Cucina classica e innovazioni

Recensione di del 06/04/2013

Agriturismo Boccapane

34 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 34 €

Recensione

Le recensioni dei Mangioni mi hanno sempre assicurato felici esperienze gastronomiche nell’amato Oltrepò Pavese.  Oggi è la volta dell’Agriturismo Boccapane, che da tempo è nella mia lista dei desideri non solo per le positive recensioni, ma anche per la filosofia “chilometri zero” dichiarata nel sito web, in cui vengono esplicitati i cibi di produzione propria e la provenienza delle restanti materie prime.

La telefonata di prenotazione è un primo buon biglietto da visita, grazie al tono cortese ed allegro di Andrea che mi illustra il menu odierno.
All’arrivo, lo stesso Andrea ci accoglie con spiritosa simpatia e ci fa accomodare ad un ampio tavolo che potrebbe agevolmente ospitare sei persone. Di fianco a noi una lunga tavolata di commensali in festa per un battesimo, con gli immancabili bambini di italica stirpe che si divertono correndo e vociando nel lungo locale.
La sala da pranzo è ricavata in un porticato aggiunto all’edificio originario, di cui è stata mantenuta la parete in pietra a vista. Sul lato opposto, ampi finestroni consentono di vedere la campagna circostante. L’ambiente rustico, pavimentato con piastrelle tipo cotto, è ingentilito da tappeti posati all’ingresso ed è adeguatamente riscaldato da una stufa. L’impatto complessivo è quello di un locale dall’atmosfera calda ed accogliente.

I tavoli sono apparecchiati con tovaglie di stoffa a riquadri bianchi e rossi o bianchi e nocciola, con il bordo in cui sono raffigurati animali da fattoria. I tovaglioli di carta appaiono un po’ incoerenti rispetto alle formali tre forchette per le tre portate principali. Sono presenti normali bicchieri per l’acqua e calici adatti per la degustazione del vino, che scegliamo facendoci consigliare dal titolare, il quale ci propone un vino rosso giovane della propria azienda agricola, denominato L’impervio, forse per la caratteristica del terreno su cui vengono coltivate le uve con cui è prodotto. Non male, ma dalla lista, utilmente consultabile anche sul sito web, avremmo potuto scegliere vini più blasonati e conosciuti a prezzi non penalizzati da ricarichi esagerati.

Con il vino, ci viene portato un cestino comprendente diversi pani fatti in casa, che assaggiamo subito, allettati dall’aspetto invitante. Ci sono delle specie di piccoli plumcake salati farciti con scalogno e pancetta affumicata, talmente appetitosi che viene la voglia di mangiarseli subito senza attendere gli antipasti. Ci viene spiegato che si tratta di una ricetta di origine russa denominata kugheloff, a me totalmente ignota. Incuriosito, mi riprometto di cercare informazioni sul web, da cui apprenderò che anche altre diverse grafie (gougelhof, kougelhof, gugelhupf, kugelhof, kugelopf, kugelhopf, kugelhupf) si riferiscono tutte ad un dolce alsaziano, il kouglof, diffuso nell’Europa centro orientale, a volte confezionato in una variante salata a base di pancetta e cipolle. Gli ingredienti appaiono similari, ma rimane il mistero dell’aspetto differente: il kouglof ha la forma di una ciambella alta ottenuta attraverso l’impiego di un apposito stampo. Con ogni probabilità la ricetta originaria si è nel tempo diffusa in Europa con modifiche agli ingredienti, alla forma ed alla denominazione, fino ad arrivare al plumcake con scalogno e pancetta affumicata.

