La borgata Hoffe fa parte del circondario di Sappa...

Recensione di del 26/08/2009

Laite

100 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 100 €

Recensione

La borgata Hoffe fa parte del circondario di Sappada, questa enclave friulana delle Alpi bellunesi e ci si arriva dopo un percorso tortuoso fermandosi in uno slargo su cui si affaccia una apparentemente modesta costruzione dove una piccola insegna ci avvisa che siamo arrivati a destinazione.
Siamo in anticipo e ciò ci consente di fare qualche passo tra le case godendo della tiepida serata e visitando una piccola cappella dedicata a Don Bosco; quindi intrecciare due parole con il maître Roberto Brovedani che è sulla porta con un cannocchiale e che ci fa vedere sulla riva della montagna tre caprioli che sono usciti dal bosco e sostano tranquilli al limitare degli alberi.
Entrando si accede per uno stretto corridoio a due piccole sale dove sono presenti sei tavoli rotondi, ben distanziati: le pareti e il soffitto sono in legno “vissuto”, antico, bellissimo, con un paio di quadri per non turbare l’armonia dell’interno, l’illuminazione è portata da alcuni semplici lampadari e una musica soft è presente come sottofondo d’ambiente.
La mise en place è elegantissima: tovaglia e sottotovaglia color panna, come il rivestimento in alcantara delle comode poltroncine, posate d’argento, piatti importanti tipo Villeroy & Boch, grandi bicchieri di cristallo di forme differenti specifici per i diversi tipi di vino, bicchieri di acqua tutti diversi per colore, nel centro tavola due raffinati contenitori in peltro con coperchio, di foggia antica, ad impreziosire ulteriormente il tavolo facendo da pendent con i sottopiatti in peltro. Potremmo definire l’ambiente come espressione di una sobrietà elegante ad altissimo livello.

In questa serata saremo gli unici commensali, fatto insolito e rimarcato dal maître e dal cameriere, elegantemente vestiti, quindi potremo godere di ogni cura ed attenzione trascorrendo in una ovattata atmosfera una serata al top, in cui ogni nostra piccola necessità verrà prevenuta e risolta con la massima discrezione. Una cortesia raffinata e preziosa per capire il percorso gustativo, coglierne le differenze degli aspetti e confrontare esperienze personali e aneddoti in un irrituale fluire di affascinanti momenti. Un punto di penalizzazione perché il ristorante non accetta i cani e questa è una piccola nota di disagio perché proprio da questi ambienti dovrebbe venire un messaggio propositivo, oltre che l’esempio, in tal senso. Tra le altre cose Roberto ci aveva “presentato” sul piazzalino il suo grosso micione bianco e rosso.

La lista è un foglio beige ripiegato in due in una cartelletta carta da zucchero, senza i prezzi per le signore, che riporta un numero ristretto di vivande ed è scritta volutamente con grafia infantile, come in un immaginario testo delle elementari, molto gradevole alla vista.
La carta dei vini è un grosso volume, per cui preferiamo farci accompagnare al calice, stante il lungo viaggio di ritorno che ci aspetta. Purtroppo, come succede in questi casi, non posso essere preciso con i nomi per una evidente difficoltà a memorizzarli.
Nel frattempo a tavola ci è stata portata una bottiglia di acqua minerale gassata Gocce di Carnia e un cestino di pane autoprodotto contenente tra pani di differente qualità e una deliziosa focaccia alla cipolla che metterà a dura prova la nostra golosità, stante la gradevolezza del sapore e il fatto del pronto reintegro nel momento in cui si creavano pericolosi vuoti nel lungo vassoio. Non sono presenti menu degustazione e quindi scegliamo volentieri alla carta.

Appetizer.
Ci viene portato un piatto rotondo chiuso da una cupoletta di cristallo, che viene sollevata scoprendo un tonno con pappa di pomodoro: una piccola composizione formata da una preparazione a base di pomodoro ed erbe aromatiche, con un cubetto di tonno scottato in cui l’acidità dell’ortaggio ben contrasta la dolce croccantezza di un tonno freschissimo. Suadente.

Antipasto.
Lumache alle erbe con patate aromatiche.
Oh sì, gli “scios” che l’ultima volta, in Veneto, avevo mangiato alla Secolare Festa di Santa Augusta a Serravalle di Vittorio Veneto: come non sceglierli? In un grande piatto, un fondo di patate schiacciate aromatizzate, sormontate da un grosso guscio di lumaca vuoto contenente una piccola composizione di fiori ed erbe, circondato dal corpo carnoso delle lumache verosimilmente stufate, irrorate dal loro sugo di cottura. Per chi ama questo animaletto cornuto, un piatto di assoluta bontà, specie nella cottura che non aveva lontanamente quella gommosità che, ahimé, spesso si incontra in altre preparazioni. Morbidoso.
Come vino in accompagnamento un Pinot grigio dei Pirenei, dal colore giallo paglierino, profumo di fieno e mandorla amara, di ampia mineralità con note fresche di mela e zenzero.

