Finalmente l’occasione per ritornare alla Locanda ...

Recensione di del 11/12/2010

Locanda Margon

65 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 65 €

Recensione

Finalmente l’occasione per ritornare alla Locanda di villa Margon. Devo dire che mi ha colpito ad inizio anno la notizia del cambio di gestione e la curiosità di testare la nuova brigata era molta.
Questa bella locanda si trova a due passi da Ravina, la zona industriale di Trento che ha il vanto di ospitare le perle dell’enologia Trentina, le cantine Cavit, potenza enologica a carattere di cooperativa e le premiate Cantine Ferrari, con da qualche anno l'acquisita distilleria Segnana. Da Trento proseguendo in direzione sud lungo la tangenziale, lasciandoci le cantine sulla sinistra, al semaforo teniamo la destra per il piccolo centro e poco più avanti ci si inerpica lungo una stradina asfaltata ma molto ripida, che ci porta in mezzo a bei vigneti e ci regala una vista mozzafiato sulla valle dell’Adige. Vista che è possibile apprezzare anche dall’ampio parcheggio all’esterno del ristorante.
Immersa in mezzo alle viti, questa costruzione è composta di una veranda dove mi dicono sia possibile provare un menu non molto impegnativo e proposto in tempi brevi; e dalla sala principale rinominata Salotto Gourmet. Io, ho riservato un tavolo in quest’ultimo. Noto all’ingresso che il locale è stato parzialmente riarredato, nella parte sinistra della sala è stato allestito un piccolo salottino, molto fashion, motivi che si ritrovano anche nelle nuove sedute, delle comode poltroncine e nei tavoli apparecchiati da tovaglie corte che vanno a fasciare il tavolo. La ricercatezza del vasellame e dei bicchieri è sempre impeccabile come ricordavo.

Ci accoglie un maître di sala dall’indubbia preparazione e raffinatezza ma forse un po’ troppo “ingessato”. Dopo i soliti convenevoli ci fa accomodare in un tavolo d’angolo, rotondo come tutti gli altri, dove come avevo espressamente chiesto al momento della prenotazione mi fanno trovare una rosa rossa per la mia lei; mi vergogno un po’ a fare questo appunto visto che la direzione alla fine non si è fatta pagare il disturbo, ma in un locale che vuole esser di così alto livello, mi aspettavo una presentazione e soprattutto un confezionamento un po’ più ricercato dal solito cellofan trasparente; comunque ugualmente ha raggiunto lo scopo che desideravo.
Sbirciando dalla mia postazione, noto che sono stati aggiunti appoggi, piccoli tavolini in sala che scoprirò poi serviranno al momento del servizio, per il resto l’arredamento è molto formale e minimalista. Luci soffuse e pur essendoci solamente cinque tavoli per un diciotto-venti coperti massimi, si crea un discreto brusio.

Veniamo alla carta. Tre proposte di menu con vini in abbinamento, un po’ limitate e molte volte ripetizioni di piatti dei menu degustazione le proposte alla carta. Carne e pesce, naturalmente con accostamenti ricercatissimi. Per quanto riguarda i vini ineccepibili scelte, la possibilità di degustare annate particolari direttamente dalla cantina personale della famigli Lunelli, vasta scelta di bianchi e rossi fermi ed innumerevoli bollicine. D'altronde qui giochiamo in casa. Molte ed interessanti le possibilità di vini alla mescita.
Mentre siamo assorti nella lettura, il maître di sala dopo averci fatto annusare un ottimo tartufo bianco ci propone due fuori carta, un uovo morbido con scaglie di tartufo e un “taiolin” che in mezzo a tutto questo lessico forbito quasi non avevo riconosciuto, sempre proposto con scaglie di tartufo.

Nell’attesa ci vengono proposte focaccine e panini di vario impasto, peccato non siano caldi.
Come saluto della cucina proposte molto elaborate ed interessanti, un bon bon di baccalà servito in abbinamento con un infuso di lime e cardameno, un bacio di dama alla salsa tonnata, anelli di polenta al caffè abbinati ad una centrifuga di rapa rossa, chinotto e grappa Segnana gentile. Devo dire che è stato un piacevole inizio ed un assaggio della competenza del cuoco.

