Eleganza anni 50

Recensione di del 28/02/2021

Be Italian Restaurant

39 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 39 €

Recensione

“Sta arrivando la bufera” come cantava Rascel, e sta arrivando con un ritorno in zona arancione che gradualmente diventerà scura e poi rossa, è saltata la nostra vacanza in Valtellina decidiamo almeno di goderci un ristorante l’ultimo giorno di libertà.

Per una bella Domenica di sole faccio una scelta originale, andiamo a Seregno al Be Italian e questo per tre motivi: siamo controcorrente rispetto alla folla di Milanesi che verranno sul Lago, da tanto volevo far provare alla moglie l’eleganza del Ristorante, ho tanti coupon da finire e questi continui lock down non mi aiutano a farli fuori.

Prenotiamo per le 13:00, ci arriva un messaggio che per evitare assembramenti gli arrivi vengono opportunamente scaglionati e quindi ci aspettano alle 13:30. Noi diligentemente arriviamo dieci minuti prima, attendiamo in macchina per arrivare con precisione elvetica all’ora prevista godendoci nel frattempo la vista di Seregno, un borgo che fa da assoluto contrasto con l’eleganza del locale.

Dell’eleganza e dell’impostazione ispirata agli anni 50, la Loren o la Mangano sono la prima immagine che ti vengono in mente, ho già parlato nella precedente recensione e quindi passiamo subito alla cucina, precisando comunque che come atteso la moglie ne è colpita.

Niente menù cartaceo, QR code in rispetto alle norme; antipasti, primi e secondi divisi sempre fra mare e terra con nomi simpatici per indicare quelli di pesce ( dove inizia il mare, mare in pasta, perle di Mare ); due o tre proposte per ciascuna categoria e quindi una bella varietà. Classici Napoletani come il ragù, un tocco di tradizone qui ed un tocco di innovazione la, la fuga in avanti della cotoletta alla Milanese che ben ricordo bel le dimensioni pantagrueliche. Comunque c’è l’imbarazzo delle scelta e questo è sempre un buon segno.

Per ingannare l’attesa ci viene servita una piccola entree, un Polpettina napoletana. Buona, gustosa, forse un po’ fredda. Arriva anche il pane e la focaccia, una lastra d’ardesia con una fettina di focaccia, un paninetto scuro a memoria con delle noci ed uno giallastro. Tutti di buona fattura, forse un po’ limitati nelle dosi.

Carta dei vin abbastanza limitata, poche bottiglie anche se ben scelte, si deve guidare e si va al calice, ci vengono citati a memoria al momento, tre rossi e tre bianchi disponibili, varietà lodevole specie se si considera che il giorno il lockdown avrebbe colpito.

La moglie prende un rosso, un Colli Maceratesi 2018 di Belisario, il classico bordolese con Cabernet, Merlot e Sangiovese, un naso intenso di amarene, frutta e sottobosco; una bocca piena di elogano. Io invece vado di di bianco, un Fiano di Avellino di Contrada: non sono un fanatico del Fiano ma questo ti fa ricredere, naso elegante di fiori bianchi, frutta a polpa bianca, burro; bocca fresca di frutta a polpa bianca.

Arrivano gli antipasti, un attesa percepibile, d’altronde li locale oggi ha fatto il pieno, nessun tavolo libero.

Io prendo “Liberate il Kraken” ovvero Polpo piastrato su crema Nera profumata al Basilico, Caviale di Mora e Polvere di Cavolo Nero. Arriva un bel tentacolo ricoperto da una scurissima crema nera, di un nero notte, sembra quasi annegato nel catrame. Polpo fresco, cottura perfetta per la morbidezza delle carni, crema sicuramente saporita anche se i sapori restano indistinti, nessuno dei tre è veramente individuabile e con una consistenza viscosa che un po' disturba. Detto questo un buon piatto.

