E’ il mio compleanno e Daniele decide di regalarmi...

Recensione di del 13/04/2006

Caffè Groppi

90 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 90 €

Recensione

E’ il mio compleanno e Daniele decide di regalarmi una cenetta firmata dallo chef emergente Fabio.
L’esterno del ristorante ha l’aspetto di una locanda ben curata che lascia intravedere dalle vetrate lo stile impeccabile di locale di grande eleganza.
All’ingresso veniamo accolti da una gentile ragazza che dopo essersi premurata di prendere in consegna i soprabiti ci ha condotti al tavolo. La sala purtroppo, o per fortuna, è stata tutta la sera riservata solo a noi poiché la cena coincideva con il giovedì precedente la domenica di Pasqua.

Il ristorante è composto da due sale illuminate e riscaldate da un bel contrasto tra parquet e pareti color ocra. La prima sala, che funge da ingresso, è caratterizzata dalla presenza del bancone del bar, mantenendo la fattura di un vecchio caffè di paese.
La sala principale ospita sei tavoli, rotondi e rettangolari, ricoperte da tovagliati damascati sulle tonalità del giallo e decorati con orchidee poste in grandi calici di cristallo. L’ambiente risulta molto curato ed elegante ma senza risultare eccessivo, mitigato anche dalla presenza di una personale giovane e spigliato.

Il menu, stampato in formato oversize per contenere le dettagliate descrizioni dei piatti, propone due tipologie di portata, le entrate e i piatti principali. Vi si trovano due possibilità: scegliere piatto per piatto oppure una combinazioni di quattro, di cinque, o di sei portate.
Data la Quaresima decidiamo di soddisfare i nostri appetiti con le quattro portate che abbiamo accompagnato con un buon Fiano di Avellino.

Nell’attesa ci vengono servite delle piccole focaccine fritte con del burro fresco della casa e un mazzo di sottilissimi grissini freschi aromatizzati da semi di finocchio e noce moscata che mi sono davvero piaciuti.

L’appetizer servito è stato una crema i Parmigiano e zucca con piccoli veli croccanti di topinambur: stuzzicante.

Come antipasto abbiamo assaporato una zuppa di cipolle fredda con tartare di tonno all’erba cipollina e spicchi di aglio caramellati e impanati: per un’amante come me di aglio, cipolla e tonno fresco non è facile essere imparziale, quindi ritengo che il piatto sia una bella invenzione che delizia il palato con sapori decisi e consistenze contrastanti.

Successivamente ci sono stati serviti quattro sottili cannelloni integrali ripieni di baccalà, poggiati su uno specchio di due salse, alle cime di rapa e ai peperoni dolci e forti. Della portata ricordo con piacere la consistenza del ripieno in contrapposizione alla viscosità della crema di peperoni piccante.

A seguire io e Daniele abbiamo fatto due scelte differenti che si sono rivelate entrambe molto buone. Rispettivamente: filetti di sogliola con purea di cavolo, rapa all’olio e essenza di pepe di Sechuan, con succo ed insalatina di finocchi; piccoli hamburger di capretto della Bisalta panati alle erbe, composta di melanzane marinate alla menta, olio di pistacchi tostati e pecorino.
Il piatto di pesce è stato elaborato perfettamente, la materia prima ottima è stata trattata con cura, ma purtroppo alla risultante è mancato uno “sprint” che la rendesse unica.
Del piatto di Daniele sottolineo l’originalità e l’arditezza: per uno chef di questo livello proporre il capretto ricomposto in polpette impanate credo che sia una bella sfida. La panatura, un po’ inflazionata, è stata resa dallo chef particolarmente complessa dalla presentazione e dall’olio di pistacchi e pecorino.

A seguire una deliziosa mousse a base di pere ha addolcito l’attesa per il dessert, deciso per entrambi dallo chef. A me è stato dedicato un parfait alla liquirizia con zucca confit alla vaniglia di Tahiti, tegola alle mandorle e salsa allo Sherry. Per Daniele, invece, è stata servita una coppa con gelatina di birra belga doppio malto, gocce di cioccolato puro e crema chantilly alla cannella.
I due dolci, architettonicamente impeccabili e gustativamente eleganti, sono stati la degna conclusione di una cena minuziosamente curata e molto piacevole. Purtroppo però l’instancabile voglia di stupire dello chef non ha lasciato spazio all’espressione dei sentimenti: il risultato si concretizza in creazioni gastronomiche originali e gradevoli ma prive del fascino che deriva dalla storia e dall’anima di una ricetta.

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