La nostra scelta dopo tanti tentennamenti, vista la curiosità che suscitavano i piatti, è caduta su un crudo e cotto, antipasto che colpisce sia l’occhio che il palato. Composto da battuta di scottona ricoperta da chips e un “carpaccio” di melanzana che stupisce per la sua tonalità di colore cosi simile ad un trancio di carne cruda. Esaltante il gusto dell’ortaggio che forse mi va a sovrastare la delicatezza della tartare che tartare non è, perché servita proprio al naturale. Grande qualità dei prodotti, presentazione meravigliosa.

Devo dire che la mia idea di pasteggiare con un buon calice di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore vendemmia 2000 è stata a dir poco eccellente. Innanzitutto una lode alla possibilità di degustare questo maestoso prodotto conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo anche alla mescita. La sommelier, visto che la bottiglia era già aperta, si accerta prima di servirmelo, che il prodotto abbia mantenuto invariate le sue caratteristiche. Nulla da eccepire quindi sul servizio, l’unico neo è un po’ l’effervescenza, che purtroppo se ne è andata. Questo vino, punta di diamante dell’enologia trentina dopo dieci anni di affinamento sugli lieviti si presenta maestoso, dorato con note mielate, di fiori secchi, si mantiene ancora minerale e fresco ricordandoci da dove proviene, proprio la vallata qui di fronte ha il piacere di vederlo maturare. In bocca è esaltante nella persistenza. Peccato per la bollicina, se la memoria non mi inganna, dovrebbe esser stata croccante, quasi setosa.

Continuo con un cannolo di pasta di patate e carote, ripieno di ragù scelto di coniglio. Siamo sempre su un livello di presentazione altissimo, eccezionale la pulizia dei sapori, raffinato e delicato. Molto buona anche la fracosta di manzo deglassata all’aceto con aglio confit, dragoncello e patate fritte. Morbidissima e di qualità eccelsa la carne, forse un po’ troppo banale l’esecuzione della patata che mi va un po’ a smorzare il particolare gusto del manzo.

Dalla carta dei dolci mi colpiscono i cannoli di caramello con un cremoso al mascarpone su emulsione di caffè d’orzo e marzemino. Forse l’unico tentennamento della serata, perché oltre alla bella realizzazione non trovo una ricercatezza di sapori cosi esaltante.
Accompagno il dolce e i dolcetti proposti come pre-dolce, tra i quali degna di nota la meringa con mozzarella di bufala, pomodoro e origano (qui si che si esprime la forza di un cuoco stellato), torroncini e mandorle tostate ricoperte di polvere di cioccolato, con un calice di Sauternes, bello mielato, nota vegetale che va a fondersi con una nota tostata. In bocca sprigiona freschezza ed ancora una fragranza speziata dalla lunga persistenza.

La preziosa cena è stata composta da due antipasti per € 40, un primo ad € 16, un secondo da 30 €, due calici di Giulio € 30, un dolce € 10 ed un calice di Sauternes € 5 per un totale di € 131, pagati in contanti, euro compreso.

Ancora una bella esperienza qui a casa Lunelli, professionalità sia nel servizio che in cucina, che proietta questo ristorante tra le eccellenze italiane; anche se devo dire che mi dispiace molto non veder più la signora Franca, moglie dell’ex cuoco Walter Miori precedente gestore, aggirarsi con la sua raffinata gentilezza tra i tavoli, mi spiace non ricevere più il saluto dello chef a fine pasto e mi dispiace non sentirmi più a “casa”, non respirare più quell’atmosfera calda, quasi famigliare, ma di gran livello, ve lo assicuro, che ho trovato le tante volte precedenti.
Locanda Margon resterà sempre un ristorante di altissimo livello, ma questa nuova impostazione, questa "ingessatura", scusate la ripetizione ma non trovo sinonimo migliore, mi va un po’ a rovinare il ricordo, la sensazione di “calore” che ho provato in passato. Un particolare che forse a fine cena non è il massimo, la toilette, anche lì raffinatezza e accessori di classe che adesso non ci sono più, come la suppellettile in più negli spazi comuni e in sala che serve al padrone di casa per lasciare un bel ricordo e per far traspirare qualcosa di se.
La piacevolezza di scambiare due chiacchiere spensierate, al tavolo, o mentre si degustava una buona grappa e magari per gli amanti anche un buon sigaro nel salottino subito vicino l’ingresso, o come quella volta che con la signora Franca ci siamo messi al suo computer per visionare un sito che a mio avviso aveva pubblicato una bella recensione sul suo ristorante.
Ecco, questo è l’unico rimpianto, la ciliegina che manca per coronare questa bella serata.

lorenzo.furini@alice.it

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