Dopo la sosta disintossicante post-natalizia, io e...

Recensione di del 20/01/2007

Al Caminetto

61 € Prezzo
5 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 61 €

Recensione

Dopo la sosta disintossicante post-natalizia, io e la mia ragazza siamo tornati in un ristorante. Questa volta siamo andati al Caminetto di Scandolara Ripa d'Oglio. Per trovare questo paese bisogna a priori sapere che esiste, mentre in una serata di nebbia come quella che abbiamo incontrato, forse è meglio desistere perchè senza conoscere la zona si potrebbe girovagare una notte intera. Una volta trovato il paese, il locale è sulla via principale, affiancato alla "Locanda del Gheppio" della stessa proprietà, ma di tono più easy.

La porta d'ingresso è chiusa e, come dice il cartello, suoniamo il campanello. Ci apre la padrona che dopo aver appeso i nostri cappotti in un bell'armadio d'antiquriato in arte povera, ci accompagna al tavolo: la sala ha sull'angolo d'ingresso il caminetto che dà il nome al ristorante, è un ambiente semplice, ma elegante, pochi mobili antichi che contengono bicchieri e posate per il servizio, una vetrinetta per i superalcolici e digestivi, tavoli quasi tutti rotondi di varie dimensioni, pareti color vaniglia con alcuni quadri. La tavola è apparecchiata in modo classico con un sottopiatto in ceramica corredato da un centrino, bicchieri per acqua, vino e flûte stretto per l'aperitivo, che ci viene prontamente servito: uno spumante alsaziano che purtroppo dopo aver riacquistato qualche grado di temperatura ha rivelato il suo difetto da tappo, seppur non eccessivamente accentuato. La bottiglia stappata sotto i nostri occhi, dopo che la signora ha anch'essa constatato il difetto, è stata sostituita e l'aperitivo riservito (peraltro in conto non ci sarà traccia dell'aperitivo). Facciamo le nostre scelte dal menu e ci facciamo portare anche la carta dei vini, un po' scarna e ho notato poche alternative nella fascia media di prezzo: per intenderci, alcune proposte sotto i venti euro, molte di più oltre i cinquanta euro, scarsissima l'offerta intermedia, dove di solito mi rivolgo; per stasera scelgo un Nobile di Montepulciano di Baiocchi (19,00 euro) in assenza dello stesso di Poliziano che era esaurito, vino non eccelso, ma comunque adatto allo scopo.
Assenza di un qualsivoglia entrée o benvenuto della cucina, il pane servito di un solo tipo, probabilmente fatto dal ristorante stesso, ma molto "pesante", caldo era accettabile, raffreddandosi è diventato di difficile gestione digestiva.

Per tutta la serata siamo stati gli unici clienti, questo ha creato qualche ripercussione sull'antipasto della mia ragazza: culaccia, tout court, niente ad accompagnare, ma la cosa più sconcertante è che le prime fette non sono state eliminate al taglio del salume, così si sentiva la freschezza variabile delle fette, non va bene. Il mio antipasto è la classica terrina di fegato grasso, il fegato in sè non mi lascia convinto, troppo molle, inoltre le guarnizioni non sono all'altezza, due lamponi troppo acidi causa aceto abbondante, una salsa al balsamico insulsa, una mostarda di zucca insapore che non ha mai visto la senape.

Come primo abbiamo scelto entrambi dei tortelli con ripieno di brasato con salsa al fegato grasso, primo di fattura un po' grezza, ma tutto sommato abbastanza buoni.

Il secondo della mia ragazza è stato un controfiletto di manzo con patate arrosto, preparazione semplice dove è essenziale la tenerezza della carne e questa latitava. Il mio secondo sono state le nocette di vitello con foglie di mela e salsa al balsamico, preparazione meglio riuscita della precedente, ma non eccezionale, salsa equilibrata, carne leggermente stopposa.

Questa sera ci sta anche il dolce per entrambi: due classici, un fondente al cioccolato con salsa alla vaniglia per la mia ragazza, nella norma, tutto come andava fatto, ma ormai siamo nel trito e ritrito, uno zabaione al barolo chinato per me, rimasto un po' "crudo", ma comunque discreto nel sapore. Anche sul finale nessuna traccia di piccola pasticceria, non che sia obbligatoria, ma...

Il posto in sè merita, molto accogliente, ho notato anche un'altra sala che sembra quasi un salotto, sicuramente di charme, anche il servizio non lamenta pecche particolari, ma eravamo anche gli unici in sala, mentre la cucina ha lasciato a desiderare. Si tratta di un locale dal passato nobile, credo avesse anche un stella Michelin qualche anno addietro, ora invece si nota qualche stonatura, soprattutto in ragione di un conto che comunque è rimasto su alti livelli (132,00 euro) senza offrire bonus particolari dalla cucina.

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