Per il ragazzo “La Bomboniera di Napoli” ovvero Mozzarella di Bufala croccante con cuore di Basilico liquido e crema di Pomodorino del Piennolo. La presentazione e la composizione del piatto sono eccellenti, l’idea di circondare la mozzarella con “raggi” di formaggio giacenti sulla crema di pomodorini sono intriganti. Però la parte migliore di questo sole non è l’aspetto, ma il suo sapore, in particolare il contrasto tra il cuore di basilico e la mozzarella croccante.

Unica pecca del piatto il fatto che il cuore non sia centrato e quindi si finisca col mangiare una metà del piatto senza basilico.

Io prendo il secondo bicchiere, un altro bianco, una Ribolla Gialla 2018 di Kismuller; bel prodotto, naso complesso ed inteso di gladiolo, nasturzio e pesca acerba ed una bocca con una piacevole acidità, fresca ma al tempo stesso con un bel corpo.

La moglie ha saltato l’antipasto ed è passata direttamente al primo, “Sognando Livorno” ovvero Gnocco di Patate e crema di Caciucco. Lo gnocco è molto grosso e sul momento lascia perplessi ma in bocca risulta ben fatto, con la giusta morbidezza. Sapore di caciucco che lega bene, piatto molto interessante.

Per me come primo “Il Pescatore” cioè un Raviolo al nero di Seppia ripieno di Baccalà mantecato su crema di Piselli Freschi e Limone Amalfitano. Piatto lungo rettangolare con i ravioli appaiati a due a due ed appoggiati su una chiazza di crema verde. Pasta sottile, al dente, ripieno morbido, ottimo gioco di contrasti fra il baccalà e la crema, dolce ma nel contempo fresca.

Il ragazzo ha appetito, “AL, JHON E JACK”, una Pancia di Maiale CTB, con Verza e Mele. Cito direttamente le sue parole: “Mi ero stupito di quanto il miele e le mele si sposassero bene con la pancia e di quanto la somma della dolcezza di tutte tre non diventava mai invasiva, anzi, la mia bocca si scioglieva ad ogni morso. Un altro punto a favore del piatto era la morbidezza del maiale, a tema con il resto del piatto.”

Spazio per il dolce ce n’è rimasto, godiamoci quello che per tanto troppo tempo, sarà l’ultimo ristorante!

Io e la mogliettina decidiamo di prendere “Napulè” ovvero l’intramontabile Pastiera Napoletana. Presentazione sempre ineccepibile, un piatto scuro su cui sono appoggiati tre cubi di pastiera devorati con della crema e della scorza d’arancia, cubi che in realtà sono più cubetti, delle dosi più abbondanti sarebbero state più che gradite. Frolla di un paio di millimetri sopra e sotto, cottura perfetta, morbida ma piena, con la giusta umidità, grano che si sciogli in bocca, un esplosione di sapori quando la mastica. Veramente buona, complici le dosi ridotte ce ne prenderemmo volentieri un’altra porzione.

Per il ragazzo “Oro di Napoli”, Semifreddo al Limone glassato di Cioccolato Bianco. Anche qui cito direttamente le parole dell’interessato: “Devo ammettere che ho avuto qualche difficoltà a superare il guscio di cioccolato bianco che mi separava dal semifreddo al limone, anche dopo aver seguito le indicazioni della cameriera. Il semifreddo non era niente male, ma neanche niente stupefacente.”

Prendiamo il caffè, per la moglie lungo, per il ragazzo macchiato e per me con la cremina già zuccherata

I caffè hanno messo un po’ di tempo per arrivare, ma l’attesa è stata valsa la pena perché i caffè erano veramente partenopei, direttamente dalla moka, il mio già zuccherato buono. Il ragazzo ha trovato in quello macchiato un non so che in più che glie lo ha fatti apprezzare molto di più. Molto apprezzata anche la piccola pasticceria che ci è stata servita in compagnia al caffè.

Conto finale, con lo sconto della prenotazione, 39 euro a testa, un prezzo interessante per quello cha abbiamo mangiato. Posto elegante, buona cucina, servizio oggi un po’ in affanno, sempre consigliato.

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