Come cornice alla mia giornata di Pasqua scelgo il...

Recensione di del 08/04/2007

La Rucola

176 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 176 €

Recensione

Come cornice alla mia giornata di Pasqua scelgo il lago di Garda, Sirmione e il ristorante “La Rucola”.
Dopo aver varcato a piedi l’apertura ad arco che permette l’ingresso oltre le mura della città vecchia, mi dirigo verso una stretta via accanto alla rocca, trovando al termine l’ingresso del locale. Essendo arrivati in ritardo e di corsa ci hanno subito scortato al tavolo ed ho avuto poco tempo per imprimere nella memoria i particolari dell’ambiente.
All’entrata veniamo accolti da una sala di discrete dimensioni anche se dalla pianta irregolare. Le pareti lasciano in vista la nuda pietra e noto un tavolo alla mia destra da sei persone interrato, posto un metro più in basso e al quale si accede scendendo pochi gradini dedicati; il corridoio che ci condurrà al tavolo è stretto e termina con una porta dalla quale si accede ai bagni, davvero notevoli. Carino e originale, il tutto mantiene un’atmosfera di intimità molto gradita, ma allo stesso tempo elegante. La nostra sala, piccola, di forma rettangolare e dal basso soffitto, contiene in tutto tre tavoli. Un tappeto rosso e fantasioso ricopre il pavimento, le ampie e rotonde tavole sono coperte da bianche tovaglie che cadono fino ai piedi come dipinte di bianco sono le pareti, mentre le moderne sedie sembrano più che altro piccole poltrone dalla morbida seduta in pelle o simil-pelle color cuoio. Accanto ad ogni tavolo un tavolino più piccolo ed il cestello per il vino.

Appena entrato nella sala vengo guardato dagli altri clienti e salutato, non capita spesso. Sono con la mia ragazza e a turno prendiamo tempo per andare al bagno. Trovo pure in questo ambiente un grosso tappeto, le pareti sono ricoperte da piastrelle colore acquamarina, molto rilassante, tutto è molto pulito ed ordinato. Una grossa cesta accanto ai lavandini porge salviette pulite da gettare per il lavaggio una volta usate.
Noto subito con disappunto che stranamente non ci vengono prese le giacche, incredibile! Insomma, non muore nessuno, ma dopo avere letto cose lusinghiere su questo posto ritenevo il gesto scontato. Ormai è una moda anche in ristoranti più semplici. Solo dopo una mia richiesta prendono e portano il tutto nel guardaroba posto all’interno dei bagni.

Ci seguirà sempre e solo lo stesso cameriere per tutta la durata del pranzo. Credo sia pure il sommelier del ristorante, o comunque la figura alla quale venivano chiesti i consigli enologici.
Ci viene chiesto se gradiamo un aperitivo: propongono un Franciacorta o uno Champagne. Opto per il secondo, specificando brut dopo precisa domanda del cameriere. Torna con una bottiglia di Gaston Chiquet, la stappa davanti a noi sopra al tavolino dedicato per poi assaggiarla di persona, e successivamente farla assaggiare pure a me. Ripeterà lo stesso rito tutte le volte.

Altri due camerieri appoggiano sulla tavola varie entrée: un cappuccino di asparagi (una calda mousse di asparagi dentro ad un bicchiere alto ed affusolato), due mini croissant al prosciutto con semi di papavero e delle olive nere del Garda servite dentro ad un piccolo contenitore in un vassoio a parte, accompagnate da un particolare olio extra vergine d’oliva prodotto in loco.
Dopo poco ci mettono sotto al naso un vassoio colmo di pane chiedendoci quale gradivamo (ce ne erano di vario tipo), avrebbe pensato lui a riempire il piattino dedicato.
Mi portano il menu. Una carta ampia con solo due bianche pagine, recante il logo del ristorante sulla copertina. Noto proposte sia di terra sia di mare, con tre abbinamenti costruiti e piatti interessanti. Scegliamo il menu “la grande degustazione”, per tutto il tavolo, una serie di otto portate a sorpresa per guidarci alla scoperta della loro cucina.
La ragazza alla quale comunico la scelta, titolare dell’attività insieme allo chef-marito, chiede se gradiamo il pesce crudo, se ci piace il fegato grasso d’oca e se abbiamo particolari allergie. Rispondo simpaticamente che mangiamo pure il legno e ridendo si congeda.
La carta dei vini è decisamente sopra la media, vini italiani e francesi dalle buone etichette con in più qualche proposta in giro per il mondo. Chiedo un Tokai Pinot Gris dell’Alsazia ma mi viene detto essere terminato, allora cambio completamente chiedendo uno Chardonnay australiano, TarraWarra estate, annata 2000 della Yarra Valley. Arrivano le prime portate; sono sempre piccoli assaggi di piatti bene illustrati.

