La Repubblica Dominicana è un paese situato nella ...

Recensione di del 16/09/2011

El Meson de la Cava

50 € Prezzo
9 Cucina
10 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

La Repubblica Dominicana è un paese situato nella parte orientale dell’isola di Hispaniola, nel Mar dei Caraibi ed è principalmente conosciuto per i suoi resorts, le sue meravigliose spiagge di sabbia chiara e finissima e la sua ultracentenaria storia coloniale, che ne fanno una delle mete turistiche preferite per viaggiatori di tutto il globo che però ben difficilmente (e ammetto inevitabilmente) rifuggono dal turismo di massa e si spingono fino alla capitale Santo Domingo, se non per una fugace visita alla zona coloniale.
La metropoli dominicana è un coacervo di “universi paralleli” molto differenti fra loro, con un’alternanza spasmodica e a volte stridente di ricchezza e povertà, che si palesa nelle zone quasi sature di enormi centri commerciali, di grandi banche locali e non, di ville lussuosissime e palazzi residenziali che sembra vogliano distendersi fino al cielo, quasi a voler soffocare una realtà che è anche costituita da baracche pericolanti, strade in condizioni pessime per non dire intransitabili e veicoli arrugginiti e fatiscenti che si dibattono nel caotico traffico fra enormi suv, potenti fuoriserie e poderose berline costosissime. Ma Santo Domingo città non è solo questo. Tra le sue peculiarità intrinseche annoveriamo anche gente allegra e di buon cuore, musica, arte e – last but not least – cibo eccellente, ottime bevande e meravigliosi ristoranti. Bisogna sottolineare che la ristorazione dominicana, pur basata sull’orgoglio verso le proprie tradizioni culinarie (da provare nei vari ristorantini “on the road” piatti come “sancocho”, “mofongo”, “pollo al carbone” e “fagioli neri con riso bianco”), beneficia di un grande utilizzo di materie ittiche, su tutte aragosta, gamberoni, lambì (una sorta di enorme conchiglia che ospita al suo interno un gradevole mollusco simile al granchio), polipo e pesci locali di ottima qualità dai prezzi realmente accessibili.
Parlerò quindi de “El Meson de la Cava”, un locale che rappresenta una perla e al contempo un’istituzione nel campo della ristorazione della Repubblica Dominicana, fondato nel 1967 e per la sua connotazione elegante, spesso frequentato (meritatamente) da vip di passaggio e non. Tra gli ospiti famosi de “El Meson” si possono annoverare Francis Ford Coppola, Al Pacino, Roy Scheider, Robert Redford, il presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernandez, Francois Mitterand, Henry Kissinger e la principessa Soraya.

Ubicazione.
“El Meson” si trova quasi al termine di una delle infinite “avenidas” della città, la Mirador Sur al numero 1, non lontano da Bella Vista (quartiere residenziale di alto livello) e dalla UASD, l’Università Autonoma di Santo Domingo, unica università pubblica della Repubblica Dominicana, creata mediante bolla papale da Paolo III nel 1538. Se ci si sposta con mezzi propri il parcheggio non sarà un problema. Si lascerà il proprio veicolo lungo la suddetta avenida, praticamente di fronte al ristorante stesso, ricordandoci prima di recuperarlo di lasciare una mancia al posteggiatore di turno, per evitare spiacevoli inconvenienti. Per lo stesso motivo, sconsiglio caldamente di passeggiare nei dintorni del ristorante, in quanto l’oscurità e lo scarso transito pedonale non mettono al riparo da possibili atti di delinquenza.

Ambiente.
Il valore aggiunto del locale, da dieci e lode. Si varca l’ingresso sito lungo la strada, si scendono alcuni scalini, si ammira il patio esterno (una sorta di giardino di palme e fiori ricavato fra le rocce) e infine si arriva all’entrata vera e propria. All’inizio ci si può sentire lievemente spiazzati poiché l’unico accesso alle sale è costituito da una piccola scala a chiocciola che scende verso il livello inferiore. Ben presto si intende il perché: il ristorante è stato ricavato in una caverna naturale di roccia calcarea, creata dall’azione delle onde del mare quando milioni di anni fa la costa abbracciava quell’angolo di terraferma. Durante i lavori di costruzione sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici come anfore e vasi appartenuti agli Indios Tainos e ai primi “conquistadores” o, come spade e coltelli, appartenuti a pirati e bucanieri, tutti facenti bella mostra di loro in teche di vetro all’interno del locale. Scendendo dalla scala a chiocciola si arriva al bancone bar, che è preludio alle varie sale ricavate in grotte separate di differenti grandezze. Il risultato complessivo lascia senza fiato. L’illuminazione è molto tenue, costruita sapientemente e conferisce alle scure rocce riverberi di differenti colori che vanno dal bianco-azzurro, al rosa, al giallo a seconda della posizione delle lampade. Davvero memorabile. I tavoli sono piuttosto spaziosi e correttamente distanziati. Nonostante la particolarità del locale, l’acustica si mantiene sempre su livelli più che accettabili. In sottofondo, musica locale (bachata, merengue e romantica) ed internazionale (pop, rock melodico). La mise en place è di ottima fattura: tovagliato bianco candido, calici differenziati per acqua e vino, posateria di acciaio Sambonet, piatti in porcellana e infine una piccola lampada per coadiuvare l’illuminazione del tavolo stesso. I servizi nella maggior parte degli esercizi di Santo Domingo sono in condizioni abominevoli, qui invece si presentano lindi e ordinati. Cenno di merito anche per la sicurezza. A dispetto della complessità architettonica de “El Meson”, vi sono tre uscite di sicurezza che danno direttamente all’aperto. Particolare non trascurabile, soprattutto per come viene, ahimè poco, vissuto il concetto di sicurezza nella vita di tutti i giorni in quel paese.

