San Valentino 2009, data speciale, nella quale tra...

Recensione di del 14/02/2009

La Rucola

125 € Prezzo
10 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 125 €

Recensione

San Valentino 2009, data speciale, nella quale tra me e la mia compagna è stata fatta la promessa di matrimonio. Speravo quindi di trovare un locale degno di questo momento. E l’ho trovato! Il Ristorante la Rucola è incastonato in una delle tante viuzze, romantiche di Sirmione.
L'ingresso preannuncia un locale diverso dagli altri del luogo, un albero con rami metallici porge i biglietti da visita, le luci sono ben dosate e il menu all'esterno è un invito ad entrare.
Non tutti riescono però in questa serata a cenare. Io, che da due mesi programmo la serata si, alla faccia del "ma si, tanto io un tavolo lo trovo sempre".

Saletta d'accoglienza che si apre sulle tre sale da pranzo, ognuna con cinque massimo sei tavoli, molto ben curate e rifinite; il bianco domina sulle pareti, il rosso, forse per l'occasione amorosa, sui tavoli con bicchieri, sottotovaglie e sedie.
Un ristorante dove si predilige la riservatezza, in quanto i tavoli sono molto grandi, le sedie comode e la distanza tra gli ospiti è notevole, tanto che non si riesce a "sbirciare" nei piatti degli altri.
Arriviamo prestissimo, il freddo ci ha convinto ad entrare appena possibile. Ci accolgono ugualmente ma ci chiedono qualche minuto di pazienza, non tutti gli addetti infatti erano ancora con l'abito da lavoro, e l'attesa era necessaria. Attesa comunque breve e superata con la scelta del menu.
Menu degustazione di terra per entrambi.

Noi cominciamo, anche visto l'evento che si sarebbe di lì a poco verificato, con uno Champagne, un Gaston Cliquet, Rosè. Non sono un intenditore, dico solo che era molto buono.
Il brindisi è quindi completato dalla mia proposta di matrimonio. Da qui in avanti il cervello della mia futura moglie (m'ha fregato e m'ha detto di sì) si spegne. Mangia, si, ma con lo sguardo a tratti verso di me, a tratti fisso all'orizzonte, come i cammelli (!).

Lo chef ci saluta con tre "finger foods". Un torchon al formaggio, un arancino di riso e una focaccina con baccalà mantecato.
Saporito il torchon, bello burroso come piace a me, croccante ma non unto l'arancino (al pomodoro per la mia "signora", ai funghi per me) e delle giuste dimensioni, quelle di un'oliva ascolana, fredda purtroppo la focaccina. Qui ha pagato il fatto che la mia dolce metà si è voluta sentir ripetere la proposta di matrimonio almeno cinque o sei volte, e la focaccia purtroppo non ha mantenuto la temperatura.
Curioso, sul tavolo su un piattino, le ampolle con l'olio del Garda, per la degustazione assieme alle varietà di pani e di focacce fatti tutti in casa e da pochissimo.

Lo chef poi ci saluta, un'atra volta, con un cappuccino di crema di riso con raviolo e piovra. Delicata la crema di riso, armonico il raviolo e la piovra. Un saluto che fa sempre piacere ricevere.
Si comincia poi con il menu vero e proprio.

Petto di faraona farcito con millefoglie di patate, pomodori secchi e pinoli.
Piatto molto ben equilibrato e dal sapore deciso ma non invadente. Il pomodoro secco era ben rinvenuto, grigliato e bilanciato dalla millefoglie di patate, con gocce di formaggio. Una bella esperienza.

Come secondo antipasto un piatto che rimarrà nella mia memoria per parecchi anni!
Scaloppa di fegato grasso d'oca glassata con vendemmia tardiva, uva appassita e papaya.
Un trionfo e un'armonia perfetta di sapori, tutti incentrati sulla dolcezza della glassatura, abbinati tra di loro. Raramente un piatto mi ha colpito così tanto; più per l'armonia dei gusti, che per la singolarità dei cibi.

