La serata è splendida, il cielo è terso e la luna ...

Recensione di del 06/12/2004

Laite

80 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 80 €

Recensione

La serata è splendida, il cielo è terso e la luna illumina il paesaggio circostante imbiancato da una recente nevicata: arriviamo a Sappada alle 20.30, il freddo è pungente e decidiamo di entrare subito.

L’accoglienza, in questo piccolo delizioso ristorante, è sempre squisita: Roberto Brovedani non aspetta dei clienti, attende degli ospiti che è onorato di ricevere, questa è l’impressione che si ha entrando al Laite. Se poi si aggiunge la semplice bellezza del legno alle pareti antiche che crea calore e intimità, i tavoli grandi (ricordo che i coperti non sono più di venti e si potrebbe essere tentati da qualche numero in più) che lasciano tutto lo spazio per conversare tranquillamente, belle tovaglie e splendidi bicchieri, allora davvero sfido chiunque a non trovarsi coccolato.

Appena seduti arriva una giovane cameriera vestita con il tipico costume locale e ci chiede che tipo di acqua vogliamo scegliere: mi raccomando, prendete l’acqua che sgorga dalla fontana che c’è appena fuori dal ristorante. Poco dopo ci viene servito il pane, bianco e nero, semplice e fragrante.

La mia illimitata pigrizia fa sì che io dimentichi di prendere appunti, quindi non ricordo se l’appetizer che ci è stato servito fosse anguilla affumicata da loro, ricordo soltanto che era buonissimo.
Memore della mia passione per i bianchi invecchiati (e ce ne sono davvero tanti che meritano di essere assaggiati), Roberto mi invita a provare un gewuertztraminer alsaziano di Zind Humbrecht del 1982 aperto la sera prima. Giallo dorato, perfettamente integro, profusione di profumi inconfondibili, prima l’uva e poi tutti gli aromi sviluppati in ventiquattro anni, una vena acida che ne mitiga la dolcezza e finale senza limiti con una gradevolissima e lieve sensazione amarotica: dopo un ancora indimenticabile riesling austriaco biodinamico bevuto sempre qui al Laite due anni fa mi ha dato le sensazioni più intense che un vino possa dare. Così decidiamo di stapparne un’altra bottiglia che ci accompagnerà per la cena: sempre 1982 e sempre perfetta.

Il menu del Laite è come il locale, semplice e nello stesso tempo completo: incentrato sul territorio (selvaggina e erbe aromatiche soprattutto), non dimentica la relativa vicinanza dell’Adriatico con proposte di mare. Scegliamo delle capesante servite con una crema di zucca: eccellente la materia prima, sarebbe stato un piatto perfetto con un pizzico di sapidità in più. L’emozione è arrivata con una tartare di capriolo: ci ho messo mezz’ora a finirla, non perché fosse troppo abbondante (e comunque era più che generosa) ma perché non volevo che finisse…(a questo punto potreste pensare che potevo semplicemente farmene portare un’altra porzione, ma non è così semplice, si tratta di un rito: quanto maggiore è il tempo dedicato ad un piatto, tanto più grande è l’omaggio che si rende alla sua soavità).
A questo punto arriva un intermezzo piacevolissimo: Roberto ha scoperto una coppia di produttori friulani, Denis e Alessia Montanar che non si trovava ancora sulle principali guide (però nella Veronelli 2005, uscita a fine gennaio, viene citato e ben giudicato). Quindi arriva un calice di Borc Dodon Uis Neris (uvaggio di cabernet franc, merlot e cabernet sauvignon) sorprendente, buonissimo. “Però non posso farvelo assaggiare senza niente da mangiare” e ci viene servito un piatto di formaggi di alpeggio stagionati, eccellenti.

Non possiamo fare a meno dei dessert: si può scegliere una portata di assaggi favolosi ma io non riesco a rinunciare alla incredibile sensazione di freschezza che arriva dal semifreddo alla lavanda, invenzione della bravissima chef (meritate davvero le tre forchette del Gambero) Fabrizia Meroi, moglie di Roberto e “giovane ristoratrice europea”, che sale dalla cucina per salutare gli ospiti e ricevere i meritati complimenti.

Siamo rimasti in sei clienti, tre coppie; Roberto decide di stappare un’altra bottiglia di quel giovane piccolo produttore e di offrine un calice a tutti agevolando la socializzazione del gruppo: questa volta un verduzzo da meditazione: strano, niente affatto dolce, direi di stile gravneriano, non trattato né filtrato, da centellinare e capire a ogni sorso, anche questo sorprendente.

Che dire? Sappada sarà pure un po’ scomoda da raggiungere, ma se ad un paesaggio da favola, una parte vecchia (dove si trova il ristorante) con una stradina d’altri tempi che passa tra un nucleo di antichissime case di montagna e l’odore del fieno, aggiungete l’accoglienza strepitosa del Laite, probabilmente avrete speso bene il vostro tempo (e i vostri quattrini, perché i prezzi qui sono davvero da encomio). Con la bottiglia a 70, meritatissimi, euro, il conto finale è stato di 160€.

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