Weekend a Sirmione (BS). Approfittiamo dell’occasi...

Recensione di del 13/02/2010

La Rucola

101 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 101 €

Recensione

Weekend a Sirmione (BS). Approfittiamo dell’occasione per provare lo stellato La Rucola, carente di recensioni da troppo tempo su ilmangione.it. O forse la cena a La Rucola è l’occasione per visitare Sirmione, chissà. Ok, è il weekend di San Valentino, ma ci accertiamo che non ci siano menu dedicati all’occasione: siamo curiosi di sperimentare la cucina di chef Bignotti così come viene abitualmente proposta.
Prenotiamo alle 20:30 e arriviamo puntuali. Il locale si suddivide in due sale e mezza, se ci passate la definizione. Veniamo accompagnati e fatti accomodare in una sala con sei tavole rotonde, vestite con lunghe tovaglie bianche, sottopiatti, posate e porta candela in argento e incorniciate da eleganti poltroncine nere. Pareti con pietre a vista e mensole sulle quali sono adagiati numerosi candelabri in argento. Il risultato è insieme rustico ed elegante.

Ci vengono portati i menu (quello di lei privo dei prezzi) e mentre siamo intenti nella scelta, veniamo stuzzicati con tre bocconcini comprendenti: arancino di riso, mini hamburger con crema agli scampi, mini sfoglia con...la memoria non ci assiste, dannazione!
Le proposte della carta sono decisamente invitanti (circa cinque proposte per ciascuna portata) come lo sono anche i tre menu degustazione: mare (cinque portate più il dessert), terra (idem) e grande degustazione (menù di nove portate a sorpresa per sperimentare tutta la cucina proposta).
I menù degustazione sono proposti a 90 euro (terra e mare) e 120 euro (grande degustazione). È la prima visita e ci lasciamo tentare dalla curiosità: scegliamo entrambi il menù terra. Lo innaffieremo durante tutta la cena con abbondante acqua naturale. Mea culpa. Ma è transitorio, prometto. Curiosi, chiediamo di visionare comunque la carta vini a scopo puramente contemplativo.

Iniziano le danze.
Con il benvenuto dalla cucina, naturalmente.
Giunge un bicchiere colmo di sale grosso sul quale è adagiato un guscio d’uovo al quale è stata asportata la calotta (con chirurgica precisione, il segreto non viene svelato). All’interno del guscio una crema di lenticchie e polenta. Delizioso.
Il pane è servito in eleganti vassoi e comprende delle pagnottelle calde, tranci di focaccia e grissini, tutto fatto in casa. Particolarmente graditi i grissini.

Si inizia a fare sul serio.
Il primo dei tre antipasti consiste in battuta di carne con crema all’uovo, capperi e gelato alla senape.
Per quanto mi riguarda trovo ottima la qualità della battuta ma rimango piuttosto infastidito dalla crema all’uovo e dal fatto che non amo particolarmente il sapore del cappero. Lei, in perfetta armonia con il mio parere, trova che la crema, invero delicata, faccia risaltare il sapore della carne. Sottolineo che era San Valentino.
Il secondo antipasto che ci viene servito, con le giuste pause tra una portata e l’altra, è agnello in crosta di sale al ginepro, millefoglie di polenta e tartufo nero.
Entrambi constatiamo che il piatto non brilla per personalità, ma siamo concordi (iniziavo a preoccuparmi) nel considerarlo impeccabile sotto il profilo tecnico e per la scelta delle materie prime.
Proseguiamo con il terzo ed ultimo antipasto: fegato grasso d’oca, con mele verdi caramellate, riduzione di Porto e scaglie di cioccolato.
E qui troviamo anche la personalità.
Ottima la materia prima e decisamente riuscito l’abbinamento con le mele verdi caramellate, leggermente acidule e delicatamente dolci. I due sapori si sposano magnificamente e ad officiare l’armoniosa cerimonia è la riduzione di Porto. Cornice “floreale” le scaglie di cioccolato. Piatto ottimo che ci congeda dagli antipasti con estrema soddisfazione.

Continuando ad affogare nell’acqua la drammatica tristezza per l’assenza del vino, giungiamo al primo piatto: garganelli all’uovo con ragout d’oca, tartufo nero e coulis di sedano.
Pasta fatta in casa e cotta alla perfezione, ne apprezziamo subito l’ottima consistenza al palato. Il ragout d’oca è saporito come ci si aspetta e l’ottimo tartufo nero regala al piatto la marcia in più. Semplicemente riuscito. Oppure magnificamente riuscito nella sua semplicità.

Giunge il momento del secondo piatto: guancette di vitello su crema di patate e cren (che da friulano avrei scritto con la kappa iniziale).
Al momento del servizio veniamo avvisati (minacciati?) che si tratta della nostra ultima portata.
La delusione che accompagna la notizia scompare non appena la morbidissima guancia di vitello entra in contatto con il palato laddove si scioglie istantaneamente. Assaporiamo con lentezza quest’ultima portata che, ancora una volta, non ci sorprende per la sfrenata creatività ma per l’impeccabile e gustosa perfezione.

Appagati, ci dirigiamo verso la conclusione della nostra esperienza culinaria, apprestandoci ad inoltrarci nel dolce mondo dei dessert.
O di quello che, in prima battuta, crediamo essere il dessert: giunge infatti un “tagliere” con cinque mousse/creme: andiamo a memoria (che è come dire quasi a caso, ma le papille gustative, in questi casi, sono più affidabili delle sinapsi). Ricordiamo un’ottima mousse di cioccolato fondente, una al pistacchio (con crema di latte soprastante) e una splendida alla pera. Ricordiamo anche una crema al mascarpone e una al cioccolato bianco (la meno riuscita delle cinque, troppo dolce).
Ricordiamo anche che le mousse non erano da sole ma accompagnate da due pasticcini mignon e da tre leccalecca ciascuno (che mi hanno ricordato una cena di qualche anno fa dallo chef austriaco Arnold Pucher): uno al marshmallow, uno al cioccolato fondente e uno allo zucchero.
Tutto questo, però, è soltanto quello che il menu definisce piccola pasticceria.
Quella grande, ovvero il dessert vero e proprio, giunge più tardi, sotto forma di tiramisù scomposto o, meglio, composto dai suoi diversi ingredienti proposti in consistenze differenti e differenti calori: gelato al caffè e morbido cioccolato fondente arricciato, crema di mascarpone, panna e scaglie di cioccolato fondente. Lei, che predilige i dolci secchi, apprezza ma non impazzisce per questo trionfo di creme, io da goloso amante di dolci al cucchiaio, trionfo assieme ad esse.
La gentilissima e giovanissima cameriera ci serve, sorridendo, la quarta bottiglia d’acqua della serata (come pesa l’assenza del vino!).
Il conto è di 202 € (e mi dispiace di aver così vanificato il menu senza prezzi di lei).

Il locale è davvero bello, caldo ed elegante, intimo ed accogliente.
Il servizio professionale e senza sbavature, senza per questo essere pomposo o eccessivamente distaccato, a dimostrazione che si può essere professionali e sorridenti al tempo stesso.
La cucina de La Rucola non si manifesta attraverso arditi voli pindarici o guizzi di creatività fine a sé stessa, ma attraverso l’impeccabile lavorazione di materie prime ottime. Con il rischio di essere banali, crediamo di poter affermare che l’eccezionalità di questa cena risiede proprio nella mancanza di banalità raggiunta attraverso l’eccellenza della semplicità.
Usciamo soddisfatti, omaggiati anche di un piccolo cadeau, dolcemente culinario.

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