Ci siamo recati al Caffè Groppi pieni di belle spe...

Recensione di del 28/10/2006

Caffè Groppi

160 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 160 €

Recensione

Ci siamo recati al Caffè Groppi pieni di belle speranze, animati dal desiderio di degustare la cucina dello chef Fabio Barbaglini. Le aspettative iniziali, però, sono state in parte deluse.

Il locale è sito a poche decine di metri dalla stazione ferroviaria di Trecate; parcheggiare è semplice dato che, stranamente, la strada appare sgombra da autovetture.

L’esterno del ristorante è nel complesso anonimo, ma non ci perdiamo d’animo. Dopo aver suonato il campanello, veniamo accolti dal sommelier che, gentilmente, si prende cura dei nostri soprabiti e ci accompagna nell’unica sala ancora vuota, dall’aspetto elegante ed intimo.

L’ambiente presenta pareti con toni giallo ocra, mobili ed accessori per l’illuminazione in stile retrò e pavimento in parquet di legno. Bella la mise en place, corredata da un’orchidea e completata da elegante cristalleria. In sala, fino al termine della nostra cena, non saremo allietati da alcuna diffusione musicale.

Come comunicatoci telefonicamente all’atto della prenotazione, ci viene proposto l’unico menu disponibile: degustazione “Karma”, composto da nove portate, a 110 euro.

A fianco di ogni preparazione prevista in menu, è indicato l’anno nel quale il piatto è stato pensato ed eseguito per la prima volta.

Dopo aver consultato la carta dei vini, abbastanza ampia e ricca di etichette nazionali ed internazionali, decidiamo di optare per l’”abbinamento vini consigliato in degustazione” proposto a 50 euro, anche perché le proposte della cucina che spaziano dal pesce alla carne, sono spesso arricchite da importanti speziature che mal si adattano alla scelta limitata di un solo vino.

Intanto ci viene servita acqua minerale San Bernardo e piccoli pani abbastanza fragranti, ma deludentemente non di produzione propria.

Ed ecco, come aperitivo, uno champagne Philippe Gonet, "Blanc de Blanc Grand Cru” "Roy Soleil”, che accompagnerà pure la prima portata del nostro menu degustazione.

Iniziamo quindi con le scaloppine crude di ombrina con la sua pelle “bruciata” al pepe rosa, crema fredda di fichi all’aceto di mele e foglie di levistico, 2006.
Per la degustazione ci viene suggerito di immergere le scaloppine di ombrina nel contenitore di acqua e ghiaccio, per poi assaporarle con la foglia di levistico arrotolata e farcita di crema fredda di fichi all’aceto di mele. Assolutamente insapore l’ombrina e abbastanza inutile la sua immersione in acqua e ghiaccio, il cui scopo illustratoci dovrebbe essere quello di abbassarne la temperatura, rassodarne la consistenza e facilitarne l’assimilazione.
A mio parere una prima portata incomprensibile e deludente.

Ad accompagnare le successive due pietanze, un Soave classico “Le Bine” 2004 di Tamellini, servito, forse, un po’ troppo freddo.
Molto interessante, anche nella presentazione, l’insalatina di granciporro, succo di mela, tegola croccante al latte con purea di mele alle spezie e lattuga stufata 2004, con la sua delicata sfogliatina al latte, dolce e croccante, e il succo di mela con la sua tipica acidità, acidità che ritroviamo anche nella purea speziata. Deliziosa ed intensa la croccante lattuga stufata che presenta una gradevole nota amarognola ben combinata con la delicatezza del granciporro, accuratamente decorticato e ridotto in piccoli frammenti.

Con il rosso d’uovo con spuma tiepida di sedano, ricci di mare e crostino di pane al tartufo nero , 2006, torna alla memoria una pietanza degustata recentemente nel ristorante di Massimiliano Alajmo. Delizioso il sottile fragrante crostino di pane nella sua consistenza, anche se l’aroma ed il gusto del tartufo si rivelano impercettibili. All’interno del guscio d’uovo precedentemente sezionato per l’inserimento del cucchiaino, una spuma delicata di sedano, dall’aspetto liquido, con piccoli frammenti delle sue foglie; il tuorlo, intero, è appena rappreso e una volta rotto con il cucchiaino, si amalgama man mano con l’estratto di sedano. Nel complesso una preparazione molto gradevole, anche se, però, non ho avvertito al palato la presenza dei ricci di mare.

In abbinamento alle successive due portate, un Frascati Superiore 2003 "Cannellino" Castel De Polis, vino da agricoltura biologica, composto da Malvasia di Candia, Trebbiano toscano, Bonvino e Cacchione. Intensamente fruttato con note evidenti di albicocca, frutta matura e banana.

Un bel piatto, molto fresco, l’ostrica e cipollotto croccanti, cipollotto marinato e salsa fredda di pomodoro verde, 2005, impreziosito dall’acidità della salsa di pomodoro verde. L’ostrica, insieme al cipollotto, è contenuta in una specie di crocchetta di patate ben asciutta e fragrante.
Interessante la nota amara dell’ostrica, che contrasta con la dolcezza aromatica del cipollotto. Un piatto innovativo, dove l’ostrica incapsulata si presenta al palato con la giusta consistenza, senza che la cottura ne abbia alterato minimamente l’evidente qualità.
A mio parere inadeguato l’abbinamento col “Cannellino”, che non esalta la preziosità della pietanza.

Ed è invece con la succulenta zuppa di uva con ravioli di fagianella, foie gras caldo d’oca e piccola composta di scalogni e arance, 2001, che il “Cannellino” trova, nell’abbinamento con il foie gras, la sua giusta espressione, attenuando ed impreziosendo la caratteristica nota amarognola dell’eccellente fegato d’oca, croccante e deliziosamente consistente. La composta di scalogni e scorzette di arancia arricchisce la preparazione di acidità e piacevoli profumi. Di ottima fattura i ravioli la cui delicata bontà, non teme il confronto con il vero protagonista del piatto.

