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Recensione di del 05/06/2007

Trattoria Monti

43 € Prezzo
5 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 43 €

Recensione

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In Via San Vito, affacciato su piazza Vittorio, l’insegna stretta tra quella di un bar e quella di un ristorante cinese, si trova questo piccola trattoria che offre cucina marchigiana.
Piccola e celebrata, sia da Slow Food (Osterie d’Italia) che dalla guida di Papillon, tanto da tentarci per una cena con un collega “gourmet”.

L’atmosfera è a metà tra il semplice e il ricercato, pareti giallo pastello e climatizzazione con condotti in rame fanno da cornice ad una sala lunga e stretta, divisa idealmente da un archetto, che termina su una cucina a vista, isolata da una vetrata.
I tavoli apparecchiati con gusto essenziale sono però un po’ troppo ravvicinati e costringono ad una forzata intimità con gli altri avventori.

Il menu presenta una chiara impronta marchigiana; circa cinque/sei proposte per portata che si alternano tra piatti tipici quali il fritto marchigiano accompagnato da ciauscolo, le tagliatelle marchigiane, l’immancabile tartufo, la minestra al sacco (d’inverno) e proposte meno tradizionali come lo sformato di cipolla rossa e salsa di gorgonzola. Oltre ai piatti a la carte è possibile scegliere anche i piatti del giorno, elencati a voce dai camerieri, attenti e solerti senza essere invadenti.

Tra i primi scegliamo tortello al rosso d’uovo (si tratta di un unico tortello ripieno di ricotta, spinaci e appunto rosso d’uovo fresco) e fettuccine con zucchine e fiori di zucca. Consigliabile il tortello, pasta casereccia e ripieno delicato, con il tocco scenografico del rosso d’uovo. Le fettuccine nella norma, condimento abbondante ma senza acuti.

Fin qui la cucina si dimostra di livello medio-buono, l’aspettativa è di un crescendo con un secondo di pesce, baccalà con cipolle, pinoli e uva sultanina e uno di carne, coniglio ripieno arrosto tartufato.
Purtroppo se il baccalà si rivela gustoso (l’avrei però gradito leggermente meno dolciastro), il coniglio è invece da dimenticare: la carne è dura e stopposa e l’uso eccessivo di olio tartufato (sich!) domina i sapori, annullando ogni sfumatura.

A peggiorare la situazione ci si mette il cestino del pane, ravvivato visivamente da una fetta di focaccia al pomodoro che purtroppo si rivela gommosa e unta (mi chiedo cosa ce l’abbiano messa a fare).

Cerchiamo di rimediare con un discreto semifreddo di amaretto e torroncino al cioccolato fondente (tra le altre proposte sembrava interessante un tortino di mele con crema di zabaione), che non riesce però a risollevare la serata.

Abbiamo accompagnato la cena con un rosso dei colli marchigiani (Bisci), di buona beva, scelto da una carta dei vini ampia e strutturata per regioni, con etichette per tutte le tasche.

Conto di 86 euro per due primi (sui 11 euro), due secondi (sui 15 euro), due dolci (7 euro cadauno), acqua, vino (16 euro) e un caffè.

Anche senza gli scivoloni su coniglio e focaccia difficilmente avrei giudicato conveniente il rapporto qualità prezzo; l’ambiente tutto sommato piacevole, alcuni piatti di buona struttura e una cantina interessante non avrebbero giustificato la spesa.

Voto 5/6

Resta da capire se la buona nomea del locale (a quanto sembra anche tra gli stranieri, visto che rappresentavano la maggioranza degli avventori) sia infondata.
O se più semplicemente siamo incappati nella serata sbagliata.

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