Partiamo con uno scampo crudo all’arancia con crema acida e caviale.
Mi ha impressionato favorevolmente; il pesce era ottimo, cercavo sempre di mescolare gli ingredienti e il mix di questi è risultato, per il mio palato, davvero ben riuscito.

Segue una verticale di pesce crudo. Piccoli assaggi di crudità di mare davvero ben preparati.

Gambero in veli di lardo con vellutata di cipolle bianche e piccoli bignè salati. Fino ad ora restiamo gradevolmente coinvolti.

Il primo è un tortello di orata in guazzetto di scampi, vongole veraci e cime di cicorie.
A parte qualche lisca trovata nel pesce all’interno del tortello e nel fatto di avere trovato proprio un tortello solo, beh… il piatto era molto equilibrato e di ottima fattura.

Cernia lardellata e cotta al vapore su letto di pomodori, olive e patate. Banale composizione, però ben eseguita. Mangio a piccoli assaggi per fare durare tutto più a lungo.

Dopo questa portata ci servono, credo per spezzare, un sorbetto alla pera e al mango, diviso in due strati netti come gli ingredienti che lo compongono. Stranamente ci è stato servito senza spiegazione, ma era abbastanza facile e abbiamo dedotto da soli.

Ora i piatti di terra.
Millefoglie di guancialino e polenta con stick croccante di pancetta. Abbinamento particolare, soprattutto con il sapore salato dello stick. Non accuso assolutamente il passaggio dal pesce alla carne (quasi una novità per me), anzi, apprezzo il tutto notevolmente.
Con questo ci servono dei calici di Pinot Nero, non ho però annotato la cantina. I bicchieri venivano rabboccati dal personale, per quanto riguarda vino ed acqua, nei tempi corretti.

Scaloppa di fegato grasso d’oca alle pere e vaniglia con pan brioche e sorbetto al Passito di Pantelleria. Semplicemente fantastico. Il dolce sapore delle pere e del Passito è stato abbinato con un Sauternes 2003, devo dire in modo eccellente (mai provato la carne con un vino dolce). Il fegato andava a nozze con il tutto.

Chiudiamo con delle costolette d’agnello lardellato in crosta di pere con millefoglie di patate alla crema e scalogno glassato. Carne morbida e cotta il giusto. Inappuntabili gli abbinamenti.

Dopo avere rifiutato un assaggio dei loro formaggi ci porgono la classica quanto fantasiosa piccola pasticceria prima del dolce. Trovo dei piccoli cornetti croccanti (tipo cono gelato) ripieni di una morbida mousse al cioccolato, dei lecca-lecca caramellati alla fragola ed altro ancora.

Il dolce è una cheese cake al lampone, piccola e cilindrica, accompagnata dopo mia richiesta da due calici di Maculan 2003.

Dopo ben quattro caffè, due a testa (peraltro un po’ troppo lunghi), decido per un Rhum e scopro la notevole proposta della carta dei liquori. Per la mia ragazza un distillato alla pesca mentre per me un Blended Trinidad Caroni 1985. Senza che lo chiedessi mi viene offerto un piccolo assaggio di un Rhum anno 1972 (anche se solo una piccola parte del Rhum contenuto in questo è di quella annata) “full proof” da ben 62,7°! Che dire? Imbevibile…

Servizio sempre pronto e cortese, a parte qualche piccola sbavatura ci si sente molto coccolati. Piatti dai sapori equilibrati e gradevoli, niente di sconvolgente ma il ritmo tenuto è sempre molto elevato e non si notano cadute di tono tra una portata e l’altra. La positiva sensazione persiste dall’inizio alla fine. Ho provato sperimentazioni più ardite ma da chef che sapevano il fatto loro, altre volte invece l’eccessivo coraggio ha portato a piatti belli ma che “stonavano alcune note”. Questo cuoco invece mi è sembrato conscio delle proprie (ottime) capacità e credo sia riuscito a valorizzarle al meglio.
Dopo quasi cinque ore ci alziamo da tavola venendo omaggiati del menu (lo avevo richiesto, proprio quello servito ai tavoli!) e da due guide gastronomiche, di cui una europea, pago poi in contanti per lasciare una meritata mancia.

Il conto: due coperti euro 10, due acque euro 8, un vino TerraWarra euro 50, un Rhum euro 20, un distillato euro 7, quattro caffè euro 16 (!), due calici Maculan euro 16, due calici Sauternes euro 24, due calici Pinot nero euro 14, un vino euro 18 (!), due menù euro 170.
Totale: 353 euro

Controllando per curiosità la ricevuta fiscale un’ora più tardi mi sono accorto che: i due menu erano in carta a 90 euro l’uno, quindi avrebbero gentilmente scontato 10 euro se non fosse che la voce “n°1 vino, euro 18” non so proprio cosa sia.
Noi abbiamo sempre preso due calici per volta, e anche se in ricevuta i nomi non sono specificati (li ho abbinati ai prezzi per deduzione), questo proprio non lo rammento… forse aveva bevuto troppo pure il cameriere!

Un saluto.

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