“E’ curioso vedere che quasi tutti gli uomini che ...

Recensione di del 22/01/2008

Osteria in Scandiano

36 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 36 €

Recensione

“E’ curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici, e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore”.
Questa frase a elogio della semplicità di Giacomo Leopardi apre la carta dell’Osteria in Scandiano, gradevole locale che sorge proprio nella Piazza antistante la suggestiva Rocca dei Boiardo, imponente complesso architettonico nel quale si riconoscono pregevoli elementi medioevali, rinascimentali e barocchi.

L’ingresso del locale dà su un anticamera che ospita il bancone, dove fanno bella mostra i salumi da tagliare al coltello. Da questo spazio si accede a due salette di medie dimensioni. L’ambiente è rustico ma non di particolare fascino: soffitto in mattoni e travi a vista, pavimento in cotto, illuminazione forse troppo sfacciata e pareti tinteggiate di un aggressivo color rosa carico.
Ci accomodiamo in una piccolo tavolo quadrato. L’apparecchiatura è piuttosto spartana con qualche vezzo (piatti e sottopiatti con logo del locale, e tra i due un centrino confezionato a mano). Le posate sono pesanti, di grandi dimensioni e difficoltose da armeggiare.
Cestino del pane modesto. Ambiente rumoroso.

Sfogliamo la carta, mentre ci viene servito un appetizer: alcuni gherigli di parmigiano reggiano e una fettina di erbazzone purtroppo fredda.

E’ presente un invitante menu della Tradizione Reggiana proposto a 40 euro (minimo per due persone) così articolato: salumi misti con mignon di gnocco fritto, cappelletti in brodo di cappone, tortelli verdi di bietole e spinaci al burro e salvia, coniglio al forno al vino bianco di Scandiano, faraona e cipolline con aceto balsamico.
Decidiamo per una scelta alla carta. Ad accompagnare la nostra cena una bottiglia di acqua minerale e un Bianco dei Colli di Scandiano e Canossa Tenuta di Aljano “Brezza di Luna” dell’Azienda Agricola Marco Ferioli, 2005. Si tratta di un interessante vino di buona struttura, ottenuto dal vitigno a bacca bianca autoctono di Spergola, coltivato secondo i principi della biodinamica nelle colline circostanti Scandiano, con un pungente retrogusto minerale caratteristica del terreno di coltivazione.

Per la mia collega: “insalata tiepida di faraona, pere, noci, pancetta e aceto balsamico tradizionale di Reggio”.
Abbinamento piuttosto classico ma riuscito, con materie prime soddisfacenti. Un inizio gradevole.
Per me: “radicchio trevigiano con lardo e aceto balsamico”.
La porzione è generosissima, la presentazione piuttosto agreste, al palato stancante e monocorde. Nemmeno l’aceto, di seppur buona fattura, rende giustizia al piatto. Modesto.

A seguire.
“Tortelli di zucca di Novellara mantecati al soffritto”.
Discreta fattura della pasta, buon amalgama dei sapori ma condimento a mio gusto eccessivamente grasso. Giudicato sufficiente nel complesso.
Per me “ garganelli paglia e fieno con zucca, prosciutto e scalogno”. Purtroppo una delusione: la pasta, di fattura industriale, risultava totalmente slegata dai restanti ingredienti, su cui prevaricava il prosciutto particolarmente sapido. Lo scalogno, poi, è stato aggiunto per intero senza che si potesse minimamente fondere con i restanti sapori. Insufficiente.

Terminiamo la nostra cena con una: “zuppa inglese di Scandiano”, tutto sommato decorosa e per me con un “Mont Blanc”, rivisitazione destrutturata del celebre dolce purtroppo alquanto deludente.
Infine due caffè, nella norma, accompagnati da piccola pasticceria sfiziosa (cantuccini, alcune frolle e dei biscotti al cioccolato).
Conto complessivo per due di 73 euro di cui 10 per il vino. In carta gli antipasti erano offerti a 9-13 euro, i primi piatti a 10, le pietanze a 15-17 euro i dolci a 8 euro. Prezzi comprensivi di servizio e coperto con un rapporto qualità/prezzo non proprio favorevole.
Cucina incostante e senza particolare memoria.

Servizio piuttosto lento e privo di attenzioni: rustico quanto l’osteria in sé, nonostante le contraddizioni di alcune licenze da locale pretenzioso. A fronte di tale attenzione per dettagli sarebbe magari auspicabile una maggiore dedizione al cliente e il rispetto di alcune regole più basilari, come la semplicità che rivendica, specialmente in serate non particolarmente impegnative come quelle infrasettimanali. Alla luce di questi elementi le numerose segnalazioni di guide di pregio sarebbero a mio parere perlomeno da ridimensionare.

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