E' la cosiddetta "ora blu" mentre attraversiamo le...

Recensione di del 02/04/2010

La Colonna

76 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 76 €

Recensione

E' la cosiddetta "ora blu" mentre attraversiamo le campagne del piacentino per giungere al ristorante La Colonna. Quando arriviamo è ormai buio ed una suggestiva fila di lumini borda l'intero tratto della via Emilia Pavese in attesa della via crucis. E' venerdì santo e mentre noi ci prepariamo a solleticare i nostri sensi, il resto del paese di San Nicolò si accinge a sfilare in processione.
Se da fuori l'attenzione non viene in alcun modo catturata, una volta entrati nel locale ci si trova in un ambiente molto curato, non privo di una certa classe seppur senza grandi pretese. Le vetrine delle sale da pranzo sono protette da tendaggi grigio-verdi, le pareti spugnate beige su bianco, le tovaglie e i coprimacchia bianchi col logo del ristorante ricamato, i soffitti bianchi con travi a vista o a cassettoni, a seconda della sala in cui ci si trova.
All'ingresso, oltre al bancone della cassa e a due piccole poltrone, notiamo un minuscolo locale attrezzato per il servizio bar. L'atmosfera è estremamente sobria e senza fronzoli.

Lo "Chef Riccardo Rizzi" (così leggiamo sul suo grembiale bordeaux) ci accoglie e, mentre affidiamo al giovane ma professionale cameriere i nostri cappotti, ci accompagna a scegliere il tavolo che preferiamo: stasera non c'è che l'imbarazzo della scelta poichè il locale è quasi vuoto, a parte una decina di avventori distribuiti nelle due sale. Tra i due ambienti scegliamo la parte "storica", cui si accede varcando un doppio arco sostenuto da una colonna in mattoni. L'illuminazione proviene da semplici ed eleganti applique bianche e su ciascun tavolo è presente una grande candela colorata posata su di un grazioso piattino decorato; una simile decorazione a decoupage ingentilisce i sottopiatti di vetro ambrato su cui sono ripiegati i tovaglioli. La cristalleria e la posateria, forse in argento, sono quelle essenziali ma ci verranno una puntualmente sostituita in linea con il vino scelto e l'altra rinnovata ad ogni portata.

Riceviamo i grandi menu in cartoncino e, a parte, una corposa carta dei vini (una trentina di pagine) con etichette italiane e straniere che spaziano dal Gutturnio più modesto alle bollicine più esclusive. Il grande desco che occupiamo è apparecchiato per quattro persone e mentre ci immergiamo nei menu vengono rimossi i due coperti in eccesso.
Le proposte sono tutte allettanti, prevalentemente a base di pesce: una decina gli antipasti, sei/otto i primi e altrettanti i secondi.

Scegliamo il medesimo antipasto: capesante al bacon e mazzancolle su schiacciata di patate e porri, tagliatelle di seppia, pesto leggero.

Da bere decidiamo per un "On attends les invités", aromatico ed elegante brut di Luretta dall'invogliante prezzo di 22,00 euro, che verrà posto nel secchiello del ghiaccio appoggiato sull'apposito supporto, nonostante il nostro tavolo offra abbondante spazio: un gesto che reputo molto professionale.

Nell'attesa ci viene offerto, in un'originale terrina asimmetrica, un amuse-bouche composto da sushi di salmone con salsa di soia e sesamo e frittatina di gianchetti che ci invoglierà ad assaggiare gli irresistibili crackers fatti in casa offerti assieme al pane in un cestino d'argento e ai piccoli dadini di focaccia disposti su un piattino. Sì, molto "amusant", nonostante qualche tavolo più in là una coppia stia tramando su come liberarsi da un gatto reso "aggressivo" dalla prigionia nel bagno di servizio.

I tempi del servizio sono ineccepibili; ecco giungere gli antipasti.
Su una base di una purea tiepida di patate e porri sono posate due capesante sgusciate e avvolte da una sottilissima fettina di bacon reso traslucido dal calore. Su di esse poggiano due mazzancolle cosparse di un gratin a base di granella di pistacchi e nocciole. Sulla sommità di questo monticello poggia una candida nuvoletta di sottilissime tagliatelle di seppia. Ai lati, il pesto leggero (solo basilico e olio) nel quale attingere i crostacei.
Davvero gustoso e particolare, molto curato sia per l'aspetto che per la qualità delle materie prime, tutto delicatissimo e alla giusta temperatura.

Evitiamo di prendere primi piatti per dedicarci con maggior entusiasmo ai secondi: per me tonno scottato con cipolle rosse di Tropea, pachino, olive nere e capperi. Per lui trancio di branzino spinato con purè di topinambur, spiedini di seppie gratinati, pesto di mandorle e capperi. Il branzino è cotto perfettamente, delizioso, delicato, non unto e l'insieme è molto armonico; a decorazione, ciuffi di croccanti "capelli" di carciofi filangé. Lo assaggio e l'insieme dei sapori, chissà perchè, mi fa pensare a un piatto per intellettuali.
Il mio tonno invece è pura passione: sapori caldi e decisamente mediterranei, anch'esso delicatissimo e cotto appena il necessario, col cuore delle fettine squadrate ancora rosa e morbidissime, il dolce e il salato delle cipolle e dei capperi perfettamente bilanciati. Buonissimo. Lo Chef Rizzi sbuca dalle cucine a chiederci un'approvazione che elargiamo calorosamente.

Ci viene quindi portata la carta dei dolci: la scelta è davvero problematica, vorremmo assaggiarli tutti.
Ci decidiamo per una sfoglia calda di mele renette, marmellata di prugne, gelato alla vaniglia e salsa al caramello per me, cannolo con crema pasticcera, ricotta, zuppa di arance e gelato al cioccolato per lui. Li accompagnamo rispettivamente con un calice di Sauterne Chateau Lamothe e uno di Remember Rocche di Manzoni delle Langhe dall'aroma di rose e litchis.
La mia sfoglia, friabilissima e appena calda, è posata al centro di un enorme piatto di vetro colorato. Sprigiona un profumo soave ed è coronata da una fettina di una mela intera in sezione sottilissima; la addento e scopro che è croccante e profumata grazie alla disidratazione a basso calore nel forno.
I piccoli cannoli, la cui pasta è indubbiamente fatta in casa, sono eccezionali, fragranti, con la zuppa di arance e il gelato che si fondono in perfetta armonia.
Ci scopriamo a degustarli entrambi ad occhi chiusi e ci viene da ridere.

Chiudiamo con un caffè e un decaffeinato e chiediamo il conto a Riccardo che ora è alla cassa. Un'altra occasione per complimentarci con lui che, un po' "orso" e poco cerimonioso, ci ringrazia ben consapevole del lungo impegno e dell'esperienza grazie ai quali certamente nulla è lasciato all'improvvisazione.
Il conto, per un totale di 153,50 euro, è così ripartito: due antipasti 44,00 euro, due secondi 42,00 euro, un'acqua 2,50 euro, il vino 22,00 euro, i due calici di vino da dessert 15,00 euro, i due caffè 3,00 euro, due coperti 6,00 euro e i dolci a 19,00 euro, probabilmente un po' scontati.
E' stata un'esperienza sensoriale completa ed emozionante, senza elementi superflui ma ricca di sorprese per gli occhi, il palato e l'olfatto. Anche noi abbiamo, a modo nostro, nutrito lo spirito.
Al ritorno ben tre posti di blocco dei carabinieri ma nessuno con l'alcol test. Quando si dice che una serata è ben riuscita.

Miciagilda & Claudio

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