Da qualsiasi direttrice si arriva, si consiglia di...

Recensione di del 12/03/2005

La Montecchia

80 € Prezzo
5 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 80 €

Recensione

Da qualsiasi direttrice si arriva, si consiglia di uscire a Padova sud e prendere la provinciale per Teolo, prima di Selvazzano troverete le segnalazioni del ristorante. Con la nebbia avrete qualche problema.

Arriviamo al cancello che ci è stato aperto e ci troviamo attorniati da una struttura che riconduce a vecchie stalle o fienili o granai, appartenenti sicuramente alla villa adiacente che era dei Montecchia. Saliamo un’ampia scala padronale con lunghi gradoni sui quali si appoggia un tappeto rosso.
Veniamo accolti dal Patron che ci accompagna al tavolo. Grande sala con pavimento di legno unicromo, bellissimi architravi a croce sorreggono il tetto tavellato a vista, bell’opera di ristrutturazione.

Quindici i tavoli fra i quali tre da otto e uno da sei, ben tovagliati, separati diligentemente da fioriere di legno, posate d’argento, insomma un’ottima impressione d’impatto. Quarantasei i coperti stasera, con un sommelier, Mauro Meneghetti, che ha salvato la nostra serata.

Ci offre un Franciacorta di bella scelta e si dispone alla comanda.
Dalla cucina arriva un tris che comprende: una lumaca che non voleva farsi masticare, un minipanino con asparago verde e un bicchierino con crema di Cannellini.

Scegliamo con l’aiuto del sommelier una sua proposta fra tre vini di Marco de Batoli, decidiamo di aprire la Pietra Nera Zibibbo secco di Pantelleria 2000, grande bouquet, accenti lavici al palato, con equilibrate acidità e grande beva.

Sul tavolo, le cappe sante con tartara di legumi e maionese e vongole, servite in verticale. Le cappe (atlantiche) inconsistenti nel sapore e troppo cotte.

Il mio patè di fegatini con acciughe siciliane, pere all’anice e pane sfogliato non l’ho capito e quindi non l’ho mangiato. Prendiamo allora il polipo cotto al vapore con crema di patata e credo un accenno di limone. Troppo cotto il polipo e la patata poco suadente. Il limone stridente con la patata.

Come primo, prendo il Porro, Porro e Pollo: una verticale in bicchiere, composto dall’alto da un porro verde (brutto il colore) in mezzo un altro porro che a me è sembrato terra di Siena e in fondo intrappolato in un cantuccio il pollo! Il cucchiaio era troppo grande per quel bicchiere, dunque alquanto difficile percepire le differenze fra i due porri e il povero pollo che non è riuscito ad esprimersi. Cappuccino.

L’altro primo: ravioli di patata (con farcia di patata), caprino di Montegalda e fricassea di carciofi. Buona la tessitura della pasta, buona la farcia, la spuma di caprino è arrivata al tavolo spenta e troppo acidi i carciofi. In ogni caso è stato il primo piatto sufficiente.

I secondi scelti sono: coniglio cotto al naturale, con erbe aromatiche, radicchio(aggiungo io di Treviso e bisogna citarlo nella carta) al vino rosso e purè di sedano ( aggiungo sempre di Verona).

Servito al cartoccio, forse per non disperdere l’aroma delle erbe, bello a vedersi, il coniglio(brutta bestia per i chef) era secco, troppe le erbe aromatiche che annullano completamente il gia tanto delicatissimo gusto della carne di coniglio, che ha bisogno comunque sempre della sua umosità.

A salvarlo uno stupendo olio extra vergine di Noto (Siracusa) di Giuseppe Carbone che lo risalta facendolo uscire dalla mediocrità.

Ancora: una guancia di maialino, latte, zenzero e caffè con cannellini all’aneto e asparagi saltati.

Troppa roba in un piatto, lo chef ha osato e gli è andata male.
Sui secondi abbiamo bevuto due calici di Gigondas Cuvèe Futèe 96 Domaine de Font Sane: eccellente.

Un solo dolce: creme brulè alla vaniglia. Ottimo ma c’era la manina di qualcuno, chissà chi sarà stato?

Il sommelier vero solista di tutta l’orchestra, ha offerto un passito di Montecchia, molto interessante a dire il vero, poi mi ha guardato e mi ha detto: gli dò un Olivares 2000 Cosecha – Spagna.

Ho avuto un sussulto, da 14 anni non bevevo questo vino, avevo perso le tracce con grande malinconia, due calici bevuti e due bottiglie portate a casa, bravo Mauro!

Il servizio è convincente almeno al mio tavolo, i tempi perfetti, graziosi i sorrisi delle cameriere, molto brave, il Patron e lo chef non si sono presentati al tavolo, posso immaginare perché.

Lo chef deve crescere per conto suo, sono convinto che qualche intervento dall’esterno c’è ed è condizionante. Le cotture deve arretrarle e lasci perdere i grandi maestri.

La carta dei vini non è all’altezza, ma si trovano buone possibilità.
Un appello al Patron: lasci mano libera alle scelte del sommelier, lui ci capisce bene.
Abbiamo pagato in due 165 € con i vini.
Grazie Mauro.

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