Cucina che merita ancora la stella

Recensione di del 20/12/2019

Pomiroeu

92 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 92 €

Recensione

Da un po' “curavo” il Pomireou aspettando l’occasione giusta per andare ai provarlo, dispiaciuto anche del fatto che gli fosse stata recentemente tolta la stella dal nuovo corso Michelin fatto di Bistrot e Mixology Bar, il mio commensale mi dice di aver provato il menù pranzo da 25 Euro con due portate ed esserne rimasto soddisfatto e si decide di tornarci assieme.

Centro di Seregno, c’è comunque un posteggio vicino e quindi trovare un posto per Christine non è il solito problema. Si entra in un portone di un negozio di abbigliamento, si accede ad un cortile interno d’epoca con tanto verde e quello che dovrebbe essere il dehors estivo. Casa d’epoca ben ristrutturata l’interno, luminosa, elegante, colgo alla mia destra la scala che conduce ad un cantina carica di promesse e che ci dicono essere aperta a visite ( purtroppo salteremo causa il tempo tiranno In sala, alle nostre spalle, una parete di mattoni dipinti di mero con delle sculture di teste di cervo nere, sempre nere, a decorazione; un bellissimo soffitto di legno tinteggiato in bianco sopra la nostra testa. Tavolo tondo, tovaglia e coprimacchie in cotone chiaro, posate in acciaio. Sala che si riempie completamente per gli avventori del mezzogiorno.

All’ingresso il carrello dei formaggi, encomiabile e da provare un giorno in cui si avesse molto appetito, Branzi, Bitto, Strachitunt, gorgonzola, P’tit Mazet, Mimolette, Salva Cremasco, vari formaggi francesi di capra e di vaccino….. il paradiso per gli amanti del genere!

Ci portano il menù, guardiamo quello di mezzogiorno e le sue proposte, ci guardiamo in faccia, è decisamente triste ( uovo al tegamino con polenta o carpaccio con purè ??? No way.), lo accantoniamo e passiamo a quello alla carta, che è decisamente molto interessante, di quelli dove hai difficoltà a scegliere. Sei antipasti, sei primi, sei secondi di carne, il pescato del giorno cito pezzi rimarchevoli a cui abbiamo dovuto rinunciare : il “Carciofo cacio e pepe”, il “Raviolo alla amatriciana, pane alla menta”, oppure il ” tagliolino di gran saraceno cavolo cappuccio e stufato di cinghiale.”

Non mi soffermo ad esaminare la carta dei vini in dettaglio, l’idea è di andare su una bolla e solo quelle guardo: francesi a parte focalizzazione geografica su Franciacorta e Trento, fascia alta del mercato con proposte di livello, nessuna bottiglia sotto i 50 Euro per i metodo Classico. La scelta va su un Trento DOC, Revi Dosaggio Zero Millesimato 2015, un blend di Chardonnay e Pinot Noir. Prima di parlare del vino, un piccolo incidente: ordiniamo subito il vino anche perché vorremmo incrociare I calici ma questo non arriva, dopo un po’ ( quando già è arrivata la entrèe ) ci accorgiamo che è stato messo, chiuso, in un secchiello di fianco al tavolo. : errore non da poco, se era stato lasciato al caldo avrebbero dovuto avvisare subito e proporre delle altre bottiglie che invece erano uscite dalla cantinetta.

Il vino comunque è di quelli che ti fanno dimenticare l’errore: stupendo al naso, intenso, tanto pane e lieviti, con un perlage intenso, spumeggiante sulla lingua; in bocca è fresco ed elegante, lungo, con sentori di frutta tropicale e nocciola.

Parlavamo prima di piccola entrèe, un raviolo di barbabietola con caprino, rosso intenso, con una pasta cotta perfettamente al dente ed un ripieno di caprino molto fresco e dal gusto intenso, ottimo.

Arrivano gli antipasti, il mio commensale prende una polenta fritta della valle di Scalve e Baccalà mantecato, un parallelepipedo di polenta compatta sovrastato da due conchiglie di baccalà e decorato con pennellate di salsina verde. Non lo assaggio, riferisco i commenti molto positivi.

Per me invece un “Salmerino, mela, anice stellato e burro acido”, un fettino dall’aspetto croccante appoggiato su un laghetto di burro denso e decorato con bottoni di mela liquida. Salmerino croccante anche in bocca, cotto in padella ma leggero, carne dal sapore forte che si sposa molto bene con il burro aromatizzato dall’anice stellato, un piatto ben realizzato.

Per il secondo propendiamo entrambi per un piatto dal pomposissimo nome Il Risotto dell’anno 2009 “concorso premio Gallo” uso selezione Carnaroli del “Pavese Gran Riserva” alla ricotta di bufala affumicata con tartare di gamberi rossi e tartufo nero, colatura di alici, un poema più che un titolo ma che come contenuti si preannuncia più che interessante. Bello l’aspetto, un risotto bianco, cremoso, su cui spiccano le macchie rosse dei gamberi e ricoperto dal una abbondante spolverata di piccoli pezzi di tartufo. Cottura perfettamente al dente, grande cremosità al palato, quello che più stupisce è comunque la perfetta armonia dei sapori dove nessuno spicca e tutti contribuiscono all’effetto. Un risotto che merita il titolo ed il riconoscimento del 2009!

Decidiamo di stare leggeri e non prendere il dolce, ci lasciano sul tavolo un portafrutta di ceramica a decorazioni floreali con il piatto di sotto pieno di arance e mandarini e quello di sopra di Frutta secca. Momento molto conviviale, pinze alla mano ci riempiamo di noci, nocciole e mandorle.

Prima di chiedere il conto il Caffè, che arriva con notevole ritardo vista la difficoltà di attirare l’attenzione del personale, buono ma 5 Euro che vengono addebitati sono sinceramente eccessivi.

Conto finale 92 Euro a testa, assolutamente non basso ed appesantito dai 5 euro di coperto e 5 euro di caffè, oltre che dai 26 Euro a testa della bottiglia, comunque giustificato dalla location elegante e da una cucina fatta di grandi materie assemblate in maniera impeccabile. Nota di demerito al servizio, personale estremamente professionale ma distratto dal pienone di mezzogiorno ed autore di uno scivolone imperdonabile col vino. Detto questo cucina e location meritano ampiamente la stella che gli è stata tolta dal nuovo corso della Michelin.

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