Mercoledì grigio e piovoso nella campagna dell'hin...

Recensione di del 29/10/2008

Osteria Antico Borgo

47 € Prezzo
5 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 47 €

Recensione

Mercoledì grigio e piovoso nella campagna dell'hinterland milanese. Propongo al collega che è con me di provare l'"Antico Borgo" di San Giuliano, locale le cui carni alla griglia mi sono state decantate.
Dopo una breve digressione in una stretta strada in mezzo ai verdi campi oppressi dal grigiore del tempo, giungiamo in vista di un isolato casolare dall'aria molto rustica, ma anche piuttosto malandata. Passato il primo corpo, che è effettivamente poco più che un rudere, si apre a sinistra un viottolo dal fondo ciottolato che funge da parcheggio, al di là del quale si erge una seconda costruzione, sempre molto rustica ma in buono stato, all'interno della quale si trova il ristorante.

Entriamo da una porta in legno e vetri in una sala piuttosto piccola e buia, dove sulla destra si trova un bancone da bar - anche se un cartello sulla porta avvisa che non si effettua servizio bar -, mentre in fondo sulla sinistra fa bella mostra di sé un camino dalle braci fiammeggianti con sopra una promettente griglia. Una porta sul fondo, infine, conduce alla saletta successiva, dove veniamo guidati da un gentile cameriere.
Più piccola della prima, è arredata con una credenza ed un grande tavolo centrale, sul quale troneggiano alcuni antipasti. Tra questi spiccano dei bei porcini crudi ed interi ed alcuni fiori di zucca ripieni già infarinati, pronti per essere fritti. Da qui tre ulteriori accessi: uno alla cucina, uno alla toilette unisex ed infine uno sulla destra che conduce alla sala da pranzo.
Questa si presenta con soffitto e pavimento in legno, muri tinti con uno spatolato grezzo di color giallo ocra alternato al bordò, faretti al soffitto di stile moderno - che però non stonano con l'ambiente -, rari quadri di paesaggi alle pareti e poche finestre non molto grandi dalle quali entra la poca malinconica luce grigia della campagna immersa nella pioggia e nella foschia. Il tutto comunque crea un'atmosfera calda ed accogliente. All'interno della sala, una quindicina di tavoli di legno, apparecchiati con tovaglie bianche di organza, stoviglie bianche, calici grossi per il vino e bicchieri bassi per l'acqua.

Veniamo invitati a scegliere il tavolo che preferiamo e subito il cameriere ci avvicina una lavagnetta con l'elenco dei piatti del giorno (quattro primi ed una decina di secondi), oltre a porgerci i menù tradizionali e la carta dei vini.
Avendo già individuato sulla lavagna alcuni piatti che mi intrigano, scorro velocemente il menù e mi concentro sulla carta dei vini. La scelta è ampia e ben variata, con vini di diversa natura, struttura, provenienza e prezzo, anche se tutti con un ricarico un po' abbondante. Scegliamo un Valpolicella Ripasso di Speri, in carta a 28 euro, dei quali 5 o 6 sono sicuramente di troppo. Il vino, che già conosco, è buono, di pregevole struttura, con profumi di bacca rossa apprezzabili ma non troppo invadenti.

Dopo aver ordinato primo e secondo sia per me che per il mio collega, chiedo di avere come antipasto un po' di quei bellissimi porcini visti all'ingresso conditi in insalata, piatto di cui sono ghiotto e che spero mi possa essere portato in brevissimo tempo, data l'estrema semplicità della preparazione e visto il mio appetito crescente. Il mio collega rifiuta l'offerta: peggio per lui... aspetterà.
Purtroppo devo attendere anch'io molto più del previsto. Quando finalmente arriva, l'insalata di porcini è piuttosto abbondante, i funghi dall'aspetto bellissimo sono affettati con cura, ma non hanno grandi profumi o sapori. Vista la scarsità di prodotto delle nostre montagne quest'anno, si tratta quasi certamente di funghi provenienti dell'est europeo, la cui qualità è decisamente inferiore a quella dei porcini nostrani. I funghi sono sovrastati da scaglie di grana un po' troppo spesse e grosse e sono completamente sconditi, in modo da lasciarmi la possibilità di farlo a mio piacere. Apprezzo la possibilità, anche se avrei preferito che mi fosse chiesto come mi piacevano e poi avessero provveduto in cucina. Complessivamente un piatto che non va oltre il 6.

Non appena ritirato il piatto di funghi viene servito il primo del mio collega che finalmente può mangiare qualcosa anche lui che non sia il pane. Si tratta di una zuppa di ceci, preparata con ceci schiacciati a fare da base alla zuppa, e ceci interi molto morbidi che si sciolgono letteralmente in bocca. Al primo assaggio la trovo molto buona, con il sapore antico dei legumi fatti in casa, ma non posso arrivare a gustarla fino in fondo perché improvvisamente il mio palato viene aggredito dal violentissimo gusto piccante dell'olio di peperoncino con cui la zuppa è stata troppo abbondantemente condita. Peccato, una zuppa che poteva essere da 8 che non si merita più di un 6 politico.

Con un paio di minuti di ritardo arrivano anche i pizzoccheri alla valtellinese che avevo ordinato io.
Il piatto che mi si presenta è diverso da quello che mi aspettavo. Mi viene infatti portato un piatto che appare come una zuppa dove galleggiano in ordine sparso: pochi e rari pizzoccheri spezzettati, alcuni pezzi di patata, rare tracce di coste, quasi tutti gambi. Sotto, piuttosto ben attacati al piatto sono presenti pezzi di formaggio fuso che a senso direi Fontal. Il sugo della zuppa è costituito, credo, dal brodo di cottura del tutto e sa prevalentemente di formaggio e di burro fuso. Non posso dire che fossero immangiabili, ma i pizzoccheri sono tutt'altra cosa. Voto 4.

A questo punto una graziosa signora viene cortesemente a chiederci se desideriamo un dolce, evidentemente dimentica dei nostri secondi.
Chiarito l'equivoco mi preparo a gustare la mia costata di razza umbra alla brace che, stando a quanto mi era stato detto, dovrebbe essere una delle specialità della casa. Quella che mi arriva è una costata sottilissima, molto cotta, dura come la classica suola di scarpa, completamente insipida e con uno strano gusto di limone che non si sa da dove arrivi. A completare il senso di tristezza, due foglie striminzite di lattuga ed una fettina di limone non spremuto, che quindi non può essere causa del misterioso sapore della carne. Più che costata di razza umbra sembra essere di vacca sacra indiana. Voto 4.
Il mio collega invece ordina baccalà fritto. Lo assaggio e lo trovo buono, morbido, saporito. Il fritto è leggero ed asciutto ed il baccalà, pur avendo un gusto marcato, non è eccessivamente pesante al palato. Piatto semplice ma eseguito in maniera corretta. Voto 7.

Rinunciamo ai dolci e passiamo ai caffè, per un conto totale di 94 euro, equo visto i prezzi di locali simili della zona, anche in considerazione dei 28 € del vino, ma comunque caro se comparato ad una cucina non all'altezza della situazione. Certe mancanze si possono tollerare nei menù del mezzogiorno nelle trattorie da 10 €, non certo in un ristorante che si vorrebbe porre in una fascia un po' più alta della ristorazione.

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