Quando mi trovo davanti ad un ristorante di un hot...

Recensione di del 11/10/2005

Là di Moret - Hotel

40 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Quando mi trovo davanti ad un ristorante di un hotel subisco un involontario irrigidimento e non so se succede solo a me: divento più diffidente proporzionalmente a quanto questo ristorante mi sembra collegato con l'hotel; se poi è praticamente annesso, faccio proprio fatica a convincermi ad entrare. In questo caso, essendo il locale piuttosto famoso mi sono convinta in fretta; si parcheggia sul retro, nel parcheggio privato dell'hotel e si raggiunge la sala da pranzo.

Gli ambienti, sopratutto quelli di collegamento con la sala risentono parecchio del passaggio del tempo. Diciamo anni '60 forever. La sala resiste ancora, le pareti in pietra a vista, il singolare caminetto e l'apparecchiatura con i calici da vino forniscono subito una buona accoglienza. Una foto sicuramente d'annata si può intravedere nel sito (ma dico io, un po’ più di cura nel fare questi siti no?).

Il cameriere ci porta subito due frizzantini offerti dalla casa: tornerò sul cameriere perché è stato di una gentilezza e di una simpatia incredibili. Accanto a noi, molti stranieri ma comunque a pranzo la sala difficilmente è piena. Ci vengono portate delle bruschettine, forse "bruschettine" non è la parola giusta, piuttosto pane tostato in forno con un po’ d’olio sopra, idea rustica e simpatica (oltre al casino mandibolare che si è costretti a fare, sbriciolando ovunque, buffo). Intanto consultiamo il menu: è presente un menu del territorio, se non sbaglio a 29 euro, un prezzo davvero ottimo, ma non ricordo molti dettagli perché l'ho scartato immediatamente. Un menù di pesce a 39 euro. Decidiamo di ordinare alla carta.

Io prendo i gamberi di fiume alla busera (mai capita l'origine del nome, c'è chi dice busara chi busera, un giorno andrò in fondo alla cosa) con fagioli: molto buono, presentato in una cialdina di crèpe; il cameriere ci ha portato anche un poco di polenta calda perché secondo lui era particolarmente adatta. Il tutto era così buono che ho dovuto cederne un po’ al mio cavaliere, per ritrovarmi in compenso con parte del suo piatto (che non avrei ordinato nemmeno sotto tortura): dei fagottini di pasta fillo ripieni ai porcini (e ahimè miscelati e "pureizzati" con panna); uno di quei piatti che propinavo agli amici quando cominciavo a spentolare in cucina ed ero suggestionata dai vari giornali di ricette negli anni '80. Preparazione piuttosto indecorosa per un ristorante, ma facciamo finta di nulla.

Il problema del menu sta nel fatto che pur essendoci una suddivisione di antipasti, contorni, e carne ai ferri con varie proposte, tutto il resto, ossia primi e secondi, è elencato sotto la voce Consigli dello Chef o qualcosa di simile, rendendo piuttosto complessa la scelta.

Abbiamo preso due polente "cunciade"; c'erano anche alcuni primi di pesce che non mi esaltavano; restava solo una zuppa di borlotti con crostini che poteva sembrare interessante, ma ero in dubbio sulla grandezza di quello che avevo ordinato e non capivo se era un primo o un secondo (come alternativa c'era del carrè al forno con timballo di cuscus e del coniglio).
Servita su un piatto fatto a forma di "disegno cachemire" (non so come altro chiamare quella forma, romboidale curva) arriva dunque un'ottima polenta con due cosce di faraona saporitissime e di una consistenza morbida, meravigliosa ed una fondutina di formaggio (anche se sono indecisa, poteva essere una mornay molto leggera).

Il cameriere ci dice che se ci piace il cioccolato dobbiamo assolutamente assaggiare una "cosa stupenda che è uscita appena adesso dal forno": il tortino di cioccolato dal cuore morbido che sta spopolando l'Italia da nord a sud. Ormai sono un'esperta in materia. Buono, cacao non stucchevole, nessun sentore di farina, anche se a spaccare il capello, l'interno non era bollente, ma d'altronde io ne so qualcosa di cosa vuol dire cercare di sformarlo quando l'interno è bollente; infatti i posti dove l'ho mangiato con interno bollentissimo sono quelli che generalmente lo servono in coppetta.
La spuma di zabaione è servita in un ampio bicchierone da vino rosso con delle lingue di gatto fatte in casa, notevole; il semifreddo al torroncino è uno dei migliori mai mangiati con un zig zag che più che caramello era una salsa al caramello, buonissima.

Infine il caffè c'è stato servito in tazzine grandicelle, una via di mezzo fra la tazzina normale e quella da cappuccio; questo mi piace molto: infatti dove capita lo rimarco perché spesso ti servono un affare ristrettissimo, in tazzine da bar, che non si sposa assolutamente con un pranzo, ma è più adatto al caffè volante nei due minuti di pausa dal lavoro.
Dimenticavo i quattro bocconcini di tenerina calda che sono arrivati assieme al caffè non so se per abitudine o perché il cameriere ci aveva preso in simpatia.
Nota da rimarcare, c'è una buonissima selezione di vini al bicchiere (i ristoranti di questo calibro non sempre ce l'hanno, genericamente si trova su fasce di prezzo più alte) ed un'ottima selezione di grappe che si possono vedere su una madia all'entrata.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.