Altro vino per i seguenti due piatti: Chardonnay Piemonte 2002 “Monteriolo” di Luigi Coppo.

Elegante presentazione per la coda di scampo e noce di capasanta in succo di sedano infuso all’assenzio con purea di cipollotti, zenzero e insalatina di sedano , 2004, ma alla degustazione la capasanta risulta essere, a tratti, imperfetta. Un piatto comunque delicato ed intrigante per la presenza fresca del sedano e la sempre coinvolgente speziatura dello zenzero.

Pietanza migliore della serata è l’astice cotto nel latte e rosolato con pancetta, zuppa di latte e castagne e salsa di soia e zucca fritta, 2004, delizioso. Felice la scelta della sottile pancetta che avvolge la coda dell’astice in una delicata nota sapida, che contrasta con la delicatezza del crostaceo. Accattivante nella sua pregevole intensità anche la crema di castagne, con l’aggiunta di salsa di soia. Elegante, infine, la croccante presenza di lamelle di zucca fritta a decorazione.

Per le ultime due portate, prima del dessert, un Barolo 1998 “Piccole Vigne”di Parusso
Toh, chi si rivede!: formaggio di pura capra a latte crudo maturato e avvolto nelle foglie di castagno che vengono macerate nella grappa con scorzonera al miele di castagno e timo, un pregevole prodotto dell’Azienda Agricola “il Boscasso”.
Subito allettati dal desiderio di tornare a gustare una delle memorabili bontà caprine del Boscasso, ci troviamo, però, di fronte ad un formaggio che, forse a causa di una inadeguata e prolungata conservazione, non risulta esattamente sovrapponibile nell’aspetto e nel gusto, a quello recentemente degustato in occasione dell’evento organizzato da ilmangione.it presso la medesima azienda agricola che lo produce. Molto esigua, inoltre, la quantità della porzione, ma riuscito l’abbinamento con la scorzonera ed il barolo.

Unico piatto di mezzo, la pregiata pernice rossa profumata allo sherry e cardamomo, purea di zucca alla liquirizia, 2004. Buona la cottura delle carni dal colore rosa ma il loro gusto non rivela appieno le peculiarità tipiche della selvaggina. Una foglia di alloro decora la purea di zucca alla liquirizia, ma questa ardita combinazione di sapori non esalta la degustazione del barolo, in un abbinamento che si rivela perciò, a mio modesto parere, inadeguato. Questo impedirà, infine, anche una corretta valorizzazione del gusto della carne di pernice.

Deludente il predessert, zabaione all’arancio con composta di arancio alla vaniglia e cardamomo che appare non freschissimo a causa, forse, di una inadeguata conservazione in frigorifero.

Molto originale invece, nella sua composizione e nel gusto, la coppa con gelatina di birra belga doppio malto, gocce di cioccolato puro e crema chantilly alla cannella, 2003, abbinata ad un Tokaji ungherese 1993 “5 Puttonyos” di Monyok.
Deliziosa e delicata la crema chantilly alla cannella in superficie, intrigante la gelatina di birra mista a gocce di cioccolato, anche se inoltrandosi nella degustazione, la dominante amara dei sovrabbondanti cubetti di gelatina, rimane in bocca con prolungata e sgradevole persistenza.

Grintosa la mousse di cioccolato allo zenzero candito con crema allo zenzero e banane dorate , 1999, abbinato ad un Muscat de Rivesaltes Domaine de Schistes, 2004.
La robusta speziatura dello zenzero si abbina molto bene alla mousse di cioccolato, attenuandosi poi nella delicatezza delle banane che, caramellate, presentano un piacevole e appena accennato retrogusto amaro.

Da sottolineare che entrambi gli abbinamenti con i vini da dessert, non hanno soddisfatto appieno i nostri palati.

Il servizio, sempre attento e premuroso, è stato svolto in sala dalla gentile maître, sorella dello chef, e da un giovane sommelier. Un vero peccato non aver potuto scambiare qualche parola in più con lo chef, essendosi portato al nostro tavolo solo a fine cena, al momento dei saluti, su invito della moglie, impegnato com’era nella conversazione con gli unici altri quattro commensali presenti, probabilmente amici di vecchia data.

Infine due caffè ed il conto totale, per due, di 320 euro di cui 100 euro per l’abbinamento vini.

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Una parziale delusione, l’esperienza al ristorante Caffè Groppi di Trecate, stellato Michelin e appartenente alla catena JRE. Una cucina, quella di Fabio Barbaglini, a fasi alterne, caratterizzata da un continuo alternarsi di chiaroscuri.
Le costanti: attenzione nella ricerca della qualità nelle materie prime, cura nella presentazione delle preparazioni e buona mano nell’esecuzione delle cotture.
La variabile: coraggiosa scelta degli accostamenti di sapori, ma un po’ azzardata e non sempre riuscita, forse sollecitata oltremisura dalla volontà creativa; caratteristica peraltro positiva, quest’ultima, riscontrabile con una certa frequenza nei “giovani ristoratori”.
Discutibile, ed a mio parere inopportuna, la scelta di abolire le proposte alla carta, imponendo al cliente un percorso di degustazione voluto dallo chef, con un menu “chiuso” anche nel prezzo, senza possibilità di ridurre, eventualmente, il numero delle portate. Esagerato infine, in rapporto alla qualità, il costo della degustazione vini al bicchiere, fissato a 50 euro.

Anna Tiziana Mittica

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