Dopo un bellissimo weekend passato un paio di sett...

Recensione di del 08/09/2012

Stella Alpina

27 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 27 €

Recensione

Dopo un bellissimo weekend passato un paio di settimane prima con mia moglie in Val d’Aosta desideriamo ritornare da quelle parti per godere della bellezza dei monti e per assaporare nuovamente i gustosi piatti tipici che vi vengono cucinati.
Oggi la destinazione è Cervinia, da raggiungere transitando per il Col de Joux, ove si trova il ristorante Stella Alpina, consigliato da una mia amica, frequentatrice abituale della Valle, e recensito positivamente da qualche Mangione.
Arriviamo verso mezzogiorno e, in attesa dell’apertura del ristorante possiamo rilassarci all’esterno, prendendo il sole ed osservando il panorama di monti e prati ove in lontananza pascola una mandria di mucche.

Il ristorante è distribuito in due sale, entrambe caratterizzate da una bella atmosfera da baita di montagna grazie alle pareti di pietra ed ai rivestimenti di legno, ai camini, agli arredi ed agli oggetti che decorano le pareti.
Veniamo fatti accomodare nella seconda sala ove, accanto al camino, sono fissati dei pioli su cui sono disposte delle pagnotte, a simulazione dell’usanza di sistemarvi il pane ad asciugare dopo la cottura.
Il nostro tavolo sta in un angolo, da cui si può fruire del panorama esterno grazie alle finestrature presenti su entrambi i lati. È apparecchiato con tovaglia e tovaglioli di stoffa, sottopiatti di peltro, doppi bicchieri da osteria.

Il pane sul tavolo è mediocre, sia nella variante bianca che nera, ma fortunatamente ciò non costituisce un problema perché i nostri secondi saranno accompagnati da polenta, ottima per sapore, grana della farina e consistenza.

Chiediamo acqua naturale, che ci viene servita microfiltrata, ed una mezza bottiglia di vino scegliendo da una breve elencazione verbale, dato che il menù consegnatoci cita solo il vino sfuso. Optiamo per un Torrette. La bottiglia che ci viene stappata è del 2011. Di primo acchito mi sembra troppo giovane, ma scopriremo che costituirà un buon abbinamento con i piatti prescelti.

Attingendo dalle proposte di piatti tipici della cucina locale ordiniamo crêpes ai porcini, da dividerci in due, e spezzatino ai porcini per mia moglie. Io vengo incuriosito dal baccalà, un piatto raro da trovare. Per un anziano milanese come me è un ritorno all’infanzia, quando il pesce era quasi sconosciuto per le difficoltà di conservazione e la sola specie marina consumata era il merluzzo conservato come baccalà o come stoccafisso.

Le crêpes ai porcini vengono servite in una pirofila rovente, sicchè dovremo attendere qualche minuto per non ustionarci e per poter percepire il sapore, che, pur non scatenando entusiasmi, si rivela di nostro gradimento.
Apprezzato anche lo spezzatino ai porcini, cucinato con carne sufficientemente tenera, aromatizzata da vino e spezie tra le quali si distinguono pepe e cannella. Queste ultime lo differenziano da preparazioni più scialbe consumate in baite o rifugi localizzati in altre regioni.
La sorpresa è il baccalà, più morbido dell’usuale e caratterizzato da un sapore non sperimentato in precedenza, molto gradevole grazie alla salsa a base di porro, anch’essa insaporita da spezie, presenti tuttavia in misura un po’ invadente.

Le porzioni sono abbondanti, tanto che il dolce sarebbe di troppo: lo evitiamo anche perché le proposte non ci sembrano così attraenti da giustificare una ulteriore overdose di calorie.
Terminiamo con due caffè: per il mio sperimento la correzione con Genepy, che mi rendo conto non essere il migliore degli abbinamenti possibili.

In sintesi, la cucina mi è sembrata in grado di interpretare correttamente i piatti tradizionali, ma anche di proporre piacevoli sapori usando una materia prima avente origine lontana rispetto ai prodotti tipici dalla tradizione montana.
Il servizio mi è parso cortese, ma un po’ lento e disattento: visto che il cameriere non si faceva vivo, ho dovuto “rubare” una forchetta da un tavolo non occupato per poter consumare il mio baccalà.
L’ambiente è caratterizzato dalla calorosa atmosfera che non tutti i locali di montagna sono in grado di offrire.

Il conto di 53,50 euro è composto da 11 euro per un primo, 24 euro per due secondi, 3 euro per due caffè, 8 euro per mezza bottiglia di vino. Infine 1,50 euro per l’acqua (che mi pare inutile microfiltrare in montagna) e 6 euro per due coperti (non giustificati dalla povertà delle stoviglie e dalla qualità del pane) che più elegantemente potrebbero essere distribuiti sul costo delle pietanze.
Scontrino fiscale n.14 dell’8 settembre 2012.

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