Intanto bisogna specificare che questa, Trattoria ...

Recensione di del 06/05/2005

Osteria Bohemia

32 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 32 €

Recensione

Intanto bisogna specificare che questa, Trattoria non si trova proprio a Soliera ma nella frazione di Sozzigalli. E' aperta anche a pranzo infrasettimanale. Nuova collocazione per Angelo Lancellotti che prima gestiva l'omonimo hotel a Soliera.

Il termine Bohemia deriva dall'inserimento nel menù di molti piatti della tradizione culinaria propria della moglie del gestore. Si tratta di un casolare di campagna ristrutturato, c'è un unica piccola saletta, rustica e molto confortevole con pochi tavoli ben distanti fra loro.
C'è un ampio parcheggio e, l'entrata si trova di fronte a un bellissimo orticello dove in un cartello a lato è dipinto il motto "l'agricoltura è l'arte di saper aspettare", il luogo e l'atmosfera riescono ad esser distensivi e rilassanti anche dall'esterno del locale.
E' venerdì a pranzo e ci siamo solo noi.

Ci arriva il benvenuto di qualche tocchetto di mortadella e una fetta di quel che sembra pane abbrustolito fatto in casa ma che conserva un forte sapore di crescenta ai ciccioli, davvero ottimo.

L'antipasto lo prendo solio io: coppa, salame e lardo aromatizzato con crostini. Non prendo spesso i salumi nei locali, a meno di non considerare di esser in un posto che possa aver accesso a prodotti di eccellenza e questo è proprio il caso, ho trovato ottima anche la coppa parmense che normalmente non trovo un insaccato molto interessante. Il salame era buonissimo ed ho lasciato per ultimo la poesia del lardo. E' molto diverso da un Arnad o Colonnata (anche se oggi spacciano di tutto per Colonnata) diciamo che è un lardo "in purezza" passatemi il termine, di un biancore immacolato, tagliato non troppo grosso e non evanescente e i profumi sono dati dalle erbe/fiori con cui viene servito. Botanicamente sono di una ignoranza abissale quindi non ho la minima idea, e lo ammetto, di cosa ho mangiato (e nemmeno di quel che c'è nell'insalata di cui parlerò in seguito).

Viene servito con del pane caldo fatto quasi sicuramente in casa, o comunque molto artigianale, un matrimonio perfetto. Per creare armonia con una fetta di lardo il pane è fondamentale.
In ogni caso anche il cestino di pane che è presente sulla tavola, seppure non casalingo presenta un pane di una freschezza e di una fragranza notevole.
Maccheroncini al pettine (Garganelli in realtà) con ragù di Anatra per entrambi. Buonissimi, ne avrei mangiata una porzione supplementare.
Il ragù d'anatra era tirato con il latte come la nostra tradizione emiliana impone, non troppo pomodoroso e non cotto per tempi immemori, l'anatra si sentiva ottimamente anche come consitenza, e la pasta fresca era di cottura e fattura ottimale.

Come secondo ho seguito il consiglio di prendere la Mischianza di insalate erbe e fiori, che personalmente detestando l'insalata in genere non avrei mai ordinato. Incredibile ed eccezionale, un melange di sapori che mi ha riconciliato con le verdure crude con cui non ho un grande rapporto, diciamo che normalmente le ignoro. Qui si sentono vari sapori, indubbiamente il finocchietto sulle prime era il più forte di tutti ma non restava come retogusto, predominante.

L'ho fatta condire con olio e sale (hanno gentilmente chiesto se preferivo balsamico o aceto di vino, ma il primo mi incute timore per l'onnipresenza che gli viene sempre più concessa e per l'arroganza del suo sapore che mi copre tutti gli altri, forse riesco degnamente ad apprezzarlo solo consumato in maniera canonica tradizionale su un buon parmigiano, per il secondo invece ho il rifiuto più completo e totale a livello anche di intolleranza di odore, quindi solo olio e sale, per me, grazie).

Secondi: Maialino con le erbe e patate, tenero, non troppo cotto e quindi restava sugoso e saporito, nelle patate c'era una presenza di pomodoro non coprente e non invadente. Io ho preso il Gulash, passatemi il controverso termine, boemo, accompagnato con una sorta di canederli che potete assimilare più che ai canaderli trentini a cui siamo avvezzi, a del pane cotto a vapore.

Anche il gulash non aveva l'aspetto bruno e papricoso canonico ma era più simile ad un morbido spezzatino lievemente piccante ma non troppo, con la sua salsa morbida ma non farinosa, nel complesso più che discreto.

Per dolce il classico strudel di pere con uvetta servito tiepido, davvero meraviglioso, sopratutto per l'incrediile consistenza morbido croccante della pasta strudel, mi sarebbe piaciuto provare anche una tisana alle erbe, segnalata nel menù, ma la temperatura esterna non invoglia per ora all'assaggio.
Tre caffè in due. Conto di 63 euro considerando anche due bottiglie d'acqua.

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