Per la mia lei una battuta di Angus con chips di polenta bianca ed aceto di melograno.
Uno potrebbe obiettare sul fatto che le chips, che sia di polenta bianca, gialla, scura o altri tipo, non fa molta differenza; e invece la differenza c'era. Eccome! Anche qui molto ben azzeccato l'abbinamento, oltre alla qualità dell'Angus.

I vini scelti da noi sono stati, a calice: Verdicchio di Jesi vendemmia tarda, non tardiva (come sottolineato dal menu per me; e un Maremma Toscana delle Sughere di Frassinello per la mia "consorte".
La serata passava davvero in maniera gradevole; i gusti erano sempre ben solleticati dalle portate, gli abbinamenti sempre piacevoli e saporiti quanto ci si aspetta, e il locale non era mai chiassoso.

Proseguiamo con dei tortelli di ricotta e zucca con quaglia glassata.
Forse la fame che cominciava a scendere, forse perchè non adoro la zucca, questo piatto non ha fatto centro, pur essendo preparato in maniera pressochè perfetta. Sottolineo perfetta.

Di secondo una costoletta d'agnello avvolta nel lardo con polenta croccante.
Io continuavo a sognare il foie gras, ma devo dire che lo chef ci sa fare. La polenta croccante è spessa quanto una foglia d'oro, mistero come facciano a farla. Pur così sottile ma comunque saporita al punto giusto. Ottimo anche questo piatto.

Non manca la portata a base di formaggi. Una contrapposizione di robiole di Roccaverano e di confetture. Le robiole erano una fresca ed una stagionata, le confetture erano una di cotognata e l'altra di pere, accompagnate da pane all'uva.
Qui la gara tra noi due era a chi azzeccava l'abbinamento migliore tra robiola e confettura. Anche il peggior abbinamento era comunque degno di nota. La presentazione, come per gli altri piatti, era sempre piacevole; fatta su un piatto suddiviso in quattro micro fondine che accoglievano le robiole e le confetture.

A questo punto il menu diceva "piccola pasticceria". La nostra curiosità era tanta, anche perchè il coperto di 5 € ci faceva pensare a qualcosa di particolare e doveva per forza essere giustificato da una portata degna di un prezzo così.
E infatti, la piccola pasticceria è un trionfo di dieci assaggi. Per forza già preparati ma sono d-i-e-c-i, e doverosamente “micro”.
Yogurt di banana e composta di ribes nero.
Irish beer. Un bicchierino con birra gelificata e panna liquida. conserva di cioccolato: carinissimo il minivasettino come quello delle marmellate della nonna.
Madeleine alle fragole, sfoglia croccante di cioccolato e cestini di pastafrolla con zabaione e meringa tritata.
In un curiosissimo piatto verticale (ci starebbero le rose) un biscotto alle mandorle, un leccalecca allo zucchero caramellato e un altro leccalecca al cioccolato bianco e frutta secca.
L’iniziale dubbio per un coperto a 5 € è stato quindi spazzato via da questo trionfo di vasetti e vasettini. Ci siamo ricreduti e più che volentieri abbiamo apprezzato l'accoglienza iniziale con i saluti dello Chef, e il saluto finale con tutte quelle idee di pasticceria.

Per chiudere un dolce, a sorpresa, fatto di purea di lamponi e gelato alla vaniglia. Molto molto semplice ma ben abbinato, alla temperatura giusta e rinfrescante.

Caffè senza presentazioni particolari ma che non ha sfigurato di fronte ad una cena che verrà da noi ricorada non solo per la proposta di matrimonio.
Il costo, forse un attimino elevato per una cena, è probabilmente giustificato dalla posizione super-turistica del locale, Sirmione, e dal numero limitato di coperti: 255 € in due, di cui 90 € a testa per il menu degustazione.

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