Luci e ombre, ma ci si può andare

Recensione di del 17/08/2013

Antico Pavone

13 € Prezzo
7 Cucina
5 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 13 €

Recensione

Un'amica lo consigliava, ilmangione.it ne parlava bene.  Serve altro? Siamo in cinque, e ci si va. E ci si torna pure, oserei dire, perbacco! Ma come fanno? Una cena alla carta, di quantità e qualità ragionevolmente buone, ad un prezzo ridicolo?
Vediamo di capirci. Intanto, premetto che, o ci si vuole andare, o non ci si entra: l'ingresso è proprio tutto tranne che invitante, in una casetta obsolescente ai margini dell'abitato, una porticina angusta e scura, una finestrella da cui si intravede un interno dimesso; insomma, non sembra esserci nulla di cui felicitarsi. E non è che, quando ci entri, la cosa cambi di molto. Però, poi, si entra in una sala quadrata, con un camino a dir poco enorme, in quelli dove, una volta, ci si sedeva dentro, con tanto di sedili di pietra ai lati. Il soffitto è affrescato di fresco, con cieli e nuvolette ed angioletti, a cui, in un curioso accostamento di sacro e profano, si accostano medaglioni di improbabili spiedi e bottiglie che dovrebbero essere di vino, anche se il pittore (mi scuserà) non aveva poi un gran talento. E si nota che i tavoli sono tutti (ripeto: tutti) prenotati. Tavolacci di legno ad usum osteria, tovaglie in stoffacarta, tovaglioli idem.

Niente lista: il tutto viene recitato a voce, e niente prezzi. Saltiamo gli antipasti (salumi e sottoli) per dedicarci a due tagliatelle con verdure e pancetta, al dente, saporite, abbondanti e gustose. Semplicissime, ma, nella loro elementarità, quasi perfette: forse un po' meno condimento sarebbe stato meglio, ma fa tanto ruspante e casalingo, e ci sta. A lato, due malfatti piacentini, delicati e ben cotti. Abbondanti pure loro.

Ci hanno detto che la faraona alla creta è il top del locale, così la prendiamo tutti. Qui, le cose vanno un po' meno bene: la faraona alla creta sembra essere "al coccio", più che alla creta. Direi che è stufata, non cotta nel rivestimento di argilla, ma in semplice terrina. Ma non ci giuro, ovvio. Un quarto di faraona, tenerissima, ma certamente non selvatica, anzi, di super allevamento, visto che la carne si stacca dalle ossa a comando, e il sapore di selvatico non esiste proprio. Un po' troppo condimento anche qui, ma il piatto è comunque buono. Lo accompagnamo con tre spadellate di verdure (direi che è il sugo della pasta senza la pancetta), con cui ci serviamo dalle due o tre volte a testa, e un piatto per due di patate arrosto, abbondantissime.

Quattro dolci normali e un piattino di formaggio per dessert, più due bottiglie d'acqua, una bottiglia di ragionevolmente discreto Lambrusco secco a ben 7 euro, e quattro caffè. Ci offriranno pure l'amaro, ma qui, ahimè, devo proprio dirlo: lasciate perdere. Limoncello e Averna imbevibili, di strana fattura.
Come si vede, la cucina non è da gridare al miracolo, ma ha un sapore di casalingo verace, con tutte le imperfezioni che vi aspettereste da vostra madre o da vostra nonna, e direi che è gradevole per questo. La cortesia e simpatia del servizio comunque veloce fanno il resto, e poi, il conto fa perdonare molte cose: 67 euro. Ma non a testa: in tutto.

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