Le serate speciali si rivelano tali fin dall’inizi...

Recensione di del 26/11/2005

Laite

83 € Prezzo
10 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 83 €

Recensione

Le serate speciali si rivelano tali fin dall’inizio. Nevica copiosamente dalla mattina, le strade sono percorse da pochi pazzi temerari costretti a spostarsi, oppure da testardi indefessi come il sottoscritto. Il Laite è la meta, mia e dei miei compagni di viaggio, i quali decidono di affrontare le avversità del tempo con un’ammirevole e amorevole considerazione della mia testa bacata.
La caparbietà, però, paga. Sotto l’incessante, romantico fioccare, anche l’ultima rampa dell’ultimo stradino che conduce in Borgata Hoffe è superata.
Ho già avuto modo di descrivere questo piccolo mondo di grande cucina. Ogni volta è una piacevole scoperta: questa sera, in particolare, il patron sistema il tavolo in modo che tutti possiamo godere dello spettacolo offerto dalla fitta nevicata. Jeans e pedule da montagna ai piedi, perfettamente a nostro agio, ci lasciamo avvolgere dal calore e dalla sobria eleganza che offre la magnifica sala da pranzo che Roberto Brovedani e Fabrizia Meroi mettono a disposizione degli ospiti, accogliendoli nella loro casa.

Che cosa c’è di straordinario qui? La mia risposta, forse apparentemente bizantina, è che il Laite è tutto fuorché ordinario. Troppo spesso, fatta eccezione per pochi altri luoghi del cuore come La Peca di Lonigo, una cucina di alto livello, un ambiente di tono e un’accoglienza di gran classe non superano il confine dell’ordinarietà, aurea fin che si vuole, ma sempre tale. Belle esperienze, ma senza quella magia che consente il manifestarsi dell’emozione e di un ricordo nitido, luccicante.

Il padrone di casa è una persona da ascoltare, quando parla di vino il suo entusiasmo è vero e bisogna lasciarselo trasmettere. Non che la carta sia povera, al contrario, è zeppa di proposte interessanti a prezzi del tutto ragionevoli. Ma mettersi nelle sue mani significa essere certi di non pentirsi e, soprattutto, iniziare a capire che grande armonia può creare abbinando una bottiglia alla cucina di quella stupenda cuoca che è Fabrizia.

La sequenza di ghiotte delicatezze ha inizio con una crema di topinambur con ricotta acida, soave predisposizione a una seduttiva terrina di foie gras e anguilla, piatto di una bella complessità che si risolve nel paradosso della seconda che mitiga la grassezza del primo grazie anche ad una sapiente affumicatura.
Brillante il consiglio di Roberto che offre su questa composizione un Tokaji Aszu 6 puttonyos, in grado di reggere il confronto e lasciare in bocca un perfetto finale.

Grande vino il Sauvignon 2002 de La Castellada, lontano dagli opulenti omologhi dal profumo standardizzato, semplicemente perfetto insieme ai deliziosi tagliolini di riso venere con intingolo di rane e crema di lattuga o al saporito cannolo croccante con radicchio di Treviso e gorgonzola.

Magnifica anche la zuppetta di ricotta con raviolini di gamberi di fiume: grandi sensazioni si susseguono in un entusiasmante connubio di equilibrio e leggerezza.

Il risotto con le quagliette selvatiche: descriverlo in qualunque modo non renderebbe giustizia ai profumi e alle reazioni goduriose del palato; anche qui, semplicità e passione declinate.

Alzi la mano chi non storcerebbe la bocca solo a sentir parlare del pesce gatto, poi venga qui ad assaggiarlo e si stupisca: di eleganza e leggerezza senza pari. Fabrizia ha una mano fatata e possiede una tecnica sopraffina nelle cotture, cosa darei per un giorno in cucina ai suoi ordini!

L’unica, piccola perplessità dell’ultima visita al Laite era riferita ad una leggera stopposità della pernice: questa sera la sua carne inconfondibile è incredibilmente tenera, gustosa, succulenta, accompagnata da una bottiglia di rosso, ancora una volta de La Castellada, un taglio bordolese del ’96 che una volta in temperatura non ha smesso di sprigionare effluvi incantatori.

Un intervallo geniale precede la carta dei golosi dessert: servita in un contenitore ovale che una volta aperto lascia scaturire un aroma inebriante, la granita di genziana lascia una lunghissima sensazione di pulizia e apre a nuove esperienze.

Si continua all’insegna della ghiotta leggerezza con una créme brûlée di castagne che predispone allo stato di grazia. Se poi c’è chi pensa che il tiramisù, il solito vecchio tiramisù, non possa ancora emozionare, si accomodi ed assaggi: a Sappada può accadere.

Chi ci pensa ad uscire con il tempo che c’è là fuori? La lunga chiacchierata con questa coppia di coltivatori di passione, gustando un calice di champagne e apprendendo qualche preziosa notizia sull’arte culinaria di Fabrizia si concluderà soltanto dopo l’una di notte, con ottanta chilometri da percorrere in mezzo alla neve, senza la minima sensazione di appesantimento e sorridenti come poche altre volte.

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