Dovendo fermarmi per la notte a Rovereto, ne appro...

Recensione di del 22/02/2013

Al Trivio

72 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 72 €

Recensione

Dovendo fermarmi per la notte a Rovereto, ne approfitto per testare questo ristorante che ha due recensioni superlative (?) e una buona. Il locale si trova nella parte storica della città in un minuscolo slargo lungo un corso pedonale. Il locale si compone di due locali, uno all'entrata e uno sottoterra che non ho visto. In quello all'entrata ci sono pochi tavoli ben distanziati e solo due erano occupati da famiglie. L' arredamento, che ha qualche pretesa, risulta però un po' kitch e disomogeneo e il tutto , forse anche unito al fatto che, pur essendo venerdì sera, era semideserto, trasmette un certo senso di freddezza : in bella vista troneggiava un grandissimo armadio-frigorifero con ante di vetro, pieno di vini bianchi.
Come mi siedo mi viene rapidamente portato il menù , il pane di tre qualità (buono) e l'acqua minerale.

Dal menù alla carta scelgo un antipasto di magatello di vitello con carciofi e Vezzena. Il Vezzena é un formaggio locale che viene venduto con diversi livelli di invecchiamento, con sapore piuttosto deciso e consistenza simile a quella del grana ma più duro.
Come piatto principale prendo baccalà dei frati francescani con polenta brustolà ( abbrustolita).

Dalla carta dei vini ampia e (giustamente) concentrata sulla produzione locale, scelgo una bottiglia di pinot nero Rodel Pianezzi '07 di Pojer e Sandri. Una nota di elogio particolare merita il fatto che la lista dei vini proponga un'ampia e variegata scelta di mezze bottiglie sia di rossi che di bianchi: esempio che dovrebbe essere imitato. Tuttavia non devo guidare e quindi la mia bottiglia é intera.

Piuttosto rapidamente mi viene portato il mio antipasto. Il magatello, tagliato a fette sottili, é di giusta cottura e morbido ma di marinatura non riesco a sentire traccia. I cuori di carciofo (mi sembra bolliti) sorprendentemente bene si accoppiano al Vezzena grattuggiato sopra: purtroppo però il magatello non c'entra nulla, pur essendo buono.

Per il secondo poca attesa. Io sono ghiotto di baccalà cotto nel latte e quindi attendevo con piacere di provarlo. Ho subito capito perché si chiami "dei Frati Francescani" : infatti il baccalà é servito mescolato a patate lesse ed in realtà di baccalà ce n'é pochino. Va bene la povertà francescana, però...comunque abbastanza buono anche se poco deciso di sapore, forse troppo ammorbidito dalle patate. Abbastanza buona la polenta anche se pochissimo abbrustolita e quindi senza il tipico sapore che le dà questa cottura.

Chiudo con una zuppa di ananas con sorbetto al limone: buono.
Il vino é abbastanza buono: un po' minerale e abbastanza profondo e lungo : tuttavia a mio avviso, pur essendo buono, é ancora lontano dai migliori esempi di Pinot nero altoatesino per non parlare dei francesi. Prezzo troppo alto per la bottiglia: 35 euro.
Il tutto per un conto di 72 euro sul quale ha inciso ovviamente molto la bottiglia.

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