Primo piatto.
Tortelli all’uovo con bietole e guanciale croccante.
Quattro grossi ravioli sormontati da bietole verdissime, cotte in modo tale da non perdere la loro consistenza per non sfigurare con quella della listarella di guanciale. Nel momento in cui la forchetta taglia il raviolo ne fuoriesce un tuorlo d’uovo alla cocque che, raccolto giudiziosamente con il cucchiaio, si amalgama in un’assonanza di sapori che riempie di fragranza la bocca. Delicatezza e sapidità si contrastano senza sopravvalere, rimarcando la freschezza della pasta e di tutti i componenti. Mirabile.
In accompagnamento, un Rosso di Maculan del 2000 che ci viene aperto al momento, dal bel colore rosso granato, profumo di frutti maturi, alla beva morbidissimo, con quel pizzico di “ruffianeria” che caratterizza i vini di Maculan che conquistano sempre il palato, specie delle signore, con sentore di spezie, pepe e tannini mai aggressivi.

Omaggio dalla cucina.
Tortello alla ricotta affumicata.
Un grosso tortello ripieno di erbe e aromi, irrorato da un delicato fondo di cottura e cosparso di scagliette di ricotta affumicata. Intermezzo eccellente, quasi per non distaccarci dalla bontà del piatto precedente. Intrigante.

Secondo piatto.
Lepre cotta a bassa temperatura.
Preparazione di una compostezza e rigore organolettico che raramente si incontra, dove la carne della lepre mantiene la sua essenza di selvatico senza che questo minimamente intervenga con alcuna dissonanza nella rotondità del gusto nel suo fondo di cottura, con una morbidezza che ben si affianca al croccante di alcune verdure di contorno (zucca, taccole, carote) e un delicato e morbido purè di patate. Solo l’istintivo timore di essere cuccati con le mani nel piatto ci ha impedito di fare una giudiziosa scarpetta di questa eccezionale vivanda. Imperiale.
In accompagnamento, un Merlot dal colore rosso rubino, unghia quasi violacea, pieno nel profumo di ribes e fiori rossi, lunghissimo alla beva nel sentore di legno, spezie e prugna matura.

Pre-dessert.
In una coppetta di cristallo, macedonia di frutta e verdura con gelato all’olio di oliva.
È il must dell’annata, forse sta sostituendo il tortino di cioccolato con il cuore fondente. In una coppetta di cristallo una dadolata sottile fresca e profumata di frutta e verdura con una piccola boule di delicato gelato con sentori di basilico e pera. Rinfrescante.

Dessert.
Tavolozza di sapori.
Anche la lista dei dessert è piuttosto limitata e il maître ci consiglia una composizione che ha permesso un assaggio di diversi dolci allo scopo di conoscere meglio la linea di cucina di questi prodotti rigorosamente preparati da Fabrizia Meroi, la grande chef che connota con la sua femminilità il trend del locale.
In un grande piatto, un tiramisù di un levità e fragranza che mai ho incontrato, esaltante specialmente la crema di mascarpone così soffice da sembrare una spuma, senza alcuna pesantezza o grevità che spesso insidia la realizzazione di questo dolce. Accanto un trancio di torta alle pesche rese dorate dal passaggio in forno, morbide e appaganti. Risalendo in senso antiorario, una mousse di cioccolato tra due lingue di cioccolato amaro con sopra sbriciolati dei fichi e guarnita da un cucchiaio di rossa marmellata di fico che donava un’incomparabile sentore completando la cremosità della mousse con un’insolita freschezza e sapida acidità. Per finire, un canederlo di meringa ricoperto di granella di frutti di bosco, su una salsa ai pistacchi di Bronte: un’ultima sorpresa in questo orologio di bontà, a chiudere con un applauso mentale la grandezza di questo piatto, specie da chi non è particolarmente versato per i dolci. Sublime.
Come accompagnamento, in un calice dall’altissimo gambo un passito austriaco di uve tardive, dal colore giallo ambrato, profumo intenso di mandorla e agrumi, dal sapore pieno, con note floreali di mimosa e frutti canditi. Una scelta preziosa per concludere un pasto prezioso.
A seguire, un caffè accompagnato da piccola pasticceria golosissima, che è stata amorevolmente accudita con tutta l’attenzione che potevamo dedicarle.

Che dire? Un’esperienza che ha valso completamente il lungo viaggio di andata e ritorno (più di quattro ore di auto), che ci ha trasferito e fatto vivere una serata splendida in un locale bomboniera, in cui la qualità del servizio esalta l’ambientazione descritta e accompagna un susseguirsi di preparazioni strettamente legate al territorio ma rivitalizzate dall’attenta scelta dei componenti, dalla cura direi quasi maniacale nella presentazione, da una capacità di confrontare e riannodare sapori differenti permettendo, come dice il Maestro Marchesi, di godere appieno del “degustare” il cibo.
Due antipasti 42 euro, due primi 38 euro, due secondi 54 euro, due dessert 32 euro, vini al calice 28 euro, un caffè 3 euro, una bottiglia di acqua minerale 2,50 euro, per un totale di 199,50 euro. Rapporto qualità/prezzo normale. Ricevuta fiscale XNR 073684/09.

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