Non è un locale cui l’omino pneumatico abbia dedic...

Recensione di del 20/12/2005

Amerigo dal 1934

67 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 67 €

Recensione

Non è un locale cui l’omino pneumatico abbia dedicato un astro, ma è una piacevole trattoria di paese che grazie alla notorietà acquisita attraverso una sapiente esposizione mediatica, impegna non poco il curioso goloso che volesse prenotare un tavolo senza disporre di almeno una settimana di anticipo.

Piuttosto scomodamente posizionato a 30 chilometri di panoramiche curve di mezza montagna da Bologna, nel piccolo centro di Savigno, zona discretamente vocata al meno blasonato tra i profumatissimi tuberi nobili, il frequentatissimo locale si apre sulla dispensa, una stanza che mette in mostra una serie di invitanti prodotti marchiati “Amerigo”. Si va dall’insaccato al nocino, passando attraverso barattoli pieni di tentazioni, con una buona selezione di vini dei colli bolognesi, cui è dedicata un’interessante carta che viene presentata al piano superiore, dove si trovano i due locali della trattoria.

Due locali, appunto, un ambiente da osteria d’altri tempi, ad ogni modo non privo di cura: semplici tavoli, sedie che purtroppo non si prendono cura del comfort dei clienti, accoglienza informale e sorridente. Curioso il modo in cui viene servito l’ottimo e fragrante pane: il patron, buffo e gioviale personaggio costantemente in vena di battute, lo rovescia nei cestini da un sacchetto di carta, proprio uguale alla confezione del panificio sotto casa.

Due anche le carte dei vini, quella dedicata ai colli bolognesi e l’altra, ordinata per annate, dove abbiamo scovato un affascinante bianco del Carso, il Prulke di Zidarich, 2002 e un Gemola 1997, rosso dei Colli Euganei in forma smagliante.

Il menu è fin troppo articolato, tra le proposte di degustazione dedicate a stagione e territorio e una vasta carta. La ricchezza del menu stagionale tenta la parte più ingorda del gruppo, di cui naturalmente faccio parte.

Si inizia molto bene, con il benvenuto della cucina: le tigelline farcite con la coppa di testa hanno il gusto della semplicità perduta.

Peccato invece per il falso riso con tartufo scorzone: falso perché viene presentato come un risotto, steso su un piatto rettangolare. Si tratta invece di patate, a cubettini piccolissimi, stufate con il tartufo: l’ottimo sapore viene penalizzato dalla cottura troppo breve.

I tagliolini neri con finferli e finferlo fritto sarebbero eccellenti se la pasta, di una piacevole ruvida consistenza, non si rivelasse eccessivamente insipida.

Si risale, senza raggiungere vette d’eccellenza ma con un buon risultato, grazie ai passatelli asciutti con fonduta di parmigiano al tartufo bianco.

Con le tre cotture dell’oca la serata, dal punto di vista gastronomico, cambia marcia. A partire dallo strepitoso involtino di verza ripieno di orzo con cui vengono serviti il petto, delicato, la saporita coscia e un magnifico, gustosissimo salame cotto. Piatto che si ricorda e che salva una serata altrimenti un po’ deludente.

Il gelato di saba, ovvero mosto cotto, offerto in attesa del dolce, pulisce la bocca in modo efficace, lasciando una piacevole, acidula sensazione fresca.

All’insegna della leggerezza, la conclusione della serata non poteva realizzarsi se non con una torta alle noci, cioccolato e spuma di zabaione: forse un po’ pesante, ma certamente ben fatta, con la spuma, aromatizzata al marsala, a stemperare il sapore della fetta-monolite.

Impossibile, a questo punto, non lasciarsi tentare dalla densissima riserva di nocino: notevole nel suo genere, ha preceduto un conto, sebbene gravato dalla presenza diffusa di tartufo, forse un po’ eccessivo per il genere di locale.

Da tenere in considerazione per piacevoli serate con fame sotto controllo.

(Marco Colognese)

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