Posso colmare un buco nella mia conoscenza di rino...

Recensione di del 25/08/2010

Antica Posteria dei Sabbioni

50 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Posso colmare un buco nella mia conoscenza di rinomati locali di Pavia e dintorni grazie ad un invito di due amici, subito accolto, per una cena estiva ai Sabbioni, sulla strada che da San Martino porta a Carbonara. Arrivo leggermente in anticipo sull’orario pattuito ed ho modo, nell’ampio spazio adibito a parcheggio, di apprezzare la presenza del nulla all’intorno: siamo nel bel mezzo della campagna pavese, nel limbo di terra tra gli argini del Ticino e del Po. Le zanzare si fanno sentire, anche se a dir del vero sono presenti in numero ben inferiore alle aspettative, date le premesse date dalla condizione ambientale in cui ci troviamo. Le stesse zanzare disturbano poco comunque anche gli occupanti dell’ampio dehors, situato all’ingresso del locale, impegnati a sorseggiare aperitivi in questa situazione all’aperto, ben inserita nel verde, in cui sono preservati spazi anche per i fumatori.
Il locale ha concquistato fama cavalcando due realtà, che ben convivono in parallelo: una ristorazione di buona reputazione ed una cantina con ampia disponibilità di “etichette di eccellenza” a supporto del dopo cena, per garantire offerta di qualità a coloro che vogliano passare serate con musica dal vivo nel salone principale o nel dehors. Il mercoledì è il giorno dedicato alla sola cucina e noi veniamo fatti accomodare nella prima delle due salette, riservate al solo ristorante.

L’ambiente è d’impatto molto caldo, con pareti di un giallo pastello tendente all’arancio, che ben si intrammezza a pareti con mattoni a vista. I tavoli tutti rotondi sono ben distanziati ed apparecchiati con cura, con coprimacchia tovagliato bianco. Ci aspettano al centro del tavolo un piatto con pezzi di focaccia con olive ed una ciotolina di olive (taggiasche?) che fanno ben compagnia al giro di “bollicine” offerte dal gentilissimo cameriere: ci seguirà lui per tutta la serata, con solerte attenzione che riuscirà però a mai eccedere nell’invadenza.
Il menu è incentrato su un’ampia offerta di “terra”, con una sola escursione al “mare”, con capesante ad impreziosire un piatto di gnocchi e con un’ombrina al forno, interpretata in modo intrigante. Ci differenziamo nei primi, così come nei secondi dove io ed un amico ci lasciamo tentare da un maialino al forno, mentre il terzo non riesce a sfuggire alla voglia di pesce.

La carta dei vini è imponente con presenza di etichette “superiori” da diverse zone d’Italia. Per qualche minuto siamo tentati da una bottiglia di Tignarello della Cantina Antinori. Poi, sapendo che il patron Mario è valtellinese, impongo ai miei compagni di serata l’assaggio di una bottiglia di Inferno del 2005 della cantina Nino Negri, offerto peraltro con ricarico accettabile. La bottiglia ci viene presentata e poi stappata dallo stesso Mario, che ci spiega il motivo per cui sull’etichetta ci sia la dicitura “Mazer” (in dialetto valtenninese sta per bello), a sottolineare come il produttore abbia voluto raccogliere le uve di questo vino dall’appezzamento migliore delle sue vigne. Il vino, dal colore granato e dal profumo composito (tra il floreale e il fruttato), acquista sempre più corpo mano a mano che riesce ad ossigenarsi a dovere, dando il meglio di sè verso la fine del pasto.

Arrivano i primi senza troppa attesa (i tempi sono rispettati e di questo ne va data nota di merito) e buona presentazione. Io mi concedo dei “tortelli alla Norma”, annunciati con salsa Pianogrillo di pomodori ciliegino e scaglie di ricotta stagionata. Il piatto è bello da vedere, impreziosito dalla presenza di una rosa pefettamente ricostruita su una buccia di pomodoro, a cui fanno da contorno due foglie di basilico. Le scaglie di ricotta sono sottili e ricoprono i tortelli ben amalgamati nel sugo, dove l’olio di qualità fa la sua parte, ma senza purtroppo riuscire ad incidere più di tanto. Al palato il gusto è bilanciato, ma la delicatezza di sapore ne è nello stesso tempo un limite forte. Mi sarei aspettato più corposita dal sugo, che invece si lascia poco ricordare come i tortelli stessi.
Vedo più entusiasmo nei tagliolini di pasta fresca, accompagnati con radicchio ed una fetta di prosciutto crudo, giudicati buoni e originali per la presentazione. Più complesso il giudizio del panzerotto, così come complesso è l’equilibrio di sapori tra le patate del panzerotto, il prosciutto cotto, i porcini e la filante mozzarella affumicata.

Per i secondi, buona è l’esperienza del maialino, presentato con verdure caramellate al balsamico. Riappare ancora una volta a far da guarnizione al piatto la rosa intagliata con la buccia di pomodoro (evidentemente un cavallo di battaglia): il balsamico si sente all’olfatto, ma non pervade in modo invasivo. La carne è tenera e saporita, con le verdure a guarnire ed a dare una punta di sapore deciso.
Ha meno successo il filetto d’ombrina, annunciata scottata al forno con polvere di pane di pistacchio di Bronte, pomodori secchi e timo al limone. Il commento che raccolgo – e che mi sento di condividere dopo fugace assaggio – è di un pasticcio di sapori che lasciano poco spazio al pesce di dichiararsi.

Terminato il vino, procediamo con il dessert, di cui c’è ampia scelta sul menu. Io vado per una panna cotta con confettura di lamponi, accompagnata da panna montata (a sifone, ci spiega il sempre preciso cameriere). La stessa panna ricopre, freschissima, in un altro piatto una terrina di frutti di bosco, mentre il terzo del trio si diletta con una torta al cioccolato.
Avremmo chiuso con tre caffè, presentati con il gradito accompagnamento di piccola pasticceria tra cui si fanno apprezzare particolarmente degli “spumini” (meringhe di piccole dimensioni montate a mano): in realtà non finisce qui e ci concediamo un giro di digestivi, direttamente gestiti dal patron.
Un mezzo bicchiere di cognac Remy Martin e due grappe eccezionalmente secche, pur con risvolti molto aromatici, ci portano al momento del conto che chiama 150 euro. Apprezzata nel computo finale l’assenza di alcun ricarico per il coperto e di un piccolo sconto per centrare una cifra fissa, mentre 11 euro a testa vanno mediamente per i primi, 17 euro per i secondi, 7 euro per il dessert, 6,5 euro per i digestivi: 23 euro per il vino e 4 euro per le due bottiglie di minerale fanno il totale.
Bella serata, sponsorizzata da un ambiente consono e da un servizio di prim’ordine, a testimoniare la volontà di fare più che bene nell’ambito della ristorazione di qualità. Cucina forse da rivedere in altre interpretazioni, soprattutto se tesa alla ricerca dell’eccellenza.

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