Pranzo nella bella casa di campagna

Recensione di del 07/12/2013

Al Ruinello

40 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Per il tornare a gustare i sapori dell’Oltrepò Pavese mia moglie propone Ruinello, uno dei pochi locali consigliati da Slow Food in questa zona.
Giunti a destinazione siamo colpiti dall’aspetto curato del fabbricato e del giardino con il prato all’inglese, splendente al sole di questa mite giornata di fine autunno. Appena viene aperto il portoncino d’ingresso siamo raggiunti dal delizioso profumo di uno stracotto cucinato con vino, spezie ed aromi come vuole la tradizione locale.

L’ambiente nel quale ci troviamo è luminoso ed accogliente. Nulla fa pensare ad un’osteria, anche se questo locale è segnalato da “Osterie d’Italia”. Anzi, si prova la sensazione di essere ospiti di un’elegante dimora piccolo borghese, simile a quelle trasformate in hotel o ristorante nella campagna britannica.
Lucente pavimento di parquet a tolda di nave, camino, pietra a vista e travi di legno che sottolineano con moderazione le forme architettoniche, mobili di legno massiccio, specchi e quadri alle pareti, una lussureggiante pianta di ficus beniaminus, un grande vaso di fiori. I pochi tavoli ben distanziati favoriscono una conversazione garbata e rilassata, senza interferenze da parte di altri clienti.

I tavoli sono decorosamente apparecchiati con piatti di ceramica decorata, calici per la degustazione del vino, due ordini di posate, un cestino con fette di pane bianco, pane nero e grissini artigianali.
Il menu ci viene raccontato a voce, mentre si può scegliere da un’ampia lista dei vini che giustamente privilegia le cantine locali. La nostra prima opzione ricade su di una bottiglia esaurita, così decidiamo di affidarci alla scelta del riservato titolare, che ci porta in tavola un Pezzalunga Vercesi del Castellazzo 2012, vino IGT della Provincia di Pavia, accettabile ma non appagante come avremmo desiderato, messo poi in conto ad un prezzo modesto.

Attratti dai profumi che promettono ravioli e stracotto buoni e saporiti non vogliamo abbuffarci di antipasti, di cui chiediamo solo un piccolo assaggio
Il nostro desiderio viene ascoltato, così ci vengono portati due piatti con un paio di fette di salame, una fettina di buona coppa ed un’altra fettina di ottima pancetta, un assaggio di insalata russa, a cui verranno poi aggiunte una fettina di peperone arrostito senza pelle ed un’acciuga in salsa verde.

Dopo un’attesa non brevissima ci vengono serviti i ravioli di brasato. Piccoli più dell’usuale, cotti correttamente, insaporiti da un buon ripieno e da un sugo buono ma leggermente brodoso. Il piatto non è abbondantissimo, così lo finiamo rapidamente e ci predisponiamo all’attesa dei secondi.

Qui la nostra scelta si diversifica. Io prendo lo stracotto di manzo con polenta. Buono, saporito, tanto che mi viene spontaneo aggiungere anche un po’ di pane alla polenta che lo accompagna. Carne tenera grazie alla lunga cottura, ma un pochino filosa.
Mia moglie sceglie le quaglie al Pinot grigio, anch’esse accompagnate da polenta. Grazie al nostro consueto scambio, ho la possibilità di apprezzare il tipico sapore del piccolo volatile, reso però personale dall’abilità della cuoca a cui, prima di uscire, ho rivolto sinceri complimenti.

Non siamo ancora completamente sazi, così, tra i dolci fatti in casa scegliamo un semifreddo al caffè da dividerci in due, che opportunamente viene sistemato in mezzo al tavolo. Possiamo così “aggredirlo” in contemporanea, come un tempo nelle povere tavole dei contadini si aggrediva la distesa di polenta, da consumare obbligatoriamente prima di poter accedere ai pochi pezzi di carne posizionati al centro, che finivano per essere appannaggio dei più lesti e ingordi. Paragone irriverente a parte, il sapore è piacevolmente delicato, senza eccessi zuccherini.
Finiamo con due caffè. Il mio ha un sapore non soddisfacente, sicché desidero provare il decaffeinato di mia moglie, che ha un sapore differente ma ugualmente non buono. Forse il giudizio è condizionato dagli aromi del semifreddo che persistono nel palato generando non so quale conflitto di sapori, ma il parere di mia moglie è coincidente. Peccato. Una piccola caduta finale che fingo di dimenticare per non pregiudicare il buon giudizio sui cibi consumati.

In sintesi.
La cucina è degna di apprezzamento (caffè a parte) per la bontà e l’intensità dei sapori e degli aromi.
Il servizio è cortese, ma appare un po’ lento, anche perché i piatti non sono abbondantissimi e vengono consumati velocemente.
L’ambiente è un punto di forza particolare. La sala da pranzo è luminosa e ha un aspetto elegante, che forse condiziona positivamente i clienti incentivandoli a conversare senza alzare il tono di voce e senza infastidire i vicini. A differenza della maggior parte dei locali visitati nel Pavese, l’ambiente di questo ristorante appare adatto anche per cene romantiche. Il giardino costituisce un pregio ulteriore di cui fruire piacevolmente nella bella stagione.

Conto di 81,50 euro per due persone, di cui 16 euro per due antipasti (ma l’esiguità delle porzioni espressamente richiesta corrisponde alla quantità di un antipasto non abbondante per una sola persona), 16 euro per due primi, 26 euro per due secondi, 4,50 euro per un dessert, 10 euro per la bottiglia di vino (per metà non consumata, ritappata e portata a casa), 3 euro per due mezze bottiglie di acqua minerale, 2 euro per due caffè e 4 euro per due coperti.
Prezzi più alti del livello medio praticato in altri locali dell’Oltrepò che offrono piatti di analogo livello qualitativo, ma ambienti non così belli, curati ed accoglienti.
Ricevuta fiscale DBI 527396/13 n. 489 del 7 dicembre 2013

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