L’unico vero peccato è che Sappada non è facile da...

Recensione di del 04/06/2005

Laite

55 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 55 €

Recensione

L’unico vero peccato è che Sappada non è facile da raggiungere: intendiamoci, le strade ci sono e sono comode, ma la sua localizzazione al confine tra le provincie di Belluno e Udine a pochi chilometri in linea d’aria dal confine con l’Austria non la rende una meta tra le più comode per noi cittadini. Bisogna venirci in vacanza e, per chi ama la montagna, è un posto magnifico, oppure, per i mangioni come noi, ci si muove da Pieve di Cadore verso il Comelico passando da Santo Stefano e si supera la bellissima Val Visdende e dopo un’ora di macchina da Belluno si arriva in questo angolo di pace.

La prima impressione è sempre confermata, soprattutto all’inizio della bella stagione, quando i profumi si fanno più intensi e si respira un’aria d’altri tempi. Le narici si rigenerano, i profumi dell’erba, del fieno, dei fiori, degli alberi nei boschi che iniziano a infittirsi pochi metri sopra di noi, ci avvolgono e ci predispongono alla pace interiore e all’esperienza della cucina genuinamente alta di questo piccolo, delizioso ristorante.

Ho già avuto modo di descrivere l’ambiente: caldo ed accogliente, ricavato da una casa antica, arredato con gusto montano, nello stesso tempo semplice e raffinato. Non ci staranno mai più di venti persone e questo per me è un altro grandissimo pregio.

Roberto, il patron, anzi il padrone di casa, è di una gentilezza unica: la sua passione traspare in ogni gesto, dall’accoglienza, alla spontaneità con cui si rivolge al cliente e propone una bottiglia da una carta dei vini (sarà rinnovata ed arricchita dopo le ferie) intelligente e frutto di una conoscenza vastissima, alla battuta sempre pronta.

La cronaca gastronomica di un sabato sera in otto inizia da uno squisito appetizer, servito appena dopo il pane caldo e fragrante. Si tratta di un formaggio caprino con mostarda di pere e gelatina al Martini, dai contrasti inusuali ma indubbiamente riusciti. Il formaggio è delicato e quasi dolce e bilancia perfettamente la presenza decisa e piccante della mostarda, da leccarsi i baffi.

Il Laite (prometto che la prossima volta chiederò lumi sul perché) non prevede un menu degustazione: poco male, decidiamo tutti di scegliere due piatti a testa oltre al dessert.
Nel frattempo tocca a me scegliere la prima bottiglia che accompagna la nostra cena; memore dell’assaggio nel corso della mia ultima visita, è l’Uis Neris Borc Dodon 2001 del piccolo produttore Montanar nella zona di Udine: Roberto ci racconta che forse riuscirà ad avere una piccola botte di refosco la cui uva è stata pigiata con i piedi dallo stesso Montanar da cui si potrebbe ricavare un “vino della casa” del tutto sui generis. Confesso che lo assaggerei davvero volentieri.

Per quanto mi riguarda, dopo una attentissima disamina della bella carta del menu scritto a mano, punto tutto sulla pernice, mai assaggiata fino ad oggi: scelta molto azzeccata. Inizio dai tortelli in un delicatissimo brodo il cui ripieno è deliziosamente contaminato dal foie gras: su tutto naviga un perfetto uovo in camicia. Brodo, ripieno e uovo, ovviamente, di pernice.
La pernice, assoluta protagonista, si presenta in due cotture nel mio secondo piatto. Una piccola coscia, sapida e soltanto leggermente stopposa e alcune fettine del petto, queste invece di squisitezza e tenerezza senza pari. Ad accompagnare la carne, erbe di campo appena raccolte e scottate, buonissime.
La seconda bottiglia arriva da un consiglio di Roberto Brovedani: conoscevo Massa Vecchia per il suo Ariento, vermentino biodinamico che ho trovato molto interessante. In questo caso ci è stato servito un cabernet sauvignon, la Fonte di Pietrarsa 2000, una scoperta eccellente: la terra che si fa vino, l’entusiasmo è stato condiviso da tutti e otto.
Oltre ai miei piatti, sono riuscito a piluccare qua e là: ho assaggiato tra i primi i tortelli con ripieno all’uovo, squisiti. Non sono riuscito ad intercettare l’antipasto di mia moglie, delle cialde ai cereali con crema di piselli, a suo dire eccellenti.
Ho avuto modo invece di gustare una incredibile tartare di camoscio servita con una cucchiaiata di caviale: avrei voluto portarne una scorta a casa.

Prima del capitolo desserts, viene servito un intermezzo di grande piacevolezza: granita al pino mugo, squisitamente balsamica.
Il Laite offre la possibilità di degustare un piatto con quattro dolci dalla carta: non sono riuscito ad esimermi da questa scelta e non me ne sono pentito. Tiramisu’: ma non si parla della solita cosa banale; a partire dai savoiardi fatti in casa: delicatissimo, soffice e leggero.
Un assaggio a base di formaggio, non ricordo (ahimè, gli appunti..) quale, ma che stava perfettamente in mezzo ai dolci. Uno zabaione al whisky torbato con la confettura di arance amare: da urlo. Ultimo ma non ultimo, un semifreddo alla ciliegia, molto profumato.
Anche in questo caso mi sono munito di cucchiaino e ho intercettato la torta di cioccolato al latte della mia vicina: non amo questo tipo di cioccolato, ma in questa versione era davvero ottimo.

Al momento del caffè, arriva la piccola pasticceria: piccoli tartufi al cioccolato fondente, dei baci di dama mignon e altri biscottini secchi; inutile dire che non ne sono avanzati.
In tre decidiamo di chiudere con altrettanti distillati: una grappa monovitigno, un whisky torbato e un rhum martinicano che ci sono stati offerti.

Il conto di 55 € a testa per tre portate principali, vini compresi (per la cronaca il primo a 25 e l’altro a 43€) sbilancia il rapporto qualità prezzo sull’assoluta eccellenza, senza ombra di dubbio.
Peccato, appunto, che Sappada sia così lontana..

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