Per quanto i singoli Mangioni impieghino unità di ...

Recensione di del 27/01/2013

Agriturismo il Cinema

34 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 34 €

Recensione

Per quanto i singoli Mangioni impieghino unità di misura e criteri di valutazione differenti, le informazioni acquisite consultando il nostro sito si sono sempre rivelate utili per orientare la mia scelta dei ristoranti da provare.
Tra questi non può essere trascurato Il Cinema, il cui punteggio lo colloca al secondo posto della graduatoria in provincia di Pavia ed al primo nella fascia di prezzo intorno ai 30 euro.
Decido così di prenotare per quattro persone, con l’aspettativa di consumare un buon pranzo, ma anche con il desiderio di verificare di persona se la mia opinione coincide con quella dei recensori che mi hanno preceduto.

Giungiamo a Valle Lomellina con un certo anticipo nonostante l’andatura moderata consigliata da una nebbia non fittissima, ma presente per quasi tutto il viaggio a partire da Milano.
L’ampio piazzale di fronte al Cinema è occupato dal mercato, ma è facile parcheggiare poco più avanti in una piazza su cui si affacciano due chiese, delle quali una promette “indulgenza plenaria ogni giorno” con una scritta dipinta sopra la porta d’ingresso.

L’edificio in cui è collocato l’agriturismo ha l’aspetto edilizio dei cinematografi di paese realizzati nel primo dopoguerra e l’aria decadente dei locali messi da parte dal cambiare delle mode. Dall’ingresso originario, oggi chiuso, si accede allo spaccio in cui sono venduti i risi prodotti dall’azienda proprietaria del vecchio cinema e dell’attuale ristorante, il quale occupa la restante porzione dell’edificio, comprendente l’area in cui era collocato il palcoscenico.

Entriamo da una porta che in passato fungeva da uscita di sicurezza e veniamo accolti con aria festosa dal personale, vestito in divisa, che ci invita a lasciare i cappotti nel guardaroba e che ci assegna un ampio tavolo, ben distanziato dagli altri e apparecchiato con una tovaglia rossa, tovaglioli in tinta e fine sopratovaglia bianca di cui cercheremo di conservare il candore versando il vino rosso con attenzione particolare.
In attesa dell’inizio del pranzo abbiamo la possibilità di osservare con calma l’ambiente, che, diversamente da come mi era sembrato guardando le foto sul web, ha un aspetto caldo ed accogliente.
Su un lato è conservato il palcoscenico ove negli anni Cinquanta e Sessanta si sono esibite compagnie di avanspettacolo, ma anche cantanti di fama. C’è ancora l’imponente e ben tenuto sipario color rosso granata con guarnizioni giallo oro, che oltre a creare un’atmosfera da “salone delle feste” contribuisce a smorzare i suoni, tanto che una lunga tavolata di invitati per festeggiare un compleanno non ci disturba con il suo educato ma inevitabile vocio.
Le altre pareti sono ornate con finiture in stile stucco veneziano con inserti in rosso pompeiano e decori dorati. Sopra la porta d’ingresso è collocata l’imponente macchina da proiezione, con gli enormi contenitori delle “pizze” di pellicola. Ovunque sono appesi manifesti e locandine originali che farebbero la gioia dei collezionisti e che evocano un periodo in cui la produzione cinematografica ha lasciato un segno forte nella cultura popolare. Lampade alogene a luce indiretta assicurano una illuminazione gradevole ed efficiente.

Ispirandoci alla scelta dei Mangioni che ci hanno preceduto, beviamo il vino compreso nel menu, scegliendo la variante ferma di un Bonarda Oltrepò Pavese dell’Azienda Brandolini. Buon compromesso per l’accompagnamento dei piatti serviti, fatta eccezione, ovviamente, per i dolci, ai quali accosteremo un vino da dessert.

Si inizia con un "lungometraggio di antipasti": metafora un po’ scontata proposta nel sito web del ristorante, ma azzeccata per la numerosità delle portate, di cui ogni volta viene servita una porzione non eccessiva, ma sempre accompagnata dall’offerta di un bis. Soluzione razionale per riuscire ad assaggiare tutto senza scoppiare e per evitare la sgradevole necessità di avanzare il cibo servito, anche se di buona qualità.
Consapevole della lunghezza dello “spettacolo” ricorrerò al bis poche volte, rinunciandovi anche quando la bontà delle portate lo avrebbe reso piacevole.
Come in un film d’azione, i piatti si susseguono in una varietà di scene, mantenendo un ritmo piacevole per una spensierata degustazione, ma un po’ troppo veloce per memorizzare i dettagli da inserire in una accurata recensione.
La prima portata è un classico: salame di Varzi e salame cotto, ma tagliati sottili, diversamente dalla consuetudine. Poi morbido lardo di Arnad, squisite fettine di tacchino tartufato, una classica salsiccia con lenticchie, polpettine di carne al latte dal delicato sapore, cuore di carciofo al forno, carne in foglia di radicchio dal sapore buono e personale, carciofi impanati ben fatti, peperoni con acciughe inaspettatamente e piacevolmente poco piccanti, melanzane al forno gustose, fettine di porchetta, involtini di speck e brie, puntarelle e, per finire, un rinfrescante carpaccio vegetariano. In sintesi: una piacevole alternanza di sapori gradita a tutti noi.

