Dopo aver visitato una mostra presso il bellissimo...

Recensione di del 03/05/2008

La Brace

47 € Prezzo
4 Cucina
4 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 47 €

Recensione

Dopo aver visitato una mostra presso il bellissimo Castello di Belgioioso (PV), essendosi oramai fatto tardi per tornare a casa e cucinare, io e la mia signora insieme con un’altra coppia di amici, decidiamo di cenare fuori.
Senza prenotare, ci dirigiamo verso il ristorante “La Brace”, da poco riaperto con nuova gestione, dopo trascorsi altalenanti durante gli anni. Qualcuno mi ha detto che si mangi bene. Sono un po’ titubante, non so perché, ma qualcosa mi invita a diffidare della bontà di questa segnalazione, in ogni caso, complice la curiosità, ci rechiamo in località Sostegno di Spessa Po (a pochi kilometri in linea d'aria dal paese di origine del sommo maestro Gualtiero Marchesi e del grandissimo giornalista ed appassionato gastronomo Gianni Brera), ove è ubicato il ristorante.

Dopo aver parcheggiato la macchina nell'antistante parcheggio, facciamo ingresso nel locale. Si accede al locale bar, quindi, ai due lati dello stesso sono poste due ampie sale da pranzo. La prima impressione è quella di essere piuttosto che in un ristorante, in un ambiente a metà tra una trattoria e un bar di paese, dietro al bancone noto un po' di disordine che mi fa pensare subito ad una gestione un po' approssimativa.

Siamo accolti da una gentile giovane signorina che ci fa accomodare in sala da pranzo e ci assegna un tavolo. La sala è abbastanza ampia vi si contano una quarantina di coperti. Anche l'altra sala controlaterale è di identiche dimensioni. Le pareti sono bianche, sul fondo della sala sono presenti ampie scaffalature di legno scuro, costituenti una piccola cantina a vista. I tavoli sono apparecchiati in modo semplice e ordinato, con tovaglie su tonalità rosse e coprimacchia bianchi, tovaglioli in stoffa bianchi, piatti in porcellana, posate di acciaio inox. Fiorellino sul tavolo. In sala, oltre a noi, una tavolata di una decina di persone e altre due coppie in altrettanti tavoli.

Ciò che da subito ci infastidisce, oltre alle luci esageratamente intense e dai colori "freddi", è la diffusione, per tutta la serata, di musica commerciale radiofonica a volume troppo alto, intervallata, come d’uopo per un'emittente privata, da frequenti jingles pubblicitari ma che, nella cornice di un ristorante, sembra un tantino fuori luogo e trasmette più il messaggio di "sagra di paese". Va bene un sottofondo musicale ma solo quando la musica è selezionata ed a volume accettabile. Oltre a ciò gli altri avventori sono piuttosto chiassosi ed i bambini al seguito, scorrazzano in lungo e in largo con urla e schiamazzi, senza essere minimamente ripresi.

La ragazza che ci ha accolti è anche la cameriera e viene a prendere la comanda.
Partiamo male: il menu non c’è, viene snocciolato a braccio dalla simpatica signorina che, bisogna riconoscerlo, sembra metterci impegno. La proposta sia per i primi che per i secondi è amplissima, soprattutto se ci orientiamo sul primo di pasta: praticamente ce la possono fare con qualunque sugo (ma dove siamo al Pastarito??). Anche per i secondi c’è ampia scelta... (Quasi certo l'utilizzo di alimenti congelati).

C’è una lista dei vini (pur non particolarmente ricca).
Ordiniamo: io e mia moglie decidiamo di stare su un menu di terra mentre, per quanto riguarda la coppia di amici, lei sceglie un menu di pesce, lui prenderà solo un secondo piatto.
Dunque per me e signora antipasto di salumi nostrani: presentato bene con prosciutto crudo e melone (dolce), pancetta, coppa e salame crudo, tutti molto buoni ed in quantità apprezzabile (voto 8).

Da bere a tutto pasto un rosso di Montepulciano del 2006 molto buono, piuttosto strutturato e tannico. Acqua frizzante e non.

Oltre agli affettati ci vengono portati sottolii e sottaceti (di produzione industriale).

Primo piatto: scelgo con la mia signora un risottino alla salsiccia e bonarda. Giunge dopo un giusto tempo d’attesa: il riso è piuttosto crudo e senza mantecatura finale. Il poco amido rilasciato dal riso per la cottura troppo breve e l’assenza di mantecatura, conferiscono in bocca una sensazione di gusto piuttosto “slegato”. Il colore rosso assunto dal riso dovrebbe portare con se i giusti e calibrati sentori del Bonarda, invece, sembra più che il Bonarda abbia assunto qualche sentore di altri gusti: troppo il vino usato e non sfumato adeguatamente. Il solo ed unico gusto che si percepisce è intensamente, fastidiosamente alcolico. E Il gusto della salsiccia con i suoi umori fuoriusciti nel soffritto con la cipolla nel burro ad insaporire l’intero piatto??... sparito, coperto da una pesante coperta che lo sovrasta, peccato. La porzione è anche abbondante ma, dopo poche forchettate, lasciamo (voto 5).

Pensiamo già al secondo piatto che sicuramente ci soddisferà di più.
Scegliamo (anche il mio amico) una tagliata all’aceto balsamico con contorno di patatine fritte.
Il “piatto forte” è peggio del primo piatto. La tagliata è qualitativamente scadente è bruciacchiata, piena di nervature, dura, nei punti morbidi, estremamente grassa. E’ veramente pessima, siamo costretti ad avanzare tutto. Ci soddisfiamo (che tristezza) delle sole patatine fritte. Contorno “dilettantistico” che finalmente però ci soddisfa (ma è un po’ pochino, siamo in un locale che si definisce ristorante e non in un fast-food) (voto 4).

Perplessi per come è evoluta la cena, per non rischiare, saltiamo il dessert, optiamo per il sorbetto (buono) e quindi il caffè.

Conto finale: 3 antipasti, 3 primi, 4 secondi, niente dessert, una bottiglia di vino e due d’acqua, 4 caffè: 188 euro (esagerati) vale a dire 47 euro a testa … decisamente troppi … visto che, di tutta la cena, solo antipasto contorno e sorbetto erano degni di essere messi sul tavolo (tra l'altro anche il pesce, servito nel menu alla mia amica, pare non eccellere, così mi viene riferito, per freschezza) e poi.. ci troviamo in una minuscola località della bassa pavese... e ciò non giustifica nè il conto esagerato nè può essere un alibi per la qualità dei piatti.

Credo che non ci tornerò a lungo e non lo consiglio. Peccato vedere per l'ennesima volta calpestata la qualità a favore della "cultura" dozzinale. Fa riflettere anche il fatto che la gestione è cambiata da poco: se questo è lo stile in fase di avvio non oso pensare come sarà tra qualche tempo. Anche se dubito molto, spero che i gestori, si ravvedano e analizzino i loro errori...

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