piastrelle intarsiate e le strisce rosse e beige dei tessuti delle comode sedie.
Alle finestre i tendaggi color panna che lasciano filtrare la luce. Un imponente mazzo di rose rosse troneggia sul tavolo di servizio a centro sala.
L'impatto è molto gradevole, lo stile è elegante e sobrio, l'ambiente è rilassante con una musica di sottofondo non invadente.
Gli ampi tavoli rotondi sono sufficientemente distanziati a garantire la giusta privacy e riproducono lo stesso gioco di tinte della sala: l'écru del tovagliato e la macchia rossa della rosa e del suo vasetto in vetro.

Veniamo accolte dal patron-chef Roberto Lamberti e dalla moglie-maître che ci fa accomodare al tavolo prenotato per due.
Possiamo posare le borse sullo sgabellino rivestito con la stessa stoffa delle sedie.
La mise en place è elegante nella sua essenzialità, con posateria Broggi e calici di cristallo. Un curioso macinapepe di fattura mediorientale e i sali pregiati delle Hawaii e di Halen Môn completano l'allestimento del tavolo.

La maître ci porta il menu e la carta vini, lasciando sul tavolo un vassoietto di ceramica bianca contenente pane al sesamo e grissini fatti in casa, tutti molto buoni e fragranti.

Il menu.
Si può scegliere fra due diversi menu degustazione, da 45 e da 70 euro, oppure alla carta dove i piatti a base di pesce fresco locale la fanno da padrone. Poiché è la nostra prima visita optiamo per il menu degustazione di quattro portate più il dolce. I piatti non sono specificati e ci affidiamo allo chef il quale ci assicura che alla fine ci saremmo fatte un'idea molto chiara della sua cucina di mare, assicurandosi preventivamente che gradissimo anche il pesce crudo.

La carta dei vini.
La carta vini è piuttosto nutrita, con etichette di pregio italiane ed estere tra le quali si individua anche qualche mezza bottiglia di nomi interessanti, cosa di solito piuttosto rara.
Non sapendo cosa avremmo mangiato ci affidiamo ai consigli del patron che ci orienterà verso la felicissima scelta di un Langhe Doc Rossj-Bass di Gaja, 2003, Chardonnay in purezza, disponibile nel formato 0,375 l.
La bottiglia ci viene presentata al tavolo, aperta in sala e versata in ampi calici che liberano l'intenso profumo di questo Chardonnay invecchiato in botte piccola. Viene lasciato sul tavolo accanto alla glacette disponibile nel caso lo avessimo gradito più fresco.

Antipasti.

Su piatti di ceramica bianca rettangolare dal bel design, con composizioni di raffinato gusto estetico arrivano i due antipasti.

Tonnetto crudo con salsa di cipollotti e scorze d'arancia candita.
I bocconcini di tonno crudo sono proposti in una bella composizione sullo sfondo verde della salsa decorata con scorzette d'agrumi e un baffo di aceto balsamico. Il tonno è tenerissimo e fresco e si abbina bene alla profumata salsa di cipollotto dal sapore deciso ma non invadente e che, con l'amarognolo della scorza d'arancia, forma un tris di sapori assai gradevole.
Voto 8,5.

Seppioline e calamaretti grigliati con passatina di fagioli di Pigna.
A un'estremità del piatto un piccolo contenitore di vetro satinato, di forma diversa per me e per la mia commensale, contiene la cremina di fagioli bianchi di Pigna, molto noti nella zona e presidio Slow Food; al centro le due seppioline e il calamaretto grigliati; all'estremità opposta una misticanza di insalatina e dadolata di pomodoro condita con olio extravergine.
Le seppie sono talmente tenere che il coltello è superfluo; si può scegliere se stemperare l'aroma della grigliatura con la crema di fagioli oppure apprezzarlo così com'è. La passatina di fagioli nella sua semplicità è strepitosa e impreziosisce il piatto.
L'unico difetto: le seppioline erano troppo poche!
Voto 8,5.

Lo chef è comunicativo e ogni tanto fa la sua comparsa in sala per accertarsi del gradimento dei suoi piatti. In una di queste visite, al tavolo accanto, sento elogiare entusiasticamente il suo Brandacujun, piatto tradizionale a base di stoccafisso mantecato, patate, olio extravergine, aglio e prezzemolo. E' una delle mie ricette preferite di questa zona e non riesco a trattenermi dal chiederne un assaggino. Lo chef annuisce con un sorriso e me ne porta una porzione pantagruelica di cui non rimarrà traccia.

Primo piatto.

Tagliolini agli scampi.
La semplicità del titolo non rende giustizia a questa portata che per me ha rappresentato la vetta qualitativa dell'intero pranzo. Su un piatto molto ampio una porzione ragguardevole di tagliolini fatti in casa, arrotolati a forma di cilindro accanto al quale sono posati due grossi scampi. Il piatto è decorato con i punti di verde della delicata salsa di basilico.
A parte ci vengono portate l'apposita pinza e la forchettina per crostacei.
La pasta è buonissima, la cottura perfetta, il condimento a base di scampi si accompagna al pesto delicato che aggiunge aromaticità ai crostacei senza prevaricarli, anzi armonizzandosi perfettamente.
Il piatto sviluppa un profumo molto intenso e gli scampi sono freschi, morbidi e gustosi. Una portata di grande soddisfazione.
Voto 9+.

Secondo piatto.

Sarago con carciofi e patate.
Anche in questo caso la ricetta sembra piuttosto semplice, ma il risultato è di alto livello. Il sarago ha un buon profumo e un sapore ricco, è sovrastato da generose fettine di carciofi dall'aroma invitante e da sottili dischi di patate al forno. Anche qui, ad impreziosire il piatto, le gocce di pesto che formano un insieme armonico con tutto il resto. La porzione è piuttosto ricca, infatti la mia commensale fatica a terminare il piatto.
Voto 9.

Dolce.
La raggiunta sazietà mi ha impedito di apprezzare al meglio il dolce che mi è parso, fra tutte, la portata meno interessante.
Torta di mele e uvetta con crema pasticcera.
Una piccola fetta di torta tiepida, morbida e dolcissima accompagnata da una crema pasticcera un pò anonima. Nel complesso non mi ha entusiasmata.
Voto 7.

Dopo il caffè ci vengono offerti i liquori fatti in casa e io concludo con un fresco limoncello.

Il mio giudizio complessivo alla prima visita è più che buono. Il primo e il secondo mi hanno entusiasmata a tal punto che sorvolo sull'ordinarietà del dolce e che forse non sono stata in grado di apprezzare in quanto già sazia.

Non c'è una particolare elaborazione innovativa nelle ricette, ma gli ingredienti sono di prima qualità, la presentazione è curata e valorizza il lavoro dello chef che sa certamente scegliere i prodotti giusti e trattarli nel modo migliore.

L'ambiente è tranquillo e abbastanza riservato. Il servizio è professionale e attento, senza essere invadente. Un posto consigliatissimo per chi ama il pesce.

Il conto: due menu degustazione 140 euro; una bottiglia di vino da 0,375 l. 24 euro; una bottiglia di acqua minerale 4 euro; due caffè 6 euro.
Totale 174 euro per due persone.
Noto con piacere che il Brandacujun, che non era solo un assaggio ma una porzione intera, ci è stato gentilmente omaggiato dallo chef.

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