Passando al "primo tempo" della metafora cinematografica, ci viene servita la panissa: quella piemontese, ben diversa dall’omonimo piatto ligure. Come spesso accade per i piatti tradizionali, anche la panissa piemontese è soggetta a varianti locali, che determinano diversificazione di sapori anche significative. Quella di oggi mi sembra buona e gustosa, a differenza della panissa (o paniscia) dal sapore scialbo che mi è stata servita in altro ristorante. Degna di nota la cottura, al dente, che, unita alla bella mantecatura, sono l’espressione di come va cotto il riso secondo tradizione, come è lecito aspettarsi in Lomellina, in casa di chi il riso lo produce.
La portata successiva è costituita da farfalle primavera: piatto semplice e buono, al quale la verdure conferiscono un tono rinfrescante a chiusura del ciclo dei primi, in modo similare a come era terminato il ciclo degli antipasti.

Il "secondo tempo", relativamente breve, si apre con un ottimo pollo ruspante al forno, insolitamente saporito e croccante, e continua con un morbido arrosto di manzo coperto da una salsina densa e gustosa, con il contorno di catalogna trifolata e cuore di verza con aglio.

Il menu del Cinema comprende frutta e dolci alla voce "titoli di coda", ma la definizione è estremamente riduttiva. In realtà si tratta di un secondo film o, forse meglio, dello spettacolo, dopo il godibile avanspettacolo che lo ha preceduto.
Vengono portati in sala dei vassoi con la tagliata di frutta: non una semplice macedonia, ma un trionfo di frutta freschissima, a fette o spicchi disposti in un’ordinata e multicolore composizione che viene ricreata con forma diversa nei piatti in cui viene servita. Il sapore è veramente delizioso, grazie anche all’aggiunta di un cockatil di cui ci viene svelata la composizione: Rosolio, Sherry, Grand Marnier, Martini, Maraschino e zucchero in adeguata quantità. Una preparazione in grado di convertire chi, come me, ha sempre considerato la frutta come un alimento salutare, ma poco interessante per l’appagamento del gusto. Premio Oscar per la categoria frutta!
Ma lo spettacolo continua. Mancano i dolci, che decidiamo di accompagnare con uno dei vini da dessert che ci vengono proposti: una bottiglia di Nettare del Paradiso dell’Azienda Vicara, prodotto nel Monferrato impiegando mosto parzialmente fermentato. Il profumo è fruttato ed il gusto non è stucchevole come temevo, considerando il particolare metodo di produzione di cui non avevo precedente esperienza.
Al contrario, ci appare perfettamente adatto per accompagnare la sontuosa e frechissima torta di mascarpone e cioccolato, seguita da una doppia crostata con marmellata e mele, morbida e buona, ed infine "fuori programma", splendidi profiterol alla panna, aromatizzati all’arancia e guarniti con arance caramellate.
I veri titoli di coda sono i caffè ed il limoncino, che preferiamo alla grappa di riso.
"The end".
Torneremo per godere di un altro spettacolo dello stesso regista.

In sintesi.
La cucina usa buone e fresche materie prime, ben valorizzate dalle preparazioni. Il punto di forza percepito nella nostra esperienza odierna è costituito dalla varietà di antipasti, dalla frutta, preparata in modo eccellente, e dai dolci. In questo, il Cinema ci appare differente da altri ristoranti in provincia di Pavia ove i dessert sono spesso considerati una sorta di complemento secondario.
Il servizio è svolto con efficienza, professionalità e sorridente cortesia. I piatti vengono descritti con cura e mai viene a mancare l’attenzione ai desideri dei clienti.
L’ambiente mi ha sorpreso. Mi aspettavo che l’adattamento a ristorante dell’originaria sala cinematografica fosse una forzatura non in grado di generare un ambiente accogliente. Non è così, anzi nel locale aleggia un’aria festosa, il cui merito va attribuito sia al personale sia alla ricreata atmosfera dei cinema-teatri che negli anni del dopoguerra presentavano il loro splendore secondo i canoni estetici allora in voga. Bellissimo esempio di riutilizzo di un locale riconvertito senza tradire i caratteri della sua origine.

Il conto di 135 euro è costituito da 120 euro per quattro menu completi e da 15 euro per la bottiglia di vino da dessert. Davvero onesto per un ottimo pranzo gustato allegramente in un ambiente simpatico.
Non viene accettato il pagamento con bancomat o carta di credito.
Ricevuta fiscale XNRF 59321/09 n.11 del 27 gennaio 2013.

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