L’arrivo degli antipasti ci distrae finalmente dallo stuzzicante kugheloff.
Ci vengono servite fette di cotechino (accompagnate da purè di ceci) di grana media, caldo fumante come deve essere, saporito senza essere eccessivamente salato. Per non farlo raffreddare accantoniamo temporaneamente il grande vassoio di antipasti freddi, in cui non mancano i tradizionali e ben stagionati salumi: salame, pancetta e coppa, tutti di ottima qualità, accompagnati da fette di schita dorata e saporita, la classica frittella dell’Oltrepò Pavese che mia nonna definiva paradèla. Ci sono anche tartine alle erbe e tartine al pizzocorno, il gustoso formaggio che prende il nome dal piccolo borgo che si trova nella vicina Valle Staffora, oltre ad alcuni dadini di uno squisito formaggio sott’olio, aromatizzato con un pizzico di erba che non sono riuscito ad identificare. Infine, nel piattone, sono presenti dei cuculli, frittelle di origine ligure, simili agli gnocchi fritti di tradizione emiliana, che Andrea ha cucinato in onore alla propria regione di provenienza.

Arriva il momento dei primi: si inizia con un risotto zafferano e salsiccia, di cui apprezzo il gusto, immaginando l’uso di qualche misteriosa erba. Il cuoco mi spiega che in realtà si tratta solamente di prezzemolo e che il buon risultato dipende molto dal brodo impiegato per la cottura. Mi sembra un esempio emblematico di come la buona riuscita di un piatto possa far conto sull’esclusivo utilizzo di ricette ed ingredienti tradizionali.
Il piatto successivo, meno convenzionale viene proposto per offrire ai clienti abituali una certa variabilità al menu fisso tradizionalmente servito negli agriturismi. Sono dei ravioli con sfoglia al cioccolato, ripieni di patate e porcini. Per il mio gusto, questo è il piatto meno riuscito. Il cioccolato conferisce alla sfoglia un sapore amarognolo, mentre il ripieno, pur caratterizzato da un buon sapore, dà un senso di asciutto che sazia rapidamente. Mi sembra un caso emblematico di come il pur apprezzabile desiderio di novità non sempre riesca a superare il piacere dei sapori collaudati, affinati e selezionati da generazioni di cuochi e di mangioni.

I secondi vengono serviti in un grande vassoio, che, accanto ad un classico e buon spinacino (arrosto ripieno) con insalata verde, presenta una pietanza ed un contorno meno usuali: sottili fettine di lonza affumicata, di consistenza così morbida de evocare il salmone affumicato, accompagnate da un’insalata di arance, cipolle e olive. Il connubio mi sembra ben riuscito, infatti il deciso sapore affumicato trova una corrispondenza nelle olive e nelle cipolle, ma viene decisamente ingentilito dal dolce dell’arancia

Per dessert prendiamo la classica e nota tarte tatin, di cui apprezziamo la corretta realizzazione ed il gradevole sapore.
Infine chiudiamo sazi e soddisfatti con il caffè, declinando l’offerta di un digestivo.

In sintesi.
La cucina è quella buona e classica dell’Oltrepò Pavese con varianti interessanti, che possono essere decisamente convincenti, o suscitare qualche perplessità ai vecchi mangioni amanti della tradizione. Complessivamente la valutazione è più che positiva, considerando anche che la varietà e l’abbondanza delle portate consente eventualmente di rinunciare senza problemi a quel piatto che dovesse apparire meno aderente al proprio gusto.
Il servizio è contraddistinto dal carattere estroverso del titolare, di cui è evidente la passione per il proprio lavoro, unitamente al piacere di soddisfare i clienti e di ottenere il loro apprezzamento.
L’atmosfera dell’ambiente è accogliente. Gli spazi esterni, molto ampi, sono un’opportunità di cui si può godere nella bella stagione.

Il conto di 68 euro per due persone è costituito da 28 euro a persona per il completo menu fisso e da 12 euro per una bottiglia di vino. Ne consegue un favorevole rapporto qualità/prezzo, riscontrabile anche in altri agriturismi della zona, ma quasi sconosciuto a Milano e nelle aree ad alta frequentazione turistica.
Ricevuta fiscale XRF 2558720 del 6 aprile 2013.

Foto della recensione

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