Servizio.
Ottimo, per nulla invadente ma sempre attento alle esigenze della clientela. I camerieri giovani e meno giovani (che fortunatamente non sono fastidiosamente ingessati ma ti regalano sempre un sorriso, differentemente da certe realtà nostrane) indossano una livrea elegantissima ed impeccabile. Calici riempiti tempestivamente all’occorrenza, spiegazioni chiare e dettagliate dei piatti in lista, consigli su abbinamenti, vini o cocktail sono un "must" per questo ristorante.

Cucina.
Lo chef, Luis Peralta, propone una selezione di piatti della cucina spagnola, francese o italiana rivisitati in chiave moderna o “aplatana’” (termine folkloristico locale per indicare quei piatti di cucine estere che vengono “addomesticati” con ingredienti o procedimenti tipici della cucina criolla, per andare più incontro ai gusti della popolazione dominicana) e una buona scelta di piatti della tradizione caraibica. Io e la mia compagna abbiamo vissuto due esperienze differenti in due volte che siamo stati al “Meson”, ragion per cui descriverò tutti i piatti provati, distinguendoli di conseguenza.

Carpaccio de pescado del dia (Carpaccio di pesce del giorno – prima e seconda esperienza).
Proposta semplice quanto gustosa. Ci viene servita una generosa porzione di carpaccio di mero (un pesce molto diffuso in Repubblica Dominicana ed appartenente alla famiglia delle cernie), arricchita da una dadolata di pomodoro e cipolla ed accompagnato da ciotoline dove trovano alloggio sale, pepe e una delicata vinaigrette. Freschissimo e sapido, eccellente al palato, non fa per nulla rimpiangere gli ottimi carpacci che ho avuto modo di degustare qui in Italia.

Langosta “Macc&Cheese” gratinada (Aragosta gratinata alla “Macc&Cheese” – prima esperienza).
Questo piatto faceva parte di un elenco di proposte speciali per la cosiddetta “festa dell’aragosta” che il locale promuoveva per tutto il mese di settembre. In concreto la cucina elencava una serie di piatti a base di aragosta, a prezzi calmierati e con in abbinamento un calice di vino gratis o una bottiglia a prezzo scontato. La nostra scelta si traduceva in una terrina di maccheroni “pasticciati” al forno con besciamella, formaggio, sugo al pomodoro e – appunto – aragosta. Ho accolto il “Macc&Cheese” con diffidenza, non del tutto convinto dall’abbinamento, ma mi sono dovuto ricredere completamente: il grado di cottura dei maccheroni era perfetto, la salsa spettacolare e l’aragosta conferiva quel suo tipico retrogusto dolce che ha reso la proposta una delle migliori da noi provate.

Filete de Mero Meuniere en salsa de mantequilla marron al limón (Filetto di Mero alla Meuniere in salsa di burro marrone al limone – prima esperienza):
Si tratta di un filetto del descritto pesce mero, saltato in padella e servito con questa salsina di burro marrone dal leggero sentore di limone e coreograficamente accompagnato da capperi e alici. L’abbinamento è piuttosto gradevole, la carne del pesce tenerissima e lievemente insipida, per consentire ai capperi e alle alici di fungere da giusto correttore al palato, senza rovinare o rendere eccessiva la sapidità. Nulla di indimenticabile, ma comunque una buona scelta.

Chillo a la Vera Cruz (Filetto di Chillo alla “Vera Cruz” – prima esperienza).
Il chillo, altrimenti conosciuto come pargo, è un pesce tipico del Golfo del Messico e della costa sud-orientale degli Stati Uniti, ma una specie equivalente si trova anche nei nostri mari ed è conosciuta con il nome di dentice. La sua carne è molto magra e saporita e lo chef ci presenta un ottimo filetto di chillo al forno, con salsa di pomodori freschi leggermente piccante, olive, capperi e peperoncini verdi, il tutto servito su un letto di linguine! Praticamente un piatto unico, data la porzionatura abbondante e la presenza della pasta, che si sposa a meraviglia con il sugo piccantino.

Rabo de buey encendido al vino rojo (Coda di bue accesa al vino rosso – seconda esperienza).
Un piatto semplice, ma non per questo meno gustoso di altri. Si tratta di una coda di manzo lessata e successivamente passata al forno e servita accompagnata ad una salsa molto saporita al vino rosso (quasi una glassa). La carne si poteva tagliare senza la minima difficoltà e restava leggermente croccante all’esterno, mentre l’interno era caratterizzato da una tenerezza fuori dal comune. Buono.

