Vi va di mangiare in un Castello?
A noi è an...

Recensione di del 01/06/2007

Rostaria Al Castello

103 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 103 €

Recensione

Vi va di mangiare in un Castello?
A noi è andato ancora una volta, non siamo novizi del posto, lo ammettiamo, ma visto anche il tetro panorama ristorativo reggiano, ogni tanto una visita è doverosa qui ad Arceto, paesello che se non avesse cotanto ristorante sarebbe espulso in automatico dalla nostra personale enogastrogeopolitica.
Allora cominciamo a raccontare dell’atmosfera del locale: una ventina di coperti, coperti per davvero da un tetto non di stelle, ma da una botte cinquecentesca di mattoni antichi, luci basse senza essere parche, arredi antichi e tavoli apparecchiati con ricchezza, senza dimenticare i panchetti per le borse delle signore.
Tutto molto romantico e anche vagamente chic.

Quindi le donne sono a posto.
Per sistemare gli uomini però occorre che nei piatti arrivi della roba vera, mica balle.
E roba vera fu.

Premessa, offerta dalla casa, con vellutata di asparagi con polvere di uova di quaglia ed aceto balsamico, molto buona anche se le vellutate ormai sono un po’ una moda, si sa.

Si comincia a fare sul serio allora con l’imprescindibile antipasto rustico della casa ossia gnocco fritto con mortadella, discreta; salame, dolcissimo, quasi strolghino; culatello, assolutamente di livello; cipolline al balsamico, da oscar; marmellata di prugne, che spalmata sul gnocco fritto è una delle prove dell’esistenza di Dio e che Dio probabilmente è Emiliano.

Il primo vino, una bolla acidula e compagnona di Paul Bara versa al fine, cominciamo a meditare sul seguito.

Come primo io battezzo un rigatone con pancetta croccante, piselli, pecorino di fossa e balsamico e faccio un altro filotto.
Se la passa bene anche il mio socio, un personaggio mitico noto come Champagnator, che si pappa degli spaghettoni all’astice e pure sua moglie con un tagliolino ai porcini freschi.

Coi secondi Champagnator si scatena ed ordina un Bollinger vecchie vigne millesimo 1997: bottiglia esaltante, che appena aperta schiude un tesoro di profumi che si intrecciano con una beva potabile, ma mai banale, articolata senza essere complessa.
Una magata.

Secondi.
Ottimo il mio coniglio al miele e balsamico con le noci, favolosa la terrina di verdure con piccole patate al forno ...lo so, immagino le vostre facce: io pure sono inorridito al vederla in carta, è una trovata per signore in perenne questione con la bilancia, però devo dire che avendola assaggiata era veramente gustosa, magie di quei burri e formaggi che non si vedono...
Buone le tagliate di tonno, anche se ‘sto tonno ormai è il vero tormentone gastronomico del momento e non se ne può più.

Le signore hanno mugolato a lungo coi dessert, mentre noi, ignorandole, scolavamo soffrendo le ultime gocce di Champo.
Per consolarci il cameriere ci ha offerto un vassoio con delle piccole madeleines di crema e marasche fritte con liquorino di marasca autoprodotto in accompagnamento, assicurandosi la nostra eterna gratitudine ed un posto in Paradiso, dipendesse da noi.

Il conto, di euro complessivi 413 per quattro commensali: quattro antipasti 76 euro, tre minestre 50 euro, quattro secondi 85 euro, due dolci 20 euro, due bottiglie di acqua 6 euro, due bottiglie di vino 170 euro, due caffè 6 euro.

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