Filete de res al vodka en salsa de crema de hongos champignones (Filetto di manzo alla vodka in salsa di funghi champignon – seconda esperienza).
Anche questa proposta è risultata eccellente. Il filetto, come richiesto, è a media cottura ed è ricoperto in maniera delicata dalla promessa crema di funghi, impreziosita da un leggero sentore di vodka. Il gusto è fine, quasi a voler entrare in punta di piedi per non disturbare i sapori che hanno albergato nel nostro palato, ma si ritaglia senza esitare un proprio spazio e una sua ragione d’essere. E che ragione! Uno dei migliori piatti provati, indubbiamente.
Ogni “plato fuerte”, come qui viene chiamata la portata principale della cena (normalmente un secondo piatto di carne o pesce) è accompagnato sempre da un contorno che può essere scelto fra le tipiche e tradizionali proposte della cultura gastronomica dominicana. Abbiamo quindi purè di patate o di yuca (un tubero che noi conosciamo più comunemente con il nome di tapioca), le solite patatine fritte o le verdure grigliate, il riso bianco o i “tostones”, che in concreto sono dei dischi di platano verde (un frutto del tutto simile alle nostre banane acerbe ma piuttosto dolce al sapore) leggermente schiacciati e fritti. Questa abitudine di proporre un contorno di abbinamento compreso nel prezzo del piatto è comune a tutti i ristoranti della Repubblica Dominicana. Noi abbiamo scelto il purè di yuca (favoloso nella sua rivisitazione con cubetti di bacon croccante) e un’abbondante porzione di sfiziosissimi tostones.

Un cenno alle bevande.
Abbiamo accompagnato le nostre cene con uno spumante spagnolo Segura Viudas Brut Reserva Cava, ottenuto tramite metodo Champenoise da un cuvée di Macabeo, Parellada e Xarelo-lo. Uno spumante giovane, interessante, dal le note fruttate e caratterizzato da una sensazione di cremosità al palato. Buona scelta, che si è comportata alla perfezione come aperitivo e a tutto pasto con le proposte a base di pesce. Da rimarcare che in lista si possono trovare parecchi spumanti e champagne, con ricarichi che li rendono alla portata anche di tasche non milionarie (pensavo ad esempio ad un Dom Perignon in lista a meno di 80 euro la bottiglia).
Per le proposte di carne abbiamo invece abbinato un Merlot Cileno “Casillero del Diablo”, della casa vinicola Concha y Toro. Un vino non troppo complesso, dal colore scuro con riflessi tendenti al viola, sapido, non troppo austero e lievemente tannico. Non mi ha entusiasmato, ma comunque è stato dignitoso complemento ai piatti scelti. Per ciò che concerne l’acqua (naturale, quella gasata è semi-sconosciuta a Santo Domingo), questa è servita in brocche ed è gratuita. Secondo il bisogno, il cameriere rinnoverà la brocca presente al tavolo.
Infine, una citazione dovuta per il bar, in grado di servire eccellenti cocktails e long drinks. Io ho provato un Cuba Libre con Rum Brugal Extra Anejo, perfetto per concludere la serata. Il Cuba Libre a Santo Domingo è totalmente differente da quello a cui siamo abituati qui in Italia, affogato dalla Coca-Cola. Viene preparato normalmente in bicchieri Collins o Highball (quindi alti e stretti), introducendo molto ghiaccio, riempiendolo per 3/4 di rum e chiudendo con un quarto di Coca Cola quasi a “sporcarlo” e nulla più.

Conclusioni.
“El Meson de la Cava” è un luogo magico, dove si può respirare, circondati da eleganza e coccole, un’atmosfera antica, unica, abbracciati da pareti rocciose trasudanti secoli di storia ed esperienze di vita vissuta. Ci si sente un po’ archeologi e un po’ mangioni ma senza dubbio non si può restare indifferenti al fascino di questo ristorante così inusuale e spettacolare. La cucina non presenta picchi assoluti di originalità o coreograficità, ma è realmente robusta, affidabile, eccellente e variegata. Moltissime le proposte di carne, pesce, pasta o semplicemente di enormi “Caesar’s salads”. Ce n’è davvero per tutti i gusti.
Il prezzo? Indubbiamente è in linea con la tipologia del locale e inevitabilmente sale se attingiamo alla cantina e si attesta su circa il doppio di un qualsiasi buon ristorante di Santo Domingo. Parliamo di 2.500– 3.000 pesos dominicani a testa che al cambio fanno circa 50–60 euro a persona, per una cena con un antipasto, un “piatto forte” con contorno, una bottiglia di spumante, acqua a volontà e un dolce o un cocktail. Una cifra meritatissima per un locale che merita una visita nel giorno di un evento o ricorrenza speciale, per impressionare amici, parenti o la persona amata e che ricorderemo con tanta nostalgia nel momento in cui, ahimè, dovremo imbarcarci su un aereo e fare